mercoledì , Settembre 28 2022

La vera, talmente vera (che pare falsa) manovra finanziaria

In questi giorni tutti i giornali, i telegiornali e le Barbare D’Urso varie d’Italia sono concentrati nella manovra finanziaria, la prima (e qualcuno spera l’ultima) del governo giallo – 50 sfumature di rosso.

Ogni giorno esce una tassa, poi viene ritrattata. Poi esce un bonus, che subito dopo viene ritrattato e così viene scritta la manovra con questo interessantissimo metodo scientifico, partorito dalle più illustri menti grilline, degno di un premio Nobel e che dagli esimi studiosi è stato definito “metodo acqua, fuochino, fuocherello, fuoco”.
Il Conte continua a non essere contento, cercando di consolarsi buttandosi nel cibo a colpi di pane e salame (lo zucchero è stato tassato perché brutto, sporco, cattivo e fascista), vedendo che la propria maggioranza è troppo stacanovista, facendo nello stesso tempo la maggioranza e l’opposizione.
Forse, notizia dell’ultima ora, si sarebbe trovata una quadra. Ma noi, che pur sapendo di essere miseri mortali e nulla mischiato con niente al cospetto dei tanti statisti che decidono sopra le nostre teste, vorremmo umilmente dare un suggerimento per migliorare questa manovra. Perché noi vogliamo bene all’Italia e anche se qualcuno ci accusa di essere di parte e non ci fa dormire la notte promettendoci di farcela pagare (però senza farci lo scontrino fiscale) per le nostre esternazioni di libero pensiero, andiamo avanti sperando di fare cosa gradita a quei tre, ma proprio tre (ovvero io, mammeta e tu), lettori che ci leggono e comprendono che le nostre sono satire, e quindi, oltre a essere tutelati da quella cosa spesso sventolata ma quasi mai conosciuta che si chiama Costituzione, volte al “castigat ridendo mores” e non certo ad attacchi “seriosi” a persone o gruppi che noi non abbiamo mai fatto né perché non è nel nostro stile, ma anche perché non vorremmo infierire oltre verso chi già fa da sè. E quindi, proprio perché satira, il nostro intento è quello, se riusciamo, di far sorridere, ma al contempo far riflettere su tematiche attualissime che ci toccano da vicino (e che, magari grazie al sorriso, si rendono “più comprensibili”).
Detto ciò, ecco una lista di tasse che, sempre secondo nostro modestissimo parere non vincolante, potrebbero entrare in manovra e rendere falici sia le nostre casse che i nostri amati funzionari europei:
– Tassa sui colori: verranno tassati tutti i colori al di fuori del giallo e del rosso. Una sovrattassa sull’uso dei colori Verde e Blu.
– Tassa sull’aria che respiriamo, sull’acqua che beviamo e sul partito su cui simpatizziamo (eventualmente si decida quale partito esentare).
– Tassa sull’identità cristiana (tanto già si vogliono togliere i Crocifissi dalle Aule).
– Tassa sui disinfestanti (dato che ammazzano tutti quei bellissimi esserini figli di Madre Natura come ad esempio i grilli).
– Tassa sull’anzianità (tanto ormai vogliamo togliergli il diritto di votare quindi nessuno di questi “vecchiacci” si lamenterà).
– Tassa sul numero 3 (indovinate chi potrebbe sposarla?)
Noi oseremo anche suggerire una tassa sulle gaffe, soprattutto se a commetterle sono nostri rappresentanti, cosa che permetterebbe non solo un pareggio di bilancio, ma anche un attivo visto quello a cui assistiamo. Neppure sarebbe male una tassa sull’uso dell’inglese quando, potendo usare l’Italiano, e quindi la nostra lingua, per sembrare più chic (ma soprattutto per farsi calare la testa dall’uditorio nel timore di non fare capire di non comprendere cosa si sta dicendo), si preferisce utilizzare espressioni della perfida Albione.
Proponiamo, inoltre, sempre per rimpinguare le casse dello Stato, la vendita dell’Umbria, tanto, come è stato più volte dichiarato, pesa solo il 2% e ora che è passata dall’altro lato è sempre meglio sbarazzarsene in nome della salvaguardia della democrazia (perché, come sempre, il popolo è sovrano e la democrazia va salvata quando il voto è a proprio vantaggio).
Ah, infine, a tal proposito, non scordatevi la tassa sul Nero (non quello che sfila… quello che marcia)!

Alain Calò

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