sabato , Ottobre 1 2022

Cosa dicono i risultati delle lezioni regionali in Umbria?

Spunti di riflessione, da approfondire, dai risultati delle elezioni regionali in Umbria.

1) La vittoria del centrodestra a trazione legista è una delle manifestazioni di quella tendenza di lungo periodo verso destra. Le vittorie elettorali del centrodestra non sono fatti episodici, che capitano una volta ogni tanto, ma indicatori di profondi mutamenti negli orientamenti culturali, nei modelli di comportamento e nella dislocazione dei blocchi sociali. Votano per il centro destra il ceto medio impaurito dallo spettro di un declassamento sociale e la classe operaia che non si sente più rappresentata dai partiti di sinistra. 2) Il M5S ha raccolto un consenso molti ampio, e molto eterogeneo, che ha dissipato nel giro di poco più di un anno, dopo essere stato al governo prima con la Lega di Salvini e ora con il Pd di Zingaretti, Articolo 1 di Bersani e Italia Viva di Renzi. Aver cambiato alleanza, pensando che sia ormai superata la distinzione tra destra e sinistra, ha ingenerato il convincimento nei suoi elettori che il MS5 non sia né carne né pesce. Il M5S rivendica successi nell’azione del governo in due coalizioni diverse, ma aver ottenuto il reddito di cittadinanza e la riduzione del numero dei parlamentari, che erano le sue bandiere, non gli hanno procurato una crescita elettorale. Nonostante questi risultati, ha visto restringersi paurosamente la sua area di consenso che lo condannerà all’irrilevanza in caso di elezioni anticipate. 3) Non è schizofrenico il comportamento di Renzi, che prima spinge il riluttante Pd a cercare un accordo di governo con il M5S, poi esce dal Pd e fonda un suo partito personale da collocare al centro guidando però a destra, a Fi in particolare, e ora dice che lui l’aveva detto che con il M5S non si può fare alcuna alleanza di governo. E’ il comportamento di un tattico, privo di una visione strategica, che, essendo animato da un ego esasperato, punta alla sua affermazione personale. 4) La confusione è grande a sinistra, ma contrariamente a quello che pensavano Confucio e Mao Tse-Tung, la situazione non è per niente eccellente. La sinistra dal Pd fino e quell’arcipelago di piccole e microformazioni si ritrovano nell’identica situazione in cui, per restare all’esempio cinese, si sono trovati negli anni ’30 del secolo scorso i comunisti cinesi costretti a fuggire attraverso il deserto perché inseguiti dall’esercito dei nazionalisti di Chiang Kai-shek. A quest’area frammentata di sinistra spetta una lunga traversata nel deserto nel corso della quale dovrà ridefinire identità e recuperare la rappresentanza di quelle classi sociali che costituivano il suo blocco sociale di riferimento e che gli hanno voltato le spalle perché non si sono sentite rappresentate dalla sinistra. Anzi, e peggio, è vista come l’espressione delle élites e dell’establishment.

Silvano Privitera

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