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Riserva naturale “Grotta di Sant’Angelo” (AG)

Grotte-di-Sant’Angelo-Muxaro”La Riserva Naturale Integrale “Grotta di Sant’ Angelo Muxaro” ha una estensione di 225 Ha.. La grotta riveste un notevole interesse per lo studio della circolazione idrica e per la speleogenesi in rocce gessose. Nella Grotta Ciavoli sono visibili splendide cristallizzazioni e una serie di forme riconducibili al fenomeno carsico, in particolar modo un’interessante colonna. Lungo il percorso sono suggestive le figure meandriformi, i camini di apporto e le piccole sale di crollo. La cavità termina con un laghetto. Nelle zone prossime alla riserva, lungo il corso di questo vallone, sono presenti anche altre cavità carsiche, che costituiscono il complesso denominato ” Grotte dell’Acqua”. Lo scorrimento delle acque lungo l’alveo avviene per continui ingrottamenti e riaffioramenti in un affascinante contesto ambientale caratterizzato da elevata naturalità. La Grotta di Sant’ Angelo costituisce anche un’importante centro archeologico della Preistoria, in cui sistematici scavi hanno testimoniato antichi insediamenti. Grotte e tombe a tholos (VIII e VII secolo A.C.) rivelano le tracce di una antica necropolo preellenica e greca. La natura, intorno alla grotta di origine carsica, è rigogliosa e intensa di macchia mediterranea. Nel territorio, con le varie specie tipiche di ambienti collinari e montani la fauna annovera la Martora, il Corvo Imperiale, e anche l’Aquila del Bonelli. Ente Gestore: Legambiente Come arrivare: S.S. Palermo- Agrigento. Svoltare al bivio per Raffadali e continuare per Sant’ Angelo Muxaro. Info: Sede della Riserva, Via Messina, 2 92020 S. Angelo Muxaro (Agrigento) Tel. 0922919669

by: Provincia Agrigento

Il paese di Sant’Angelo Muxaro dista 33 Km da Agrigento. Si raggiunge percorrendo la SS 118 per 18 Km fino a Raffadali e poi proseguendo per 15 Km in direzione Sant’Angelo Muxaro. Per accedere alla Riserva è necessario raggiungere i piedi del colle di Sant’Angelo Muxaro e incamminarsi lungo un sentiero di 500 metri verso l’antro principale. E’ possibile raggiungere il centro abitato di Sant’Angelo Muxaro servendosi delle autolinee che effettuano servizio sulla linea Agrigento – Sant’Angelo Muxaro – Aragona.

Da Legambiente:
Agrigento-Riserva-Grotta-di-SantAngeloLa Riserva Naturale Integrale “Grotta di Sant’Angelo Muxaro” è stata istituita con DECRETO ASSESSORIALE N° 806/44 DEL 28 dicembre 2000 dell’ASSESSORATO DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE, e affidata in gestione alla LEGAMBIENTE COMITATO REGIONALE SICILIANO. Il decreto istitutivo e la convenzione di affidamento in gestione sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana N. 13 di venerdì 30 marzo 2001.
La Riserva è altresì iscritta al n. EUAP1098 dell’Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette, approvato con Delibera della Conferenza Stato-Regioni n. 1500 del 25 luglio 2002 e pubblicato nel S.O. n. 183 alla G.U.R.I. n. 214 del 12 settembre 2002. Secondo l’art. 1 della citata convenzione di affidamento in gestione, nel rispetto delle finalità di cui all’art. 1 della legge regionale n. 98/81, l’ente gestore cura nel territorio della riserva la salvaguardia dell’ambiente naturale, promuove la ricerca scientifica e le iniziative tendenti a diffondere la conoscenza dei beni naturali della riserva.
L’area protetta, ubicata nell’entroterra della provincia di Agrigento, si trova ai piedi del colle di Sant’Angelo Muxaro, un rilievo gessoso tabulare alto circa 350 metri s.l.m., dove sorge l’omonimo centro abitato. L’estensione complessiva dell’area tutelata è di circa 21 ettari, suddivisa in:
zona A di riserva integrale, che coincide con lo sviluppo ipogeo (per una lunghezza totale di circa 1,2 Km) e, in superficie, con le aree delimitanti l’ingresso principale della grotta e l’inghiottitoio immediatamente ad ovest di questo, entrambi ubicati lungo il versante meridionale del colle Sant’Angelo Muxaro;
zona B di preriserva, che tutela parte del bacino idrografico che alimenta la cavità carsica: si tratta di una valle cieca incisa sulle argille sottostanti i depositi evaporitici.
La riserva è tipologicamente individuata, ai sensi della L.R. 14/88, come Riserva Naturale Integrale in quanto grotta che “…riveste un notevole interesse per lo studio della circolazione idrica attuale e passata e della speleogenesi in rocce gessose”.
I confini della riserva, indicati nel decreto istitutivo, sono stati segnati sulla carta topografica I.G.M.I., in scala 1: 25.000, F° 267 III N.O. La Carte Tecnica Regionale di riferimento in scala 1:10.000 è la n° 629110.

