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Palermo: Al Bobez Arte la mostra fotografica “Essenza ed apparenza” di Lorenzo Gatto

Palermo. Verrà inaugurata venerdì 10 febbraio, alle ore 19.00, la personale del fotografo Lorenzo Gatto; curatela Giuseppe Carli; direzione Monica Schiera; testi Giuseppe Carli, Maria Lo Piccolo; segreteria Organizzativa Francesca del Grosso. Evento realizzato in collaborazione con Salvo Agria al BOBEZ (via Isidoro La Lumia 22. La mostra visitabile da martedì a sabato, dalle 10:00/12:30 – 16:00/19:30.
Giuseppe Carli: “Il potere moderno usa la fotografia, attraverso una sistematica e pervasiva offerta di immagini che tramite la tecnologia ci raggiunge ovunque, quasi senza sosta; Lorenzo Gatto, invece, sceglie come unico antidoto a questa nuova forma di dittatura visiva, il ritorno all’arte pura fatta di proiezioni sentimentali ed “essenziali” che si esplicano nello scatto, fornendo quel senso di “apparenza” che da voce a quel bisogno bruciante di verità, prima condizione per diventare pienamente liberi, affinché anche altri uomini possano cominciare a risvegliare in loro il sentimento e la nostalgia verso il bello. Gatto in quanto “artista” ha il compito di proseguire la storia del mutato modo di vedere il mondo, le persone, le forme; la medesima storia che è proiezione del sentimento, e lega a se le varie finalità artistiche e gli indirizzi stilistici. Proprio per tale motivo si differenzia da molti altri fotografi e si trova coinvolto in situazioni nuove, creando il suo lessico e una nuova sintassi di questo mezzo d’espressione. La fotografia è stata considerata da sempre – un nuovo modo di vedere, e quindi di concepire il reale – spesso condizionando i nostri modi, inconsciamente, anche con i suoi derivati: cinema, televisione, internet, cellulari; così Lorenzo Gatto ci offre la sua personale visone del mondo. Le sue immagini fotografiche spesso in bianco nero, monocromatiche, sanno accostarsi con eleganza a quelle acqueforti antecedenti alla miracolosa invenzione del 1904 dei fratelli Lumière, offrendo un anello di congiunzione tra il dagherrotipo e le nuove tecniche digitali. I suoi scatti, più che in ogni altro, mostrano un rapporto quasi tattile e amoroso, tra il fotografo e il soggetto che filtra i segni e i significati in un’azione che si conclude nell’orgasmo del click. Lorenzo Gatto riesce a regalarci il concetto di bellezza così come era visto dai classici, variando e risolvendo in chiave moderna i canoni estetici e tipologici. Ossessionato dalla sua città, Palermo, che ama fuori misura, la rende studio a cielo aperto, creando contrasti semantici, unendo il degrado all’eccellenza. Questo avviene in maniera chiara e sincera utilizzando la bellezza fisica del movimento, prediligendo soggetti provenienti dal mondo della danza con le loro forme pulite e lineari, contrapponendola a quelli ambienti del tutto abbandonati, della sua città, palazzi nobiliari e antichi ruderi che un tempo erano scenario di uno sfarzo fuori misura e oggi vivono nell’oblio, perdendo la loro la presenza nella memoria della gente. Nonostante questa sua provocazione, e in taluni casi potremmo dire impegno sociale, atto a far percepire le rovine della storia come “bello”, pur non essendo una novità, trova le sue ragioni nell’insofferenza per gli oggetti tradizionali e nella ricerca conseguente di temi nuovi, al di fuori degli stili canonici, proprio per queste motivazioni i suoi scatti richiamano prorompentemente alla storia dell’arte che come la pittura o la scultura tendono ad idealizzare il corpo rendendolo veicolo indiscutibile del bello, senza l’aiuto dell’eros diviene unico protagonista che sa cambiare composizione in totale armonia. L’opera di Lorenzo Gatto annulla del tutto le scoperte di William Henry Fox Talbot, poiché anziché rendere possibile la stampa di un numero indefinito di positivi da un negativo, da l’impressione che le sue opere siano pezzi unici e che non potranno essere riprodotti in serie, omaggiando la fotografia di quel privilegio di unicità che prima era solo destinato alle arti maggiori”.

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