martedì , Giugno 22 2021

Genitori distratti

figlio in autoDimenticare un figlio in auto è più comune di quanto si pensi: Gaia oggi a Vada, Piacenza tre anni fa, Elena Petrizzi a Teramo nel 2011, nel 1998 Catania, in Francia l’estate scorsa, in Belgio nel 2007 e in Australia nel 2010. In America i casi sono davvero tanti, un pò in tutti gli Stati. Padri e madri indaffarati che scendono dall’auto giunti a destinazione senza ricordare che, sul sedile posteriore, c’è ancora un figlio, di solito addormentato. La ragione della dimenticanza è lo stress. No, la psicologa televisiva di turno dice: “amnesia dissociativa” che vuol dire scordarsi di un figlio per ritrovarselo morto. I neonati fin dal loro primo comparire mandano nel pallone chiunque. Un figlio cambia la vita. Cambiano i ritmi, le abitudini, la consapevolezza di sé, il pensarsi non più come individuo a sé stante ma come “mamma” o “papà”. Neomamme e neopapà che si ritrovano da soli ad affrontare un incognita perennemente mutevole. Una volta i bambini erano i figli di nonni, zii e vicini di casa. Non si era soli e le paure e le crisi di nervi si condividevano e si sperdevano. Oggi l’evento nascita è pianificato, assistito e monitorato fino al parto, poi il figlio è di chi l’ha fatto che col figlio partorisce pure dubbi e stress e solitudine e errori, a volte letali. Siamo travolti ogni giorno da mille impegni, scanditi da trilli e squilli e siamo soli e basta un niente per sbagliare e basta pochissimo per rompere una quotidianità soffocata da momenti tutti uguali e ugualmente fittissimi, che non lasciano il tempo di pensare, fino al punto di scordarsi di un figlio. In questi casi colpa è l’unica parola sbagliata. Compassione per un genitore che non si darà mai pace o pietà o infinita tristezza o silenzio. Fu il padre di Piacenza, orfano del bimbo morto nelle stesse circostanze di Gaia, che propose l’obbligatorietà di un dispositivo di allarme in grado di scongiurare simili tragedie, ma dal 2014 la proposta, che intende modificare l’articolo 172 del codice della strada, giace in attesa. In attesa che passi il referendum e poi tutte le altre impellenti priorità. Esiste un brevetto italiano, premiato dal Centro Nazionale delle Ricerche e messo a punto da un gruppo di studenti di Bibbiena, che si chiama ‘seggiolino salva bimbi’ e segnala la presenza del bambino nel seggiolino quando si spegne il motore e si chiude la portiera dell’automobile. Abbiamo apparecchi che contano i passi, le calorie smaltite, quelle da smaltire per diventare er più della plaia e ci manca il cicalino salva vita, nostra prima che del bimbo chiuso in auto, che dopo una simile disgrazia la vita non è più cosa.


Gabriella Grasso

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