La geologia
Il paesaggio di Sant’Angelo Muxaro è caratterizzato da rilievi costituiti da successioni di rocce evaporitiche (formatesi per evaporazione dell’acqua marina e conseguente precipitazione dei sali in essa disciolti) depositatesi nel Messisiniano, circa sei milioni di anni fa, in concomitanza con l’isolamento del bacino del Mediterraneo dagli oceani.
Tali sedimenti fanno parte della Serie Gessoso-Solfifera, ampiamente diffusa nella Sicilia sud-occidentale. I depositi evaporatici sono costituiti essenzialmente da calcari, gessi e sali di varia natura.
L’assetto morfologico generale mostra, nell’agro di Sant’Angelo Muxaro, una grande variabilità per la presenza di dorsali e rilievi isolati di natura prevalentemente gessosa, con quote variabili tra i 200 m e i 500 m s.l.m., che si elevano dal substrato, costituito prevalentemente da terreni argillo-marnosi, con ripide scarpate interessate da numerose frane di crollo.
I depositi evaporatici sono costituiti, in questa porzione della provincia agrigentina, principalmente da gessi che si possono trovare sotto forma di cristalli di svariate forme e dimensioni: gesso selenitico, gesso alabastrino, gesso balatino, gesso sericolitico, gessareniti, affioramenti di sali sono invece presenti lungo il Fiume Platani, a nord del centro abitato; le acque del fiume sono salmastre proprio per la presenza di depositi salini.
Le rocce gessose sono soggette all’azione solvente dell’acqua; ciò ha determinato, nel tempo, la formazione di un tipico paesaggio carsico con forme di medie e grandi dimensioni, come doline, inghiottitoi, valli cieche, ecc., e di estensioni più ridotte come i diversi tipi di karren.
In relazione all’eterogeneità dei terreni drenati la rete idrografica risulta alquanto articolata ed è essenzialmente costituita da incisioni fluviali a breve decorso longitudinale. Il principale corso d’acqua è il Fiume Platani, che scorre a Nord di Sant’Angelo Muxaro, in direzione Est-Ovest, seguendo una direttrice tettonica. Localmente tributari del Platani sono il Vallone Gracella (conosciuto anche come Torrente Grovello, comprendente il Vallone Ponte e il Vallone di Margi Paolino) ed il Vallone Porcospino, posti rispettivamente a Ovest e a Est del centro abitato.
Il corso d’acqua, che alimenta la Grotta di Sant’angelo Muxaro, tributario del Vallone Gracella, si origina lungo il versante settentrionale di Pizzo della Monica e quello occidentale di Cozzo Balatazza, incide le formazioni argillose basali, risalenti al Tortoniano (circa undici milioni di anni fa), in direzione prevalente Sud-Nord, generando vallecole a fondo arrotondato. Le acque, quindi, in corrispondenza del rilievo gessoso su cui sorge il centro abitato si ingrottano, assorbite dagli inghiottitoi presenti alla base della monoclinale gessosa, per riaffiorare, ai piedi del versante occidentale del rilievo, dalla risorgenza della Grotta Ciavuli, anch’essa una cavità fruibile; dopo un breve tragitto il corso d’acqua confluisce nel Vallone Ponte.
Lungo quest’ultimo corso d’acqua, così denominato per la presenza di due ponti naturali, si concentrano innumerevoli macroforme carsiche: forre, grotte, inghiottitoi, risorgenze e trafori idrogeologici, che determinano un’alternanza di tratti sotterranei e tratti subaerei del fiume. Il complesso carsico è conosciuto con il nome “Grotte d’Acqua” ed è stato meta di studiosi sin dai secoli passati. Un primo interessante lavoro su tale area è quello condotto da Marinelli nel 1899. In tale studio vengono illustrati i risultati di un’escursione effettuata nell’area di Sant’Angelo Muxaro e di Santa Elisabetta fornendo un’accurata descrizione delle morfologie presenti integrata da una rappresentazione cartografica.

