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Dalla seconda guerra mondiale ai populismi odierni: 3 settembre 1939 – 3 settembre 2018

La data del 3 Settembre rappresenta uno di quegli spartiacque storici importanti per la nostra età contemporanea. E sono passati solo 79 anni da quel fatidico 3 settembre 1939, il giorno in cui, con la dichiarazione di guerra alla Germania di Francia e Gran Bretagna, si dava ufficialmente il via alla Seconda Guerra Mondiale. Gli echi e gli strascichi di questo conflitto sono tutt’oggi presenti, tanto che per capire veramente a fondo la politica odierna e il gioco di potere a livello internazionale bisogna avere una conoscenza quantomeno accettabile di questa Guerra. Cominciamo subito a fare una precisazione, perché sulla data di quando collocare l’ufficialità dell’Inizio della Seconda Guerra Mondiale vi è un forte dibattito. Soprattutto inerente a due date particolari: questa e l’1 Settembre 1939. Che cosa successe quel giorno? Hitler invase la Polonia senza dichiarazione di Guerra dopo aver consolidato l’Alleanza con l’Italia (alleanza che, come al solito, non tenemmo fedelmente) e, fatto ancor più importate, assicuratosi la non aggressione della Russia comunista di Stalin (tramite il celeberrimo trattato di Molotov-Ribbentropp). L’invasione della Polonia rappresenta l culmine di una serie di annessioni da parte tedesca, tra cui, l’anno precedente, il territorio austriaco e agli albori del ’39 la Cecoslovacchia (formalmente annettendo solo la regione dei Sudeti, ma ben sappiamo come andò a finire). La Polonia era uno stato nato all’indomani della fine della Prima Guerra Mondiale e che divideva la Germania in due territori (per permettere al neo stato uno sbocco sul mare). Questa striscia di territorio, passato alla storia come “Corridoio di Danzica” finirà per scatenare l’escalation fino all’invasione dell’1 Settembre. Ma, in un attacco di pignoleria, per quanto detto, essendo che la Germania non abbia dichiarato guerra alla Polonia e quindi fatto un’aggressione (passata dalla propaganda come autodifensiva a seguito di un falso attacco inscenato il giorno prima da pseudo soldati polacchi, in realtà tedeschi, ad una stazione radio della Germania) e alla stregua di un’annessione, di fatto potremmo, con lo stesso metro di giudizio, far cominciare la guerra già dal ’38 o, in un salto ancor più lungo, già all’indomani della fine della Prima Guerra Mondiale a causa dei pesanti diktat imposti ai paesi vinti. Quei diktat che hanno permesso l’ascesa di Hitler in Germania. Sarebbe quindi più opportuno considerare tutti questi eventi dei prodomi di guerra e magari elevare a casus belli l’invasione della Polonia (facendo il parallelo con la Prima Guerra Mondiale l’inizio non coincide con l’uccisione dell’Arciduca Francesco Ferdinando ma un mese dopo con la dichiarazione di guerra dell’Austro-Ungheria alla Serbia). In parole povere la Guerra nasce nel momento in cui viene dichiarata e Francia e Gran Bretagna, sbalordendo lo stesso Hitler (che non credeva vi fosse una tale risposta), accorrono in difesa della Polonia. Ma è un aiuto formale. Dopo la celere conquista della Polonia grazie alla blitzkrieg (guerra lampo) tedesca, la guerra assume connotati “strambi”. Non si combatte assolutamente nel fronte franco-tedesco fino a che, passato il 1939 e all’alba del 1940, dopo la conquista della Danimarca e della Norvegia da parte dei Tedeschi, il 10 maggio parte l’offensiva che porterà il 14 giugno alla capitolazione di Parigi (nel mentre, il 10 giugno, l’Italia entra in guerra con una mossa che non ci ha fatto certamente onore nei riguardi del mondo e, soprattutto, dei francesi, pugnalati letteralmente alle spalle a soli 4 giorni dalla caduta della loro capitale). I fatti che seguirono sono ben noti, almeno nelle linee generali, a tutti. L’Operazione Barbarossa prima e l’attacco di Pearl Harbor poi renderanno veramente mondiale la guerra con l’entrata di Russia e Stati Uniti nel conflitto. E da lì la fine del Reich e dell’Italia, miseramente condotta ad un armistizio nel 1943 e fino al 1945 ad una guerra civile. Fatti, racconti ma soprattutto testimonianze di quegli eventi ci fanno conoscere la crudeltà della guerra (dopo Garibaldi la Sicilia non era stata più invasa fino al 1943). Quasi un monito alla generazione presente ad evitare altre inutili escalation e a mantenere la pace. Viviamo in un’Europa che, dal 1945 ad oggi non ha conosciuto nel proprio territorio una guerra. Ma che ha temuto proprio da quel 1945 lo spettro della distruzione. E la realtà della divisione tra i due blocchi della Nato e del Patto di Varsavia. Divisione che concretamente si vedeva, e si percepisce tutt’oggi, nella cortina di ferro e, soprattutto, nel muro di Berlino, abbattuto, e con esso la divisione fisica, nel 1989, quando uno dei due blocchi ha ceduto. Da lì il processo dell’unificazione Europea ha avuto una poderosa accelerazione fino ad oggi. I movimenti populisti, nazionalisti e revanscisti sono tornati a farsi sentire in tutto il nostro Continente. Non si sottovalutino né si osteggino. Perché è normale che in Europa non sia facile far convivere potenze che poco meno di 80 anni fa si davano feroce battaglia (senza contare il passato). Un’Europa formata da tanti stati con una storia a se stante e che l’ultima volta che è stata unificata (almeno in parte) è stato sotto un effimero Sacro Romano Impero mille e passa anni fa (tralasciando la ancora più effimera parentesi napoleonica). L’annullamento della storia di questi stati porta al nichilismo e quindi all’annullamento della nostra storia. Da questo punto di vista ben venga il nazionalismo come contrappeso all’unificazione e a ricordo della nostra identità. Solo quando riusciremo a trovare, quasi in una sorta di pendolo schopenhaueriano, l’equilibrio tra unionismo e nazionalismo, lì troveremo la vera pace e la vera Europa che potrà ricondurci tutti al centro della Storia. E queste date, tra cui il 3 Settembre, devono rappresentare le pietre miliari da ricordare e da prendere come esempio o, come in questo caso, come monito, per non ripetere gli stessi errori del passato e contraddire una volta e per sempre i corsi e ricorsi storici del filosofo napoletano Vico.

Alain Calò

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