martedì , Settembre 27 2022

Aspettando Godot

Aspettando GodotEra il 23 maggio del 1992 e il giudice Giovanni Falcone da Punta Raisi si dirigeva a Palermo. Un botto ne fermò la corsa e su quel pezzo di strada si trovarono poi brandelli di carne, cervella spappolate, sangue e mani e braccia. Erano pezzi del giudice, della moglie e della scorta. Ai funerali i Palermitani gridarono: “Assassini! Vergogna! Fuori la mafia da Palermo! Fuori la mafia dallo Stato ma “la mafia era lo Stato e lo Stato eravamo noi” si lesse su un muro qualche giorno dopo. Borsellino lo capì subito chi era Stato e capì pure che ora sarebbe toccato a lui. Caponnetto a quel funerale pianse e pianse. Pianse pure la Repubblica che era morta sotto gli sputi e il dileggio della gente. La gente che si era stancata delle sirene che disturbavano il sonno pomeridiano delle brave persone. La gente che avrebbe fatto di Falcone e Borsellino due santini laici, da postare nel giorno della legalità, sopra alla propria bacheca di Facebook, la gente…i GGGiovani che invece di criticare il sistema lo assecondavano il sistema, cercando uno spiraglio per fare, per diventare sistema. Oggi che al potere ci sono i buoni giovani tutto è cambiato e i mafiosi sono tornati al sud: candidabili ma non eleggibili perché condannati o condannabili, sono pure aumentati i presidi, le fiaccolate, le targhe nelle traverse meno frequentate, i dibattiti su quanto siamo buoni noi e quanto cattivi siano loro, ma loro chi? Loro, gli altri quelli come noi, ma altro da noi. La mafia oggi continua a convenire anche perché si veste meglio e si compra il silenzio e la complicità dei tanti che allo Stato hanno smesso di credere già da un poco e che continuano a chiedersi dov’è lo Stato? Da chi è rappresentato lo Stato? Chi sono gli uomini dello Stato? Da chi vengono votati e in cambio di cosa? Lo sappiamo tutti che votare e non solo al Sud vuol dire avere titolo a chiedere. Votare non è espressione di libertà o esercizio di civiltà, ma investimento per un qualcosa che verrà, un do ut des. Io ti cedo la mia dignità, parola, libertà e tu ti impegni a darmi ciò che mi spetta. “Io sono corrotto voi siete tutti corruttibili” scrisse Sciascia, che non si dispiace a esser citato purchè lo si conosca naturalmente. Lo Stato si è arreso e il cittadino si è venduto le armi della democrazia, chi non ha figli da sistemare a votare non ci va più perché la posta in gioco è troppo bassa e noi che siamo spettatori e non più protagonisti possiamo solo applaudire o fischiare, ma poi dobbiamo sempre ricordarci di spegnere il pc. E quella libertà che è responsabilità di fare il nostro dovere? Quella che ha mandato al macello Falcone per intenderci? No quella no, grazie. Quella fu seppellita nel luglio ‘92 in una bara fasciata dal tricolore.

Gabriella Grasso

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