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Attacco a Pearl Harbor, 7 dicembre 1941

7 Dicembre 1941. Eh bè, siamo dinnanzi ad una data che ha veramente fatto la storia. Siano gli storici, e non i vincitori, a decidere se tale cambiamento sia stato in meglio in peggio. Ma il cambiamento c’è stato sicuramente, e questo è un dato di fatto. Perché quell’attacco “a sorpresa” del Giappone verso gli Stati Uniti D’America nella base navale di Pearl Harbor nel Pacifico rappresenta un vero e proprio spartiacque nella conduzione della Seconda Guerra Mondiale, con l’entrata statunitense contro l’Asse Italo-tedesco-nipponico. Il virgolettato su “a sorpresa” resta d’obbligo perché pensare che il tutto fu una sorpresa è da ingenui. Ben si conosceva infatti il forte contrasto tra l’espansionismo imperialista giapponese (ai tempi guidato dall’imperatore Hiroito e da Tojo, primo ministro e ministro della guerra e che aveva fortemente voluto l’alleanza con Hitler e Mussolini) e l’altrettanto predominio degli Usa nel Pacifico (gli Stati Uniti, guidati da Roosevelt non erano poi tanto, fino a quel momento, neutrali con ammiccamenti molti spinti a Churchill e anti Hitler). Il 1941 e questa stupidaggine, perché l’attacco a Pearl Harbor fu una stupidaggine in quanto svegliava il can che dorme, ha sicuramente rappresentato un anno di strategie militari, da parte dell’Asse, non molto accorte. Dicembre 1941 in Europa inizia anche l’impantanamento dell’Operazione Barbarossa, con la quale, sfruttando la blitzkrieg, Hitler aveva lanciato il guanto di sfida all’odiato rivale Stalin, lasciando però in sospeso l’Inghilterra dopo il fallimento dell’Operazione Aquila e dell’Operazione Leone Marino. Il ’41, con l’entrata di Usa e Urss, la guerra era diventata veramente mondiale. E ormai mostrava il vincitore perché adesso gli “Alleati” erano diventati molti, avevano la possibilità di comunicare tra loro e potevano contare anche su una certa ricchezza, di sicuro maggiore delle forze dell’Asse, divise e per giunta, per quanto riguarda la questione russa, neanche poi tanto pronti a difendersi tra loro (il Giappone infatti non attaccò la Russia per un pregresso trattato). Anno orribile e nefasto o anno benedetto è tutto un discorso relativo. I risultati sono conosciuti da tutti, le conseguenze sono tutt’oggi visibili. Ma ripeto, come sempre, l’invito a riflettere su queste date senza mai innalzare eroi e cattivi. Perché la Guerra, aldilà di tutto, è sempre una sconfitta dell’umanità.

Alain Calò

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