giovedì , Ottobre 28 2021

Etna: il vulcano si sta trasformando. I cittadini siano informati

Il vulcanologo Salvo Caffo: «L’Etna è uno dei vulcani più attivi al mondo e quindi ‘normale’ che sia in attività, rientra nella fisiologia dell’evoluzione geodinamica dell’area etnea»
di Salvo Fallica per il Corriere.it

«Non vi è alcuna correlazione scientificamente dimostrata tra l’attività eruttiva dell’Etnae dello Stromboli. Si tratta di due sistemi vulcanici differenti con tipologie di risalite del magma profondamente diversi. Per dirlo con ancor maggiore chiarezza: sono due mondi differenti». Il vulcanologo e dirigente del Parco dell’Etna, Salvo Caffo, che vive e lavora quotidianamente sul vulcano, inizia il suo dialogo con il Corriere della Sera con la smentita di una notizia che ha rimbalzato sui social e sui media. In questo momento di emergenza è fondamentale che non via sia «alcun fraintendimento».

Cosa sta accadendo sull’Etna?
«Penso che quanto sta accadendo in termini di movimenti tellurici è collegato sia al movimento di fianco del settore orientale etneo che si deforma sotto la spinta dell’intrusione del magma e alla sua natura geologico-strutturale. Lascio le valutazioni più articolate sul tema agli scienziati e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che svolgono in maniera ottima il loro lavoro».

Può spiegare in maniera divulgativa quali fenomeni sono in corso?
«L’Etna è uno dei vulcani più attivi al mondo e quindi ‘normale’ che sia in attività, rientra nella fisiologia dell’evoluzione geodinamica dell’area etnea. È una dimensione in continua trasformazione. L’attività delle ‘bocche’, le nuove fratture, l’attività stromboliana, sono tutti fenomeni che rientrano nell’evoluzione geodinamica dell’Etna. Il vulcano va anche compreso nella sua dimensione storica».

L’opinione pubblica si interroga sulla genesi della scia sismica ed in particolare sull’ultima scossa di terremoto che ha colpito Zafferana Etnea, Viagrande e la zona dell’acese. Qual è la sua spiegazione?
«L’Etna non è un vulcano semplice ma un sistema complesso in continuo divenire. I terremoti che si susseguono sono sia di natura vulcanica che di natura vulcanico-tettonica. Sono da inserire nell’evoluzione geologico-strutturale del vulcano, si tratta di lenti processi di trasformazione dell’Etna, che è giusto ricordarlo ha oltre mezzo milione di anni”.

È possibile fare un parallelismo con fenomeni del passato?
«Molte volte l’Etna ha conosciuto attività eruttivo-effusive che hanno determinato grandi modificazioni territoriali e che sono continuamente monitorate e studiate dall’INGV. Vi è una collaborazione molto positiva tra INGV, università di Catania, Protezione civile. Siamo dinanzi ad un sistema che rappresenta un modello di efficienza. In questo momento il mio pensiero va alle popolazioni che stanno patendo gravi sofferenze e sono sicuro che presto saranno aiutati dalle strutture della Regione e dallo Stato ormai molto attenti e sensibili in tale direzione. Voglio inoltre sottolineare l’importanza di un’adeguata informazione scientifica da fornire alla cittadinanza, la collaborazione fra Parco dell’Etna e INVG è esemplare».

Cosa serve al sistema Etna?

«Auspico che ci si muova sempre di più nella direzione di una corretta pianificazione territoriale, adeguata alla complessità geologica dell’area etnea e quindi spero che da tali fenomeni si possa trarre utile insegnamento. Grazie alle scienze della Terra ed alla vulcanologia si sta iniziando ad avere una visione sinottica dell’evoluzione planetaria».



L’eruzione dell’Etna tra cronaca e curiosità by di Salvo Fallica per il Corriere.it
L’Etna è un laboratorio a cielo aperto, lo è sia sul piano geologico che su quello scientifico. Ed è un laboratorio che crea autentici spettacoli, e riesce ad inscenarli anche in contemporanea. Perché sulle sommità del vulcano vi sono ben tre bocche in attività. Uno scenario suggestivo unico al mondo. Per usare una metafora teatrale è come se l’eruzione venisse rappresentata in tre opere diverse ma dello stesso autore.

Mentre la terra continua a tremare l’Etna è sovrastata da una lunga colonna di fumo. Da lunedì mattina sul vulcano vi è in corso infatti una nuova eruzione. Sono oltre 130 le scosse sismiche registrate, una ha superato magnitudo 4.0 della scala Richter. Vi sono boati e caduta di cenere in particolar modo dal lato ionico, dove l’Etna si affaccia sul mare. E’ particolarmente colpita dalla caduta di cenere vulcanica l’area di Zafferana che è vicina alla Valle del Bove. La rete dei sensori dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia di Catania, la più ampia e sofisticata del pianeta in questo ambito (si estende per centinaia di chilometri), dalle 9.00 di lunedì ha iniziato a registrare le a registrare le scosse sismiche.
La spettacolare colonna di fumo esce dal cratere di Sud-Est, ed è il segno tangibile che la fase eruttiva che ha caratterizzato l’Etna nell’ultimo periodo è entrata in una dimensione più intensa. La scia sismica allo stato attuale non ha provocato alcun danno a persone o cose, ma l’attività continua fa intravedere che si potrebbe essere dinanzi ad una eruzione di lungo periodo. Gli scenari che emergono sono suggestivi ed affascinanti, e possono essere ammirati da ogni lato del vulcano e dalle province di Catania, Enna, Siracusa e Messina. Immagini che trascendono il concetto di bellezza e fanno cogliere il senso del sublime.

Nel mondo etneo le immagini dell’Etna in eruzione suscitano tanta curiosità. Preoccupa invece la caduta di cenere. Uno studioso di agronomia, Saro De Martino, ci racconta che la cenere è giunta sino ad Acireale, una città di mare circondata dalle campagne di agrumi. La cenere vulcanica rappresenta un problema per l’intera piana di Catania ricca di una varietà notevoli di prodotti agricoli. Sul lato occidentale è affascinante ammirare il contrasto tra la neve e la colonna di fumo. Carmelo Indriolo, presidente della Pinacoteca Sciavarrello di Bronte spiega: «Da questo lato non vi è alcuna caduta di cenere, ma prevale l’effetto estetico del trionfo dei colori fra il verde della vegetazione, il bianco della neve, l’azzurro del cielo, ed il grigio della colonna di fumo».

In buona sostanza, l’Etna è come una opera d’arte intrisa da una molteplicità di colori. Più si sale verso il vulcano, sia dal lato del Rifugio Sapienza (Nicolosi) sia dal lato del Rifugio Citelli (Milo, la cittadina dove vive il celebre cantautore Franco Battiato), più lo scenario diventa originale. Il mistero della natura si disvela in una pluralità di immagini. La colonna di fumo a volte crea l’effetto di una nuvola. L’Etna non finisce di sorprendere, il luogo del fuoco, del magna che fuoriesce dal sottosuolo è anche la più grande falda acquifera della Sicilia orientale. Il fascino della “madre terra” che contiene tutti gli elementi. Come se la visione moderna della scienza inglobasse la filosofia di Empedocle.

Sull’Etna sono anche stati condotti esperimenti con robot come su Marte ma la visione dell’eruzione con la colonna di fumo, il lancio dei lapilli, supera in fascino e fantasia anche ogni sofisticata forma di intelligenza artificiale. Giuseppe Barbagiovanni, responsabile della sezione giovani di SiciliAntica, afferma: «L’Etna non è solo uno dei più grandi beni ambientali del mondo ma è anche un bene culturale dell’Unesco. Dovrebbe avere flussi di turisti molto più ampi di quelli attuali. Una eruzione più intensa riporta l’attenzione sul vulcano, peccato manchino adeguate politiche di valorizzazione a livello internazionale».

Un recente studio ha messo in evidenza che l’Etna scivola verso il mar Ionio. E valenti ricercatori stanno studiando una nuova rete di sensori per monitorare anche quello che avviene sott’acqua. Studi che servono a comprendere il livello di rischio di uno tsunami nelle coste ioniche della Sicilia orientale. Studiando l’Etna si può indagare l’origine della vita sulla terra. E mentre le ricerche continuano, il vulcano dà vita ad una nuova eruzione dagli aspetti stromboliani. Ma l’Etna come ha più volte sostenuto l’esperto vulcanologo Salvo Caffo è una dimensione in continua trasformazione, i suoi tempi sono lenti ma la sua attività in continuo divenire. E non mutano solo le forme dei crateri, le sommità, vi sono profonde trasformazioni interne. L’Ingv di Catania monitora con attenzione e rigore scientifico l’evolversi delle dinamiche dell’attuale eruzione, in sinergia con la Protezione Civile e le istituzioni preposte a tale compito. Le reti dei sensori hi-tech palesano che sono in corso notevoli deformazioni nelle aree sommitali. Sono in divenire nuove trasformazioni del vulcano. La storia continua, oltre la cronaca…

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