mercoledì , Ottobre 20 2021

Pip, i “supereroi” della pensione moderna

Sappiamo che maturare i criteri per andare in pensione è tutt’altro che semplice, ma altrettanto complesso è riuscire a mantenere lo stile di vita precedente una volta usciti dal mercato del lavoro.

La pensione, infatti, oltre ad essere inferiore allo stipendio, spesso è anche una fonte di sostentamento per i familiari in difficoltà, e non sempre consente di trascorrere una vecchiaia serena. Per queste ragioni sono sorti una serie di strumenti finalizzati ad integrare il reddito da pensione con altre entrate; tra questi, i più interessanti sono senza dubbio i PIP, Piani pensionistici individuali. Andiamo a conoscerli meglio.

I PIP sono strumenti pensati appositamente per la pensione, che in qualche misura possono ricordare altre opzioni quali le polizze assicurative o i fondi pensione aperti e chiusi. Tuttavia, si tratta di cose abbastanza differenti. Il PIP è costruito sul modello della polizza vita, ma si tratta di una forma pensionistica complementare, che eroga una pensione integrativa sulla base dei versamenti corrisposti durante il periodo lavorativo. Contrariamente ai fondi pensione, che sono erogati dalle società di gestione del risparmio (SGR) o dalle banche, i PIP sono gestiti direttamente dalle assicurazioni, tanto che i contratti stipulati, come detto, ricalcano sostanzialmente quelli delle assicurazioni sulla vita. Tutti vi possono aderire, indipendentemente dalla situazione lavorativa.

I PIP garantiscono una certa flessibilità, diciamo così, sia in entrata che in uscita.

Il lavoratore è tenuto a corrispondere una quota a cadenza fissa (mensile, ma anche trimestrale), che per alcune agenzie assicurative può anche essere rimodulata negli anni. Viene anche stabilito l’indice di rischio, che sarà tenuto in considerazione per quanto riguarda il modo in cui i soldi verranno investiti. L’investimento può essere ai fondi assicurativi interni o agli Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR), ma è possibile anche optare per una gestione separata, più simile alle polizze sulla vita che, essendo garantita dall’assicurazione, garantisce un certo margine di tranquillità. È infine possibile riscattare il PIP anche prima del pensionamento, in caso di morte dell’assicurato, o di un prolungato periodo di disoccupazione, o anche per acquistare o ristrutturare una casa (in questo caso, occorre aver maturato un certo numero di anni di versamenti ed è comunque riscattabile fino al 75% del capitale investito).

Un punto di forza molto apprezzato dei PIP è rappresentato dai vantaggi fiscali.

Lo Stato consente di dedurre fino ad un massimo di 5.164,57€, cosa che va a diminuire l’imponibile sul quale verrà applicata l’aliquota IRPEF. All’interno del deducibile, si considerano comunque anche eventuali contributi del datore di lavoro. Inoltre, i rendimenti generati dal PIP vengono tassati al 20% anziché al 26%, un aspetto da tenere in grande considerazione. Quando viene erogato, invece, il PIP gode di una tassazione del 15%, che si riduce dello 0,3% per ogni anno di partecipazione al piano a partire dal 15esimo anno (fino ad un massimo di 20 anni).

da Moneyfarm

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