giovedì , Aprile 15 2021

A Palermo “Al Araba Al Madfuna III” nella chiesa SS. Euno e Giuliano

Palermo. E’ una cripta ritrovata ad ospitare una istallazione dell’artista egiziano Wael Shawky, vincitore a Torino della I edizione del Mario Merz Prize: all’interno della sezione Arti Visive di BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo, promossa dal Comune di Palermo (Assessorato alla Cultura), “Al Araba Al Madfuna III” è un viaggio narrato in bilico tra storia e modernità. SS.Euno e Giuliano era una chiesetta della congregazione dei “seggettieri” di Palermo, abbandonata e dimenticata dopo i bombardamenti del ’43. Un attento restauro l’ha riportata alla vita, scoprendo sia la cripta con le nicchie per i cadaveri, che un sottostante ambiente ipogeo che si allunga sotto l’attuale piazza Magione. “Abbandonata dalla modernità, recuperata dalla contemporaneità, SS. Euno e Giuliano è un esempio di recupero e di dialogo con il territorio – dice il sindaco Leoluca Orlando – Shawky ci propone un’opera straordinaria che è al di sopra di ogni religione e cultura. E ci dice che Dio esiste, qualsiasi sia il nome che gli diamo”. “Shawky riannoda un legame con il passato, con lo spazio, ma è un forte segno di integrazione e di denuncia”. Un soffice strato di sabbia, nella cripta, conduce verso l’istallazione con cui Wael Shawky , in arabo antico, racconta il rapporto con la storia. A Palazzo Branciforte, invece, “Cabaret Crusades. The path to Cairo”, secondo film della trilogia Cabaret Crusades, entra in costante dialogo con le scaffalature dell’antico Monte dei Pegni e con gli storici pupi siciliani dei Figli d’Arte Cuticchio: la lotta tra paladini e saraceni diventa invece un tentativo di dialogo. Le due esposizioni di Shawky avviano il ciclo “Punte brillanti di lance”, nato dalla collaborazione tra Fondazione Merz, Fondazione Sicilia e Comune di Palermo. “Wael Shawky – spiegano le curatrici Beatrice Merz e Laura Barreca – offre un punto di vista narrativo non occidentale, e per analogia, fornisce una visione trasversale sulla complessa situazione geo-politica contemporanea da cui dipendono gli equilibri non solo del Mediterraneo, ma dell’Europa e del mondo intero”. “La lotta tra fazioni cristiane e musulmane di ieri, diventa dialogo di oggi”, dice Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia.
Le due istallazioni inaugurano la sezione Arti Visive di BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo, promossa dal Comune di Palermo (Assessorato alla Cultura) e in programma fino al 12 marzo. In calendario decine di appuntamenti – spettacoli, mostre, proiezioni, itinerari e dibattiti con prestigiosi intellettuali italiani e stranieri – ospitati in teatri, cinema e siti monumentali restaurati e restituiti alla piena fruizione del pubblico. Non è interessato tanto alla storia in sé, Wael Shawky, piuttosto a come i processi storici possano essere diversamente interpretati dell’uomo. La trasposizione filmica di fatti e avvenimenti riportati in alcuni testi arabi, trova spazio in cortometraggi a cavallo tra il documentario e il film d’animazione, in cui gli attori sono spesso bambini, o addirittura marionette, feroci interpreti dei fatti storici a cui rimanda, intrisi di violenza e intrighi di potere.
Al Araba Al Madfuna (parte II) – Tratto da due racconti brevi dello scrittore egiziano Mohamed Mostagab (1938-2005) “The Offering” e “Horsemen Adore Perfumes”. In “The Offering”, un intero villaggio perde l’uso della parola e dopo i tentativi iniziali per trovare un rimedio, si adatta a sopravvivere con altri mezzi. “Horsemen Adore Perfumes” racconta i tentativi falliti di una serie di cavalieri che cercano di spodestare i tiranni di una società. Shawky raffigura l’inclinazione di queste comunità a ricorrere alla magia, o a contare su di un unico individuo per raggiungere nuovi livelli di benessere e ricchezza. L’opera è il seguito di “Al Araba Al Madfuna” (2012) la cui sceneggiatura è tratta ancora da una storia di Mostagab. In entrambi i film, sullo sfondo storico e rurale dell’Egitto del nord, i bambini, vestiti e doppiati da adulti, si raccontano e ci raccontano una storia in Arabo antico.
Cabaret Crusades: The Path to Cairo – È un film musicale di 58 minuti la cui sceneggiatura, ispirata agli scritti di Amin Maalouf, si trasforma in canzoni, cantate da cori di bambini. La composizione musicale si basa sulla musica tradizionale dei pescatori di perle del Bahrain. Le riprese si sono svolte tra il Deserto Bianco (il deserto occidentale in Egitto) e Marsiglia, e i protagonisti sono delle marionette a filo, realizzate a mano in vetro e ceramica con costumi anch’essi fatti su misura in pizzo, cotone, velluto e seta. Il lavoro di ricerca e di preparazione che ha preceduto le riprese, comprende anche la realizzazione di disegni, la stampa di fotografie, il progetto teatrale e la sceneggiatura scritta.
Filmare giocattoli è un modo per osservare i cliché culturali e ricorda le “società della sorveglianza” dove l’interprete principale è l’esotismo della “cultura altra”. Nel suo aspetto formale, l’argomento delle Crociate è legato al cinema e quindi il suo spazio mitico è vasto ma anche piuttosto vago. Poiché molti dei suoi valori estetici sono basati su rappresentazioni Hollywoodiane, l’utilizzo delle marionette, convoglia nel dramma una forma di cinismo ponendosi radicalmente contro la moda. I principali avvenimenti storici avranno luogo a: Edessa, Gerusalemme, Tripoli, Antiochia, Aleppo, Damasco, Mosul, Acre, e il Cairo.
Wael Shawky è nato nel 1971 ad Alessandria d’Egitto. La sua produzione artistica spazia tra video, disegno e performance, esplorando in profondità i modi in cui si scrivono storia e mitologia, con una prospettiva critica sui racconti contemporanei legati agli stati di cambiamento e incertezza attuali. Tra gli artisti più importanti della sua generazione, Shawky ha sviluppato un linguaggio artistico originale che riunisce insieme estetica globale e temi politici. Ha esposto in tutto il mondo con mostre personali, come le più recenti al Castello di Rivoli e alla Fondazione Merz di Torino; alla Kunstahaus di Bregenz; al Mathaf: Arab Museum of Modern Art, Doha; al MoMA PS1, New York (2015); al K20, Düsseldorf (2014); alla Serpentine Gallery, Londra (2013); KW Berlino (2012); e ha partecipato grandi mostre collettive, tra cui la Biennale di Istanbul (2015); la Biennale di Sharjah (2013); e dOCUMENTA (13) (2012). Le sue opere fanno parte delle collezioni di importanti istituzioni pubbliche come Tate Modern, Londra; MoMA, New York; MACBA, Barcellona; i Musei del Qatar, Doha.

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