La grotta Ciavuli
Agrigento-Riserva-Grotta-SantAngeloÈ questo il nome locale dato alla cavità tutelata, un complesso carsico avente una lunghezza complessiva di circa 1.200 m: le acque confluiscono dalla valle cieca che alimenta il sistema ipogeo nell’inghiottitoio principiale – ubicato ai piedi del versante meridionale del colle di Sant’Angelo Muxaro ad una quota di 173,1 m s.l.m. -, per defluire, dopo un percorso sotterraneo, solo parzialmente visitabile, dalla risorgenza del complesso, situata sul versante occidentale del colle ad una quota di 126 m s.l.m.
La grotta Ciavuli si articola in due rami. Uno è attivo e si raggiunge discendendo in verticale, per un tratto di circa 10 m, attraverso un’area caratterizzata da grossi blocchi di roccia gessosa staccatisi dalla volta dell’ampio antro d’ingresso. Il secondo è inattivo e costituisce la parte maggiormente conosciuta del sito tutelato; vi si accede attraverso un percorso sub-pianeggiante attraverso l’ampio antro, illuminato da una grande apertura, formatasi per il crollo della volta.
Procedendo lungo il ramo attivo, dove attualmente sono convogliati gli apporti idrici provenienti dall’esterno, si entra in un ambiente dove il corso delle acque procede per suggestive cascatelle fino a confluire in un piccolo laghetto di poche decine di metri quadrati. Proseguendo lungo la galleria, superati consistenti depositi di fango, sono visibili splendide cristallizzazioni e una serie di forme riconducibili al fenomeno carsico nelle rocce evaporitiche, tra cui un’interessante colonna, molto rara nei gessi, una superficie fusiforme concrezionata con stalattiti e una cupoletta emisferica di qualche metro di diametro e profonda circa 40 cm. L’ultimo tratto percorribile è a sezione lenticolare progressivamente ridotta.
Il ramo inattivo è raggiungibile attraverso due passaggi sovrapposti, collocati nella parte terminale dell’ampio antro; il tratto iniziale, che conduce in una grande sala di crollo, è caratterizzato da un condotto meandrico, la cui sezione a forma di otto è riconducibile probabilmente alla fusione di gallerie sovrapposte.
Dalla sala di crollo, che costituisce, dopo l’antro d’ingresso, l’ambiente di maggiore dimensione, è possibile, attraverso due percorsi alternativi, raggiungere nuovamente il corso attuale delle acque (le due porzioni attive della cavità sono separate da un sifone); la galleria in questo tratto ha una sezione circolare e un’altezza media di 2 m. Proseguendo oltre e superando aree caratterizzate da cospicui accumuli fangosi, si raggiungono due laminatoi con altezza molto ridotta, oltrepassati i quali la galleria torna ad avere una sezione tale da consentire la posizione eretta. Lungo il percorso, oltre ad ammirare splendide cristallizzazioni gessose e suggestive fogge sinuose, s’incontrano interessanti camini di apporto e piccole sale di crollo. La cavità termina con un laghetto sifonante.
In superficie, immediatamente ad ovest dell’ingresso principale della grotta, è presente l’inghiottitoio Infantino, che contribuisce ad alimentare il sistema ipogeo, compreso nella area protetta con un vincolo di tutela integrale. La “risorgenza” della grotta coincide con la cavità ubicata a nord-ovest del centro abitato di Sant’Angelo Muxaro, si sviluppa prevalentemente in direzione NO-SE ed è caratterizzata dalla presenza di un laghetto, profondo circa 2 m, le cui acque confluiscono nel Vallone Ponte, tributario del Fiume Platani.

La flora
L’area della riserva s’inserisce in un vasto comprensorio caratterizzato dalla presenza di numerosi habitat naturali d’interesse comunitario corrispondenti ai contesti rupestri, alle grotte, agli ambienti d’acqua dolce e alle formazioni erbose naturali e seminaturali. All’interno dell’area tutelata sono presenti diversi aspetti di un certo interesse botanico, ben rappresentati lungo il costone gessoso che costituisce il versante meridionale del colle su cui sorge l’abitato di Sant’Angelo Muxaro. Si tratta delle formazioni di prateria perenne ed annua, ricche di specie rare sul resto del territorio nazionale e della vegetazione dei pendii rocciosi, caratterizzata da numerose piante grasse appartenenti al genere Sedum. Nel medesimo contesto si osservano inoltre alcuni lembi di formazioni arbustive discontinue (la cosiddetta “gariga”), che ospitano una flora ricca di specie di grande interesse scientifico e conservazionistico (tra le quali diverse bulbose).
L’Ente gestore ha in questi anni avviato studi tesi ad approfondire le conoscenze sugli aspetti floristici e vegetazionali presenti in riserva e nelle aree limitrofe alla riserva, tramite rilievi e censimenti stagionali.
Tra i risultati di maggiore rilievo si segnalano:

La flora e la vegetazione pre-forestale e forestale
Sono stati rinvenuti aspetti di macchia rada termofila riconducibili all’Oleo-Ceratonion (caratterizzati dalla presenza di Euphorbia dendroides, Pistacia lentiscus, Phlomis fruticosa, Olea europaea var. sylvestris, ecc.) e nuclei di vegetazione forestale riferibili al Quercion ilicis (con Quercus virgiliana, Arbutus unedo, Poa trivialis subsp. sylvicola, Asparagus acutifolius, Rubia peregrina, ecc.). In particolare, a proposito dei nuclei sparsi di quercia castagnara (Quercus virgiliana) presenti in Contrada Mizzaro, va detto che essi costituiscono una testimonianza importantissima della vegetazione forestale locale originaria. Sia gli aspetti di macchia rada, sia i nuclei di vegetazione forestale, spesso estremamente degradati e frammentati a causa della frequenza degli incendi, sono stati rinvenuti nei pressi di Contrada Salvione, dove spesso risultano sostituiti da – o frammisti a – aspetti di gariga riferibili all’alleanza Cisto-Ericion multiflorae (specie caratteristiche: Cistus salviifolius e C. creticus, Coridothymus capitatus, ecc.) o di prateria ad ampelodesma (Avenulo-Ampelodesmion mauritanici).

La flora e la vegetazione rupicola dei gessi
Nei contesti rupestri e semirupestri, sono stati rinvenuti aspetti di vegetazione rupicola di grande interesse scientifico-conservazionistico. Qui crescono diversi entità vegetali di grande interesse, spesso rare a livello regionale se non addirittura nazionale, come Diplotaxis crassifolia, S. ochroleucum, Brassica cfr. rupestris, ecc.

La flora e la vegetazione mio-alofila dei calanchi
Un particolare cenno merita la vegetazione dei calanchi di Contrada Barone, a Sud del centro abitato. Questi ospitano un popolamento dell’endemita siculo Limonium calcarae, il secondo riscontrato nell’Agrigentino dopo quello trovato di recente presso San Biagio Platani e uno dei pochi noti per l’isola.

La flora e la vegetazione igro-idrofila
Interessanti aspetti di vegetazione igrofila si rinvengono in corrispondenza di alcuni impluvi esterni all’attuale area protetta, in particolare nel comprensorio del Vallone Ponte. Si tratta di lembi di ripisilva a Salix pedicellata, Tamarix africana, Populus nigra e P. alba L.; tali aspetti residuali meritano un’adeguata protezione, anzi meritebbero opportuni progetti di diffusione/propagazione per il ruolo benefico svolto da questi alberelli ed alberi sulla qualità complessiva del corso d’acqua, per le nicchie fornite a diversi uccelli e per la loro relativa rarità a livello provinciale e regionale in genere.

La fauna
fauna-Grotta-di-SantAngeloLe grotte, pur sembrando degli ambienti inospitali, non sono un deserto minerale, esse nascondono, infatti, una fauna ricca e diversificata, che, in taluni casi, ha sviluppato straordinarie capacità di adattamento all’ambiente sotterraneo. Frequentatori abituali delle grotte sono i chirotteri (pipistrelli), che, pur non essendovi relegati, hanno trovato negli ambienti ipogei tutelati delle condizioni microclimatiche ideali per lo svernamento, con temperature basse e costanti ed un elevato tasso di umidità dell’aria. Molte specie, di questi utili mammiferi, divoratori di insetti, sono oggi a rischio di estinzione e pertanto rigorosamente protette da direttive comunitarie.
Gli studi sulla fauna condotti negli ultimi anni, estesi anche a superfici limitrofe all’area di riserva, hanno evidenziato un notevole interesse faunistico dell’area del Vallone Gracella (Torrente Grovello), ed in particolare nella porzione denominata Vallone Ponte. L’importanza del sito, che si intende inserire all’interno della riserva, è legata all’elevato numero di specie contattate nell’ambito dell’indagine, alla presenza di specie ad elevato valore conservazionistico, che risultano ad oggi delle vere e proprie emergenze faunistiche o criticità, dalle specie migratrici alle specie endemiche o a rischio di estinzione.
Tra le criticità, ossia le specie o i popolamenti per cui risulta necessaria un’attenzione particolare ed urgente da un punto di vista conservazionistico, si segnalano i seguenti taxa: Testuggine palustre di Sicilia (Emys trinacris), il Quercino (Eliomys quercinus), il popolamento di Chirotteri, il Lanario (Falco biarmicus), la Coturnice di Sicilia (Alectoris graeca whitakeri).
La Testuggine palustre di Sicilia, specie endemica della Sicilia, presente lungo il Torrente Grovello, rappresenta una specie particolarmente sensibile per il delicato equilibrio dell’habitat dulciacquicolo.
Interessante è anche la presenza del Granchio di fiume (Potamon fluviatile). Ampiamente diffuso lungo il Vallone Ponte, nei tratti attivi, e nella risorgenza della Grotta di Sant’Angelo Muxaro, questo decapode è ormai raro nei cosi d’acqua siciliani.
Il popolamento di chirotteri che frequentano la grotta e le numerosissime cavità naturali presenti lungo la valle del Torrente Grovello e nelle aree limitrofe, che costituiscono zone dormitorio (roost) e di cura dei piccoli (nursery), merita azioni di tutela particolare, in considerazione dell’elevata sensibilità di queste specie di mammiferi.
Anche la presenza del Quercino, presente nell’area Margi Paolino (tratto del Torrente Grovello), meriterebbe azioni di protezione particolare ed un approfondimento sulle conoscenze sia a livello della distribuzione sia della biologia. La Coturnice di Sicilia, specie il cui declino a livello di popolazioni è purtroppo molto evidente, presente nell’area, merita interventi di tutela, in particolare una corretta gestione dell’attività venatoria nel territorio siciliano. La preclusione della caccia in nuove aree di riserva, oggi non vincolate, contribuirebbe, così come il mantenimento ed il controllo degli habitat, al miglioramento delle condizioni in cui versa la specie. Importante è anche la presenza del Lanario. Il migliore aiuto per questa specie, frequentatore di prativi con piccole pareti rocciose, è il controllo dei siti di nidificazione, affinché non vengano attuati prelievi illegali e vengano limitate le forme di disturbo.

Il Comprensorio
Agrigento-Riserva-Grotta-SantAngelo-LegambienteNell’antro è possibile leggere ancora le tracce di attività antropiche che vanno dalla pastorizia esercitata fino a tempi recenti ad altre attività umane che si perdono indietro nel tempo. I resti archeologici, appartenenti a diverse epoche, copiosamente diffusi in tutta l’area di Sant’Angelo Muxaro ne fanno un luogo ricco di storia dove gran parte degli studiosi sono concordi nel ritenere si siano stanziati i Sicani, tra i primi abitatori della Sicilia.
Il paese nacque come borgo agricolo, appartenente al feudo della famiglia Chiaramonte, nei pressi della fortezza saracena sul Monte Castello. Poi fu affidato da Re Martino a Raimondo Montecateno, in seguito divenne feudo della famiglia Pignatelli dei Duchi di Monteleone. Intorno al ’500, gli abitanti del borgo si trasferirono sulla sommità della vicina collina, in concomitanza con l’arrivo di un gruppo di profughi greco-albanesi, dando vita all’attuale centro abitato.
L’abitato di Sant’Angelo Muxaro domina la media Valle del Platani, ha un impianto a scacchiera irregolare con un grande spazio pubblico, la piazza Umberto I, su cui si affacciano alcuni palazzi signorili in parte rimaneggiati. Tra i principali monumenti sacri si segnalano la Chiesa dell’Itria, dove sono rintracciabili i legami storico-religiosi con gli Albanesi, e la Matrice, a pianta basilicale a tre navate, dove è conservato un interessante “Crocifisso” del 1700, in legno incapsulato in lamine d’argento.
Tra le feste celebrate, da ricordare la Festa di Sant’Angelo Martire patrono del Paese, che si celebra il 16 agosto, e la Sagra della Ricotta, che si svolge il 6 gennaio.
Scavate nel colle di Sant’Angelo Muxaro e nelle zone circostanti, sono state ritrovate numerose tombe a tholos, le più grandiose della Sicilia; in esse sono inconfondibili i segni architettonici della cultura micenea. Oltre a stupire per la loro bellezza, queste necropoli protostoriche hanno restituito oggetti di gran pregio come grossi anelli in oro intagliato, anfore e brocche in ceramica decorata, gioielli di bronzo, oggi conservati nei musei archeologici di Agrigento, Palermo, Siracusa e non solo: si trova, infatti, al British Museum di Londra il pezzo più importante rinvenuto in quest’area, una patera d’oro di rara bellezza. Questi ritrovamenti hanno fatto pensare che qui si trovasse la mitica Kamicos, la città del re sicano Kokalos. La storia di Kokalos è intrecciata con la leggenda della costruzione del labirinto di Dedalo e delle sorti del suo inventore. Quest’ultimo, per sottrarsi alla collera del re Minosse, avendo favorito l’amore della regina cretese con il Minotauro, fuggì da Creta con il figlio Icaro e ottenne rifugio presso Kamicos. Il re Kokalos in difficoltà, non potendo tradire l’ospite da un lato e temendo la potenza dell’esercito cretese dall’altro, giocò la carta dell’inganno: fingendo di riconsegnare Dedalo, invitò il re straniero a recarsi nella sua casa, dove, durante il bagno, lo fece uccidere dalle proprie figlie.
Di particolare interesse per le peculiarità archeologiche (necropoli protostoriche Grotticelle, Barone, ecc.), ma soprattutto per quelle naturalistiche è l’area del Vallone Gracella (conosciuto anche come Torrente Grovello, comprendente il Vallone Ponte e il Vallone Margi Paolino). In tale sito si concentrano innumerevoli macroforme e microforme carsiche epigee ed imponenti forme ipogee, che si inseriscono in un affascinante contesto ambientale caratterizzato da elevata naturalità. Lo scorrimento delle acque lungo l’alveo, nel quale confluiscono anche quelle provenienti dalla risorgenza della “Grotta Ciavuli”, avviene per continui ingrottamenti e riaffioramenti, dando origine al suggestivo complesso carsico denominato “Grotte dell’Acqua”. Il toponimo deriva dal ponte naturale, presente lungo l’alveo, testimonianza di antichi ingrottamenti. Nell’area compresa tra i rilievi circostanti, si trovano splendide forre, ampie valli cieche e valli morte.

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