venerdì , Ottobre 7 2022

Scuola. Lettera ai professori

E’ ricominciata la scuola e nell’augurare a docenti e discenti un buon lavoro ricordiamo quello, che a parer nostro, la scuola dovrebbe fare

la nostra scuolaCari professori a Voi affidiamo i nostri figli, perché apprendano le nozioni del buon vivere. Alla scuola, la società affida il più arduo dei compiti: fare i cittadini. Cittadini prima che dottori, avvocati, ingegneri, operai o politici. Cittadino è l’uomo libero, l’uomo capace di pensare fuori dagli schemi dell’utile, l’uomo che sa giocare senza dover vincere a ogni costo, aggiustandosi se necessario le regole e urlando poi per la giusta gloria, puntualmente scippata al meritevole. Cittadino è l’uomo avulso dal pregiudizio e dall’arroganza, che lo fa forte coi più deboli e zerbino coi potenti. Cittadino è l’uomo che accetta la critica, argomentando i propri pensieri divergenti e non sminuendo l’altro. Cittadino è chi riconosce l’altro nelle sue irriducibili differenze e con l’altro sa confrontarsi. Troppo pochi i cittadini. Moltissimi i supponenti, i vili e i mediocri. Troppi quelli che dai cittadini pretendono omertà, rassegnazione e applausi che zittiscano i dissidenti: cospiratori di orride trame…
Cari professori insegnate il valore del rispetto ai nostri figli, non ne fate maschere o pupi da palcoscenico, adeguati al volere del Palazzo e compiacenti col Sistema. Fate dei nostri figli uomini, orgogliosi di essere quel che sono, senza tema di sembrar poveri o bisognosi di essere quel che hanno.
Insegnate loro che LE COSE SONO SOLO COSE e non servono a riempire i vuoti esistenziali, insegnate ai nostri figli che solo i miserabili spendono e spandono i soldi che non odorano di sudore, ma del lavoro degli altri. Fate dei nostri figli uomini e mai ipocriti
che fan cose che non si raccontano o firmano carte per lo sgombero dei fratelli, a cui fanno l’elemosina sulle scale delle chiese o per cui si commuovono la sera, davanti al televisore. Arduo compito quello della scuola certo, ma al futuro servono uomini che il presente di ominicchi ne ha già troppi.

Gabriella Grasso

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