mercoledì , Settembre 28 2022

Dialogo tra un sognatore vecchio ed una idealista giovane (16): Della TIRANNIDE dolce, ovvero del DISPOTISMO larvato

Della TIRANNIDE dolce, ovvero del DISPOTISMO larvato

TIRANNIDE DISPOTISMOCos’è la Tirannide?

In genere si ritiene che possa parlarsi tirannide quando si è di fronte ad un personaggio che si impadronisce del potere ed esercita tutte le funzioni, militari e civili, senza controlli.

E’ il caso della Grecia antica?

Esatto. In tempi moderni si può definire tirannide una forma di governo di chi con arroganza e prepotenza, anche utilizzando metodi democratici, impone la propria volontà e la propria azione, a scapito, inevitabilmente della libertà dei dissenzienti, pochi o molti.

E la tirannide dolce o dispotismo larvato?

Ti rispondo con il pensiero di un teorico politico dell’Ottocento, che, a proposito della democrazia in America così si esprimeva: “non affermo che attualmente in America si faccia un frequente uso della tirannide; dico soltanto che non vi sono sufficienti garanzie contro di essa, e che bisogna pertanto cercare le cause della dolcezza del governo nelle circostanze e nei costumi pittosto che nelle leggi”. E quanto al pericolo del dispotismo, vi troviamo la descrizione di quello che oggi si suole chiamare massificazione, ovvero massa di individui uniformi ed istupiditi, prede inconsapevoli di un immenso potere che li sovrasta, e che trova la richiesta di un governo provvidente e benefico, la “cui servitù ben ordinata, facile e tranquilla, può, combinarsi più di quanto non si immagini con qualche forma esteriore di libertà e stabilirsi all’ombra stessa della sovranità popolare”.

Cioè all’ombra del governo del popolo?

Abbiamo visto nei precedenti dialoghi che la Democrazia contiene in se, un certo margine di ambiguità: è scopo o mezzo di governo. Non sciogliendo questo nodo, ognuno la invoca a proprio beneficio, tant’è che anche i regimi più ferocemente dittatoriali si proclamano democratici (osserva la Cina attuale, erede del dispotismo asiatico).

E il nostro pensatore?

Il nostro pensatore si chiede chi tiene le fila di questo mondo spento.

E cosa risponde?

Una risposta di ordine economico: il generalizzarsi della proprietà industriale, rafforzerebbe i poteri dello Stato perchè i titolari non sono indipendenti da esso, anzi lo Stato stesso tende a rafforzarli con le opere pubbliche, le infrastrutture, strade, ferrovie, ponti, trafori, che, poscia, vengono utilizzati dagli industriali. Lo Stato, dice il nostro pensatore, “non è soltanto il primo degli industriali, ma aspira a diventarne il capo, o piuttosto il padrone di tutti gli altri”. La vera fonte del potere è dunque l’assommarsi del potere politico e di quello economico; la sovranità popolare, le libertà pubbliche restano in vigore, ma senza contenuto, dato il generalizzato conformismo.
L’approdo è quello di una società che, data la divisione del lavoro, genera il progressivo abbassamento della classe operaia con uomini ricchissimi simili ad amministratori di un vasto impero e dall’altra persone in irreparabile posizione di inferiorità e dipendenza.

Ed è quello che avvenuto: Ma chi era questo pensatore?

No. Tocqueville

Un aristocratico francese, un preliberale vissuto a cavallo di due secoli?

Già. Ma di straordinaria attualità.

Si rferisce a ciò che sta accadendo, oggi in Italia con Renzi ed il renzismo?

Renzi ed il renzismo sono il punto di approdo di un processo iniziato nel 1989, da Ochetto e continuato dai suoi successori che, passo dopo passo, ci hanno regalato, con la complicità colpevole di Napolitano, questo aspirante, per il momento, Tirannello.

Ma le libertà democratiche non sono state messe in discussione

Già, ma con le procedure della democrazia si sta compiendo il suo scempio: Primo si discute, con chi dico io, poi si decide, ma come ho deciso io; Il Parlamento, il Tempio della democrazia (Cfr Laura Boldrini, pensatrice profonda) è stato annullato, perchè le leggi li fa il governo, con il sistema dei decreti legge e con la complicità colpevole di Napolitano che le ha controfirmate; e poi il Parlamento è chiamato a ratificare attraverso il ricorso-ricatto alla fiducia. In aggiunta si fa concedere, su materie delicate, come il mercato del lavoro, deleghe amplissime ai limiti, e forse oltre la costituzionalità; e nell’attuazione, nemmeno tiene conto dei pareri delle Camere. Altro che Grillo che doveva aprirlo come una scatola di sardine: di più. E’ stato ridotto a organo consultivo: il Consiglio della Corona Più arrogante di così. E poi, utilizzando questa debolezza di conformisti, tipici dei membri nominati e non eletti si sta confezionando la legge elettorale che gli conferisce pieni poteri: siamo all’ individualismo autoritario, ovvero l’uomo solo al comando.

Ma evitare questo rischio, nel dopoguerra, non si adottarono le Costituzioni, quali norme sovraordinate, non mutabili dalla maggioranza del momento?

E infatti, tra le Sue riforme, c’è lo scempio del dettato costituzionale, che sarà attuato con legge costituzionale al Senato e legge ordinaria per l’esercizio dei pieni poteri senza controlli.

Ma dice che esiste una ragione superiore: riforme per cambiare l’Italia

Già. Ma non dice che le riforme non sono neutre: avvantaggiano qualcuno e penalizzano qualche altro. Chi il ragazzino non lo dice: e se qualcuno si azzarda a dirlo viene zittito attraverso l’anatema di gufo, nobile ed utile animale notturno. La logica che muove tutta la sua dialettica è quella dell’amico-nemico di Schimttiana memoria. Il tutto ripreso ed amplificato dal sistema di informazione Giornali Tv ed altro.

Ma si sta sacrificando per l’Italia. Si è assunto un compito, anzi una missione: quella di cambiarla

Abbiamo già sentito questa espressione. E’ del suo padre putatitvo, cui corse a rendere omaggio, appena eletto sindaco di Firenze: Berlusconi, dichiarò, icon grande sprezzo del ridicolo di essere stato unto dal Signore.

Ma all’epoca, Berlusconi era presidente del consiglio dei Ministri

E allora si va a Palazzo Chigi, sede del Governo, non nella abitazione privata.

Si è parlato di dittatura, di fascismo, di aula sorda e grigia, di manipoli, è così grave la situazione?

I corifei di regime vecchi, pochi, e nuovi, molti, dicono di no, secondo il mio parere sia avviati con grande velocità verso la scomparsa del pluralismo, grande conquista del Novecento e verso una tirannide dolce o un dispotismo, neanche molto larvato con il consenso popolare, come in tutti i regimi plebiscitari.

Aveva Ragione De Tocqueville?

Chi avrà la fortuna di vivere vedrà

 

On. Tanino Virlinzi

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