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Catania: Alla Galleria Verticalista mostra d’arte e workshop sulla musica verticale

Catania. Alla Galleria Verticalista (via S.M.Mazzarello – 12), “Movimento Verticalismo, mostra d’arte e workshop sulla Musica Verticale”, dal 10 al 28 febbraio. Espongono: Stephen A. Scott, Rosario Calì, Philip B. Franzen, Rosario Platania, Guglielmo Pepe, Rosa Buccheri, David A. King, Salvatore Spatola, Salvatore Commercio.
“Sul secondo numero del nostro periodico Verticalismo, gennaio 1976 (dopo tante conferenze a partire dal ’73), nel saggio “Situazione scientifica del Verticalismo (la verticale pittorica e musicale)”, Antonio Corsaro parla ampiamente di Musica verticale. In quell’ occasione prende spunto di importanti opere di musica elettronica e contemporanea di grandi autori (con esempi grafici) per una lettura semiologica: Sylvano Bussotti (La passion selon Sade; Rara), Luciano Berio (Circles), Earle Brown (December 52), Dieter Schnebel (Glossolalie), Karlheinz Stockhausen (Refrain), Ferdinand Kriwet (Rundscheibe). Conclude: “ Questi che sono esempi fra tanti stanno qui a dimostrare di che natura è il campo del possibile aperto al Verticalismo”.
Da quel momento in avanti molti musicisti cominciano a parlare di Musica Verticale. Forse pura coincidenza. Noi iniziamo a produrla per i nostri spettacoli e i nostri film.
“Su Repubblica del 12 ottobre 1980, Michelangelo Zurletti fa la cronaca dei “Concerti romani di Musica Verticale”. Poi intervista Walter Branchi, fondatore del Laboratorio Elettronico per la musica sperimentale presso il Conservatorio di Pesaro. Domanda: “Cosa c’è di verticale in questa musica?”. W.B.: “Se lo domandono anche molti associati, ma in realtà è molto semplice. E’ verticale perché viene considerata nel suo spettro sonoro. E’ un titolo per una situazione ideale, perché come si sa la musica elettronica è fatta anche con altri sistemi. Più tradizionali. Il computer è lo strumento ideale per produrre Musica Verticale. Naturalmente non si tratta in nessun caso di una verticalità accordale”.
Noi, nel riportare per intero l’ articolo sul nostro ‘periodico trimestrale’, teniamo a precisare: “Aggiungiamo solo una nota per motivi di chiarezza: la Musica Verticale si inserisce nell’ ambito dell’ estetica Verticalista come pura forma pluridimensionale: il suono si trasforma in metasegno e assurge a “significante poliespressivo”; la musica Verticalista, in quanto campo di possibilità, tende all’ espansione nella sovrapposizione e disseminazione dei “significati” attraverso un processo di significazione”. Inoltre, come per l’arte, è tradizione e invenzione.
Nel sito dell’ associazione Musica Verticale si legge: “Musica Verticale è la più antica associazione italiana di musica elettronica e contemporanea e raccoglie al suo interno molti tra i maggiori compositori italiani attivi in questo ambito. Fondata nel 1977 da Walter Branchi e Guido Baggiani. La ricerca di nuove modalità di fruizione e una costante attenzione alle nuove proposte artistiche ne fanno un punto di riferimento internazionale nella diffusione della musica elettroacustica, genere fortemente innovativo nel panorama concertistico contemporaneo.
Dal 1978 Musica Verticale propone a Roma una rassegna annuale composizioni elettroacustiche, realizzate da compositori di quasi tutto il mondo, con opere in prima italiana o in prima assoluta.
Musica Verticale ha organizzato concerti, seminari e convegni in Italia e all’ estero realizzati con i più importanti centri di produzione musicale elettronica e centri di ricerca quali: Istituto di Sonologia di Utrecht; Simon Fraser University, Vancouver; MIT (Massachusset Institute of Technology), Boston; Università di Stanford; Centro di Sonologia Computazionale, Padova; CNUCE, Pisa; CNRS, Marsiglia; IRCAM, Parigi; GMEBD, Bourges; Biennale di Zagabria; Festival di Musica Elettronica Italiana di Madrid; etc. Musica Verticale ha al suo attivo produzioni discografiche e pubblicazioni”.
“Ma se questo è il tema visibile dei concerti, ve n’è un altro sotteso che oscilla tra comunicazione ed estetica, dove tracciare una linea di separazione netta tra le due è sempre più arduo per le infinite relazioni che le legano oggi come ieri nella musica, nell’ arte, nelle scienze, nella filosofia, nella religione”.
Quanto detto per la musica vale anche per la poesia e l’arte: così come possiamo specializzare un computer per la composizione di un testo musicale possiamo specializzarlo per fare una certa poesia visivo-sonora e un’opera d’arte, anche di tipo stocastico, vale a dire con una certa aleatorietà di cui si avvale in genere il musicista per rompere la determinazione del programma. La probabilità, tanto nella musica quanto nella poesia e nell’arte, non può che potenziare gli enunciati. (Antonio Corsaro: “Ci sembra, a tal proposito, che la “computer art” possa suggerirci qualcosa per arricchire i nostri strumenti estetici o comunque condizionare ogni intrapresa verticalista. Dinanzi a un elaboratore non proviamo alcun senso di sgomento oppure di mitica meraviglia. Facciamo parte di quella tendenza che dà il massimo credito alla categoria del possibile. La “computer art” che amalgama il calcolo e l’estetica, l’algoritmità e il concetto di creatività, ci offre un esempio di quel progressus in infinitum che la fenomenologia casuale propone. Progresso indispensabile alla scoperta di nuove essenze pure. Non diciamo che la logica formale, l’elettronica e la matematica superiore costituiscono gli strumenti necessari per fare del verticalismo: ma riteniamo che l’arte verticalista servendosi della loro comparsa si illumini di futuro”).

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