mercoledì , Settembre 28 2022

SI FA PRESTO A DIRE COCO’

SI FA PRESTO A DIRE COCO’
by Dina La Greca

La prima femminista a vestire le donne, i passi verso l’emancipazione attraverso la “rivoluzione dell’eleganza senza tempo”


coco-chanelSe oggi vedendo una giacca in tessuto bouclé identifichiamo subito una precisa griffe francese è perché ciò che stiamo guardando è il frutto di più di un secolo di conquiste stilistiche, passate inevitabilmente anche attraverso conquiste sociali e culturali; è con Cocò Chanel che possiamo dire inizia una delle prime rivoluzioni femministe del 900, colei che prima di ogni altro stilista vestì la donna con stile e comodità, adattando praticità ed eleganza in un unico abito.

Cocò iniziò la sua carriera a Parigi con un atelier di cappelli da donna di paglia per il sole; ben presto il suo nome si accosta allo stile ben definito degli oggetti che riparano l’avorea pelle delle signore dell’alta sociètà parigina, ma questo è soltanto l’inizio.

Lo stile anticonformista e liberale delle pagliette si estese inevitabilmente anche agli abiti che venivano prodotti nella sartoria/laboratorio de “Rue de la Cocò”. Gli anni ’20 e ‘30 furono per lei gli anni di maggior furore creativo, intere generazioni si identificavano in quegli abiti sobri ed eleganti, abbandonando i fronzoli della moda desueta della “Belle epoque”.

Madame Cocò fù innovatrice attenta e acuta nelle forme, soprattutto nei materiali tessili. Erano gli anni della prima guerra Mondiale, e i costi dovevano essere contenuti, le sete e i pizzi francesi dovevano lasciare posto a praticità e sobrietà, nonché all’economicità del vestiario. Furono introdotti nuovi tessuti, più economici e più versatili per i nuovi modelli di abiti che si stavano apprestando a creare. L’introduzione di questi tessuti meno nobili fu uno dei primi ‘affronti’ che Madame fece alla società borghese dell’epoca, sembra sciocco oggi ma non ieri. Le donne durante la grande guerra furono costrette a reinventarsi non solo nell’abbigliamento, ma soprattutto nella ‘forma mentis’; i loro uomini, reclutati per combattere al fronte, abbandonavano il posto di capofamiglia che necessariamente restava alle donne.

COCO’Furono anni difficili ma certamente di rinnovata consapevolezza: la donna non era più il mero ‘imbellettamento’ familiare delle classi nobili, non si occupava solamente delle relazioni borghesi e leggere, adesso occorreva sopravvivere alle difficoltà causate dalla guerra e rimboccarsi le maniche per portare avanti la famiglia.

La donna esce e inizia a lavorare anche fuori casa. Sono i primi anni delle segretarie e delle assistenti, i primi esempi di donna borghese lavoratrice (le donne del popolo hanno sempre lavorato e non si sono mai interessate dell’abito che indossavano).

Occorrono praticità e comodità senza, al contempo, abbandonare la femminilità. Ed è quindi necessario accorciare le ingombranti e vezzose gonne degli anni ’10 per completi funzionali e sobri, dai colori più consoni al tragico periodo bellico. A Madame Cocò è attribuita l’invenzione del ‘Tailleur’, come lo intendiamo oggi: una giacca da uomo adattata alle forme femminili, con una gonna al ginocchio o, addirittura, pantaloni; fino ad allora scandalosi se indossati da una donna.
Il suo stile divenne lo stile della donna indipendente e lavoratrice.

Madame, così veniva chiamata, fu lei stessa, suo malgrado, l’antesignana delle donne di oggi, nella specifica accezione moderna che le definisce padrone del proprio tempo e delle proprie scelte, in contraddizione con la tendenza alla relegazione casalinga e materna. Cocò donna di successo professionale, da sempre venerata dagli uomini che la incontrarono nel loro cammino, innamorata e forse per questo meno ricambiata dall’unico uomo che mai le avesse rubato emozioni sincere: Boy Capel.

Si concentrano in lei i connotati, in germe, del manifesto femminista che diversi decenni dopo porterà le donne riunite nelle piazze al grido di “l’utero è mio e lo gestisco io” a bruciare i reggiseni, simboli a, loro dire, di costrizione e sottomissione femminile.

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