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Enna: il Consorzio ATO Idrico non è un Circolo ricreativo

Enna: il Consorzio ATO Idrico non è un Circolo ricreativo
di Massimo Greco

Circolo ricreativoLa differenza tra un Ente pubblico e un circolo ricreativo è che l’Ente pubblico persegue gli obiettivi (interessi pubblici), alla cui cura è preposto per legge, attraverso un’attività funzionalizzata e procedimentalizzata, sia per assicurare la certezza del diritto, che per consentire al medesimo Ente di misurare il rispettivo livello qualitativo dell’azione amministrativa (legittimità amministrativa, legalità finanziaria, performance, ecc…). Il Circolo ricreativo, nel perseguire le finalità per le quali è stato privatamente generato, non è tenuto ad adottare formule e regole ben precise, essendo l’autonomia organizzativa e finanziaria garantita direttamente dalla Costituzione. Tale differenza, apparentemente banale, ci consente di ritornare sulla nota questione dell’accordo bonario stipulato nei giorni scorsi dall’ATO Idrico n. 5 di Enna con l’ente gestore del servizio idrico integrato “AcquaEnna”, per il recupero delle quote non versate del canone di funzionamento dell’Autorità d’ambito. La deliberazione del Commissario Straordinario n. 2 del 26 giugno 2015, già oggetto di polemiche politiche e di altre attenzioni, oltre a non essere dotata del prescritto parere dell’organo di revisione, trattandosi di un atto sostanzialmente transattivo, si presenta come una presa d’atto dell’accordo bonario sottoscritto il giorno prima 25 giugno 2015 dal medesimo Commissario Straordinario con l’ente gestore AcquaEnna. In sostanza, il Commissario Straordinario, con la citata deliberazione ha sentito l’esigenza di prendere atto di un accordo bonario che lo stesso ha sottoscritto il giorno prima. Bene, se l’atto amministrativo altro non è che lo strumento autoritativo attraverso il quale viene veicolata all’esterno la volontà dell’Ente pubblico, viene spontaneo chiedersi quale sia la volontà dell’ATO Idrico. Se nei fatti appare a tutti evidente lo scopo di evitare l’applicazione della clausola risolutiva espressa contenuta nella convenzione per il mancato pagamento dei canoni annuali da parte dell’ente gestore del servizio, la forma utilizzata orbita attorno al variopinto ordinamento del su indicato Circolo ricreativo.
Delle due l’una, se la delibera è una semplice ed acritica “presa d’atto” di un accordo bonario sottoscritto extra-ordinem dal Commissario Straordinario, ci si chiede in cosa possano consistere i pareri di regolarità tecnica espressi dal Direttore Generale e dal Dirigente Responsabile del Settore contabile. Se, invero, la delibera è una fattispecie di convalida, cioè un atto in sanatoria finalizzato a rimettere sui binari ordinamentali (rectius, legittimità amministrativa) l’accordo bonario sottoscritto, il termine “presa d’atto” appare decisamente inappropriato, essendo in presenza di un atto amministrativo che, nel fare propri gli impegni assunti dal Commissario Straordinario (extra-ordinem), riporta (intra-ordinem) l’efficacia giuridica dell’accordo bonario. I pareri di regolarità tecnica infatti, non solo sono obbligatori, ancorchè non vincolanti, ma devono essere apposti e motivati prima della deliberazione. Quindi, se i pareri di regolarità tecnica sono stati resi su una “presa d’atto”, non solo la delibera è giuridicamente vana, ma anche i medesimi pareri sono inutiliter datum. Se, invece, il termine “presa d’atto” è impropriamente utilizzato e la delibera di che trattasi non ha efficacia ricognitiva, bensì costitutiva, i pareri di regolarità tecnica devono essere nuovamente resi. Un cosa è esprimere un parere su una presa d’atto di un accordo bonario già sottoscritto, implicitamente declinando ogni responsabilità al Commissario reo di avere impegnato autonomamente ed extra-ordinem l’Ente, altra cosa è esprimere espressamente un parere preventivo su una proposta di accordo bonario formulata dal Commissario.
Meglio “arripizzari” una procedura amministrativa che mantenere in vita provvedimenti che, viziati da illegittimità, potrebbero essere travolti in qualsiasi momento, esponendo l’Ente a danni ancora più ingenti di quelli che con questa deliberazione si stanno cercando di scongiurare.

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