mercoledì , Ottobre 20 2021

Ordini degli Ingegneri: criticità infrastrutture in Sicilia

Il tema dell’invecchiamento delle grandi infrastrutture tocca da vicino la Sicilia in maniera eclatante almeno dal 2015, con il cedimento della campata dell’autostrada Catania-Palermo.
È evidente che ai problemi strutturali veri e propri, ai problemi strategici, economici e politici che ne seguono, va anteposto il tema della sicurezza delle vite umane.
Se l’approccio da seguire per la manutenzione e – perché no? – la sostituzione delle strutture i cui materiali degradano inevitabilmente con gli anni e l’usura (la necessità di nuove infrastrutture che affianchino e sostituiscano nel tempo quelle esistenti è una battaglia che ci ha visti, come ingegneri, perdenti rispetto alla demonizzazione di nuove infrastrutture), è oggetto in queste ore di analisi e approfondimenti che non staremo a riprendere e ripetere; quello del monitoraggio e prevenzione dei dissesti nelle grandi strutture è invece un tema non sufficientemente indagato.
Come ebbi a dire già nel 2015, esistono attualmente sistemi di monitoraggio “smart” capaci di tenere sotto controllo a distanza il comportamento di edifici, ponti e altre infrastrutture e di farlo in tempo reale con costi molto modesti.
È evidente che non è possibile monitorare contemporaneamente gli oltre 60.000 viadotti italiani ma tenere d’occhio quelli più delicati per età, arditezza costruttiva o semplicemente per degrado è assolutamente fattibile. Il monitoraggio a distanza con sensori in grado di registrare valori principali di deformazione, temperatura, inclinazione, etc. trasmessi a distanza in tempo reale e in modalità wireless, consente al gestore della struttura monitorata di avere informazioni dettagliate e continuamente aggiornate sull’integrità e sul buon funzionamento della struttura stessa.
A differenza di quello di Genova, il viadotto Morandi della Valle dei Templi, ad esempio, non è un ponte particolarmente ardito o dalle tecniche innovative, si tratta di una struttura in qualche modo “ordinaria” perché sostanzialmente appoggiata e non “strallata”, come d’altra parte la gran parte delle infrastrutture siciliane, ma che presenta deterioramenti tali da rendere evidente la cattiva realizzazione. Non ha ceduto solo il “copriferro” (lo strato di pochi centimetri di calcestruzzo che ricopre le armature in acciaio), ma in certe parti si è sbriciolato proprio il calcestruzzo all’interno!
E questo introduce un altro tema, che è quello più generale e riguarda la politica in senso proprio. Lo ha ricordato in queste ore il prof. Majorana, docente di scienza delle costruzioni dell’Università di Padova: il problema dei controlli è diventato occasione di malcostume. I controlli affidati a soggetti comunque interessati non garantiscono la dovuta imparzialità di giudizio. Quella delle consulenze scientifiche affidate direttamente dai gestori induce necessariamente ad un cortocircuito.
I collaudi, i controlli, le verifiche e relative consulenze devono essere svolte da soggetti terzi, anche dalle Università, certo, ma non dai singoli professori attraverso incarichi diretti a titolo personale. O meglio ancora devono essere svolte dallo Stato stesso. Lo smantellamento progressivo dei Provveditorati alle Opere pubbliche, lo svuotamento di competenze e risorse, anche umane e strumentali, degli Uffici del Genio Civile hanno sottratto allo Stato e alle Regioni un compito fondamentale, che è quello del controllo, reso ancora più necessario dalla privatizzazione delle grandi aziende di costruzione e gestione delle infrastrutture, quali ANAS e Ferrovie dello Stato.
L’autoreferenzialità dei soggetti e dei sistemi di monitoraggio invalsi in questi ultimi anni va superato attraverso il coinvolgimento diretto e responsabile delle strutture pubbliche, ivi comprese le università e gli ordini professionali, non come singoli soggetti ma come organismi strutturati, che soli possono garantire la necessaria terzietà di giudizio e la qualità della prestazione.
Il continuo complicare le procedure sui lavori pubblici, ancora, lungi dall’aver allentato la morsa della corruzione e del malaffare, ha reso – per contrappasso – più difficili i controlli e meno lineari le procedure stesse: più le leggi sono complicate più sono ampi i margini per aggirarle!
Proprio in questi giorni il Consiglio Nazionale Ingegneri, con un’articolata circolare ha invitato gli Ordini ad offrire il proprio contributo di collaborazione alle istituzioni pubbliche, ribadendo i concetti di cura, sicurezza, manutenzione, prevenzione, controllo, competenza.
Gli Ordini degli Ingegneri, in quanto istituzioni pubbliche vigilate dal Ministero della Giustizia sono componenti del Sistema nazionale di Protezione Civile ed in questo senso hanno messo a disposizione del Presidente della Regione il loro bagaglio di esperienza, professionalità e competenza tecnica e scientifica nel programma regionale di messa in sicurezza delle infrastrutture viarie, non come singoli ma come organismo coordinato su base provinciale e regionale capace di garantire la necessaria terzietà di giudizio e la qualità della prestazione

Giuseppe Margiotta

Presidente della Consulta degli Ordini degli Ingegneri della Sicilia
Presidente del Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri

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