martedì , Settembre 27 2022

Per i 5 Stelle è l’ora di uscire dal limbo

Raymond Aron, uno di più grandi intellettuali liberali del ‘900, autore di quel libro, ‘Le tappe del pensiero sociologico’, su cui si sono formati schiere di sociologi e politologi, avvertiva che chi dice di non essere né di destra né di sinistra di fatto è uno di destra. Per destra e sinistra si intendono sistemi di valori e di idee contrapposti. E’ di sinistra, ad esempio, chi s’indigna nei confronti di una distribuzione della ricchezza fortemente diseguale per cui c’è qualche migliaio di miliardari che ha più di quanto possiedono milioni di altri cittadini di un paese. E’ di destra chi giustifica questa distribuzione sperequata della ricchezza con il merito perché non tutti abbiamo gli stessi talenti. Quando a definirsi né di destra né di sinistra, e neppure di centro, perché ritiene superate queste distinzioni, è una formazione politica come i 5 Stelle, allora bisogna cercare di capire meglio cos’è un tale partito o movimento. I 5 Stelle hanno avuto un ruolo non trascurabile nelle politica italiana dell’ultimo quindicennio. Stando all’opposizione, hanno saputo raccogliere, nel decennio 2007-201, una domanda di cambiamento che sia il centro destra a guida berlusconiana sia il centrosinistra in tutte le sue articolazioni non hanno saputo interpretare. Hanno dato voce anche ad ampi strati sociali popolari e di ceto medio, che la prolungata crisi, non ancora conclusa, ha fatto scivolare verso il basso. Spesso si dice che si è fermato l’ascensore sociale, ma più che fermarsi è sceso precipitosamente verso i piani inferiori senza arrestarsi. Tutto questo è stato rappresentato dai 5 Stelle in chiave populista di una contrapposizione del popolo, che soffre per gli effetti della globalizzazione, contro l’élite, che invece se la gode. La Lega, che pure è un partito populista, non ha saputo intercettare questi sommovimenti che avvenivano nella società italiana perché nel centro destra a guida berlusconiana aveva avuto un ruolo subalterno. Quