domenica , Ottobre 24 2021

Salvini, il populista della porta accanto

Come ha fatto Salvini, nel giro di 5 anni, a tirare fuori dal baratro la Lega, che nelle elezioni politiche del 2013 ha ottenuto il 4 % dei voti? Non solo l’ha salvata se non dall’estinzione certamente dall’insignificanza nel sistema politico italiano, ma addirittura nel 2018 l’ha condotta a svolgere un ruolo di primo piano nel governo del paese. Nelle elezioni del politiche del 2018 le ha fatto guadagnare il 17% dei voti, ribaltando i rapporti di forza all’interno del centrodestra a danno di Forza Italia (Fi) e Fratelli d’Italia (Fdi). Ammesso che si possa parlare, quanto meno a livello nazionale, di coalizione di centrodestra. Assieme a Fi e Fdi la Lega di Salvini governa regioni e comuni, ma al governo nazionale sta con i 5Stelle sulla base di un contratto di governo, che entrambi i contraenti ci tengono a precisare che non si tratta di alleanza politica, che a loro dire, è tutta un’altra cosa. Ma a sollecitare l’interesse a capire il personaggio Salvini sono i sondaggi sulle intenzioni di voto che fanno volare la Lega oltre il 30%, a danno questa volta anche del suo alleato di governo, i 5Stelle, che precipitano al 26% nelle intenzioni di voto dal 32% di voti ottenuti nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Per come si veste e per come parla, Salvini non ha nulla del capo carismatico. Di Salvini si può parlare del populista della porta accanto, che per farsi capire usa un linguaggio basico fatto di frasi semplici e brevi quando discute di problemi complessi. La stessa considerazione si può fare sulle felpe che indossa con il nome stampato della città che visita. La felpa è un capo di abbigliamento che costa poco e che pertanto tutti si possono permettere. Il messaggio che il leader leghista vuole veicolare e fare arrivare agli elettori, è chiaro: “Sono un uomo normale, non sono diverso da voi, sono come uno di voi”. Non piacciono all’uomo della strada quelli che fanno i professoroni e parlano difficile. Come dice Salvini, “preferisco il salumiere allo studioso”. Dopo infuocati comizi, scende giù dal palco, dismette i panni del politico ed indossa quelli dell’uomo comune che stringe la mano a tutti e fa il selfie con chiunque gli lo chieda. Sarebbe un grave errore fare spallucce a sentire affermazioni del genere. Salvini non è uno sciocco. Ha il fiuto del politico e del giornalista che gli consente di intercettare con immediatezza il sentire comune e mettersi in sintonia con quello che una volta si chiamava popolo. Su Facebook, da cui passa buona parte della comunicazione della Lega, Salvini è tra i politici italiani il più seguito. Seguendo la regola aurea del “purché se ne parli”, dà e commenta all’istante, e prima degli altri, la notizia di avvenimenti. Gli sono utili i consigli sulla comunicazione che gli dà Luca Morisi, esperto di informatica filosofica, ma Salvini ci mette del suo e questo fa la differenza. I suoi commenti vengono percepiti come ispirati dal buon senso. Quello che la Lega di Salvini pensa degli immigrati, è noto. E a sostegno delle sue tesi usa argomenti più disparati. Molti di questi argomenti hanno una forte efficacia persuasiva. Senza voler entrare nel merito, uno degli argomenti contro l’immigrazione, che trova orecchie sensibili in ampi strati popolari, è quello del confronto tra l’importo della pensione di invalidità civile, che è di 282 euro al mese, e i 1.000 euro al mese per ogni immigrato che lo Stato paga alla cooperativa che gestisce i centri di accoglienza. Saranno discorsi da bar, ma Salvini da buon populista della porta accanto li ha trasformati in dibatti politici nazionali.

Silvano Privitera

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