mercoledì , Ottobre 20 2021

Cari ragazzi, cari studenti

Cari ragazzi, cari studenti,
Mi dispiace, ma questa volta vi siete proprio meritati di entrare nella mia lista “nera” di destinatari ai quali invio una lettera. Ve la siete meritata in maniera duplice, e non azzardatevi di fare le vittime di un sistema, che siete ingenui e ancora poco maturi per capire certe cose. Queste sono stupidaggini che di certo non vi fanno bene. Qualunque cosa fate, anche contro tutti, fatela e siatene convinti, difendendola a spada tratta. Però, poi, beccatevi le critiche (quelle costruttive ed educate) che vi meritate. Gli insulti o i seminatori di discordie mandateli tranquillamente a quel paese. Non è una giustificazione oggi il qualunquismo de “non esiste più la destra e la sinistra” per dover vedere un Che Guevara osannato come un “eroe” neutro. Che Guevara ha l’unico merito di essere stato assassinato giovane e di non aver potuto fare danni ulteriori a quelli che già lui, assieme a tutta la sua compagine, aveva già fatto. Più o meno come Trotskij, ma ci vuole anche fortuna nel morire al tempo giusto e nel modo giusto. Se oggi vogliamo assumere che non esiste più la destra e la sinistra seduta agli scranni del Parlamento, non possiamo assolutamente pensare che non esista un modo di pensare “di destra” e un modo di pensare “di sinistra” e quindi un modo di agire. Siamo tutti in questa Terra dove sì la natura è ricca ma le risorse sono scarse. E la distribuzione di queste risorse apre un ampio dibattito da cui nascono i primi embrioni di equa ripartizione senza merito o mettere al centro il merito di guadagnarsi quel qualcosa. Da qui parte la prima biforcazione che condurrà alla divisione del modo di pensare. Potrei arrivare ad un caso pratico: voi sgobbate notte e dì a lavorare. Create impresa. Create altro lavoro. Producete ricchezza. Vi sembra normale che tutti i vostri sforzi vengano usati per distribuire ricchezza alle cicale di turno? Un altro caso, qui più filosofico: è più importante la massa o l’individuo? L’impegno del singolo o la squadra in cui il singolo deve sottomettersi? Nei secoli queste, come tante altre domande, hanno portato all’instaurarsi di diversi modi di pensare e quindi di agire. E da queste sono nati gli “eroi” di una o dell’altra parte che tra di loro hanno lottato. Se oggi vogliamo berci la stupidaggine che non esista più questa lotta, bè, possiamo anche far finta di farlo. Ma non possiamo dimenticare il passato. Quindi chi si professa di un certo valore (e se già abbiamo una professione non comprendo come non si faccia ad avere una lotta che non deve essere per forza fisica) perché chiamare come testimonial l’ “eroe” di un altro valore? Non mancano alla destra i “grandi”: a quell’approfittatore di Che Guevara sarebbe stato molto più bello vedere un D’Annunzio che almeno ha potuto esprimere tutto se stesso fino alla sua morte di vecchiaia. Ma vabbè, tutto ciò può essere frutto anche della scarsa importanza che sempre più viene data alla storia. L’abolizione del tema di storia alla fine non è una presa di posizione del Governo, ma un semplice dato di fatto. Mi ricordo che, maturando, su 100 e più solo io e un altro mio amico prendemmo quella strada. Perché tenere una traccia che praticamente è stata abolita dalla classe studentesca? Non sono un fan di questo governo, ma è palese che oggi stiamo assistendo da parte dei nostri studenti l’inizio del loro tirocinio da ingegneri civili, pronti nella costruzioni di mirabolanti ponti dall’Immacolata a Natale con una bella occupazione. Condiamo poi il tutto con un po’ di teatralità oscena e stupida, ovvero con il bruciare le effigi dei due Vicepremier (una volta si protestava contro il ministro dell’Istruzione e il Premier, ma quest’ultimo è condannato a sentirsi rispondere un sonoro “NO” alla celebre domanda “Lei non sa chi sono io?” e il primo è ancora più sconosciuto del secondo). Perché, parliamoci chiaro, i problemi all’interno della scuola e dell’Università ci sono sia nella struttura architettonica che nella struttura sociale. Sono problemi che dovrebbero spingere gli studenti ad indignarsi veramente tutto l’anno e non solo in questi momenti “caldi” per procurarsi qualche giorno di vacanza e poi tornare docili come agnellini dopo Capodanno facendo finta che tutto sia acqua passata. Volete veramente protestare? Studiate. Mettete anima e cuore in quello che studiate e impegnatevi ad essere cittadini migliori di quanto lo siamo noi. La migliore protesta non si fa chiudendo le scuole o riducendole a tuguri o case di incontri con il fidanzatino. Questo vogliono coloro contro cui puntate il dito accusandoli di non tenere a cuore del vostro futuro: che voi siate ignoranti, non capiate niente e mentre ve la spassate a farvi dolci passeggiate nei campi per poi ammorbidirvi magicamente con qualche collanina o la nuova puntata del Grande Fratello, chi detiene il potere si rinforza di più perché perde la critica dei pensanti. Invece studiate, informatevi e sappiate criticare in maniera costruttiva. Cambierete di più lottando all’interno che facendo questi insulsi gesti plateali che di certo non vi porteranno lontano.
E per favore, se proprio volete il tema di storia, se quest’anno lo re-integreranno facendo un passo indietro, sceglietelo in massa!

Alain Calò

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