venerdì , Ottobre 7 2022

La nuova opera dell’artista e ambasciatore di pace Guadagnuolo “l’angioletto nero”

Nel 1968 Fausto Leali cantava un brano blues di 20 anni prima (1948): “Angeli Negri” (di Pedro Infante). E’ un canto musicale che riferisce di un pittore di Santi e Madonne a cui si chiede di dipingere un angioletto nero accanto alla Vergine Maria. Una splendida melodia per dare risalto alla non diversità tra gli umani di ogni colore, in quanto tutti apparteniamo all’unica famiglia umana. Chi sa realmente qual era la pelle di Gesù? Chi conosce la Palestina sa che è difficile trovare persone dai capelli biondi e con gli occhi chiari.
L’opera scultorea-installazione di Guadagnuolo “L’Angioletto nero” è il bambino nero che dopo l’angoscioso tragitto del mare Mediterraneo, viene appoggiato in una mangiatoia a forma di Croce con le braccia e le mani che avanzano contenti verso di noi. Questo ricorda l’attenzione dei diritti umani e dell’infanzia.
Scrive Calogero Rotondo: «È così che la scultura-installazione assurge quale “personificazione del profondo dolore umano che purtroppo ritorna tragicamente. In questo contesto l’arte di Francesco Guadagnuolo con la sua nuova opera costituisce, un unicum perché il suo genio artistico, inquieto e pieno di sensibilità, plana, con la sua azione non astratta e la sua arte legata nella realtà, in uno spazio che include non solo l’impegno civile ma anche l’azione della politica come campo in cui si possano far nascere e realizzare progetti e aspirazioni volti al raggiungimento di principi e obiettivi di grande idealità sociale. I diritti umani e dell’infanzia non sono stati mai così in pericolo e garantirli non è mai stato tanto attuale; nel nostro tempo, infatti, assistiamo a un non rispetto e a una nuova violenza”… “Non si è ancora capito che il mondo sarà salvato dalla bellezza solo se la pace tra i popoli e i valori fondamentali dei diritti umani saranno salvati dall’uomo. È pertanto questo il vero messaggio dell’artista siciliano, della sua opera simbolo umanitario, perché la funzione dell’arte per il benessere della società è anche quella di far tornare a vivere i valori veri dell’umanità e della solidarietà. Infatti, l’arte di Guadagnuolo non è solo “transrealismo”, ossia arte rivolta al superamento della realtà, ma è anche arte intrisa di umanesimo, piena di vitalità interiore e, per dirla con Rosario Assunto, di questa bellissima espressione Assuntiana, nel pensiero del pensatore e filosofo di Caltanissetta, valida per gli scrittori e per gli artisti e non per l’uomo comune, ci fa capire il senso vero dell’arte e l’identità di Guadagnuolo; la tesi di Assunto riferendola agli artisti si rivela così: “la vita di un artista va letta come riverbero della sua opera e non viceversa poiché per l’artista viene prima essendo l’artista uno che riflette il proprio pensiero sicché le fasi del suo vivere sono passi verso il più o meno precoce o … tardivo auto chiarificarsi della vocazione artistica; ossia di Guadagnuolo l’identità va cercata non nella vita ma nell’opera, commentando, se mai la vita alla luce dell’opera”. La sua poetica artistica non è fantasiosa ma concreta e post-moderna, orientata al recupero delle forme ermetiche e superate della realtà».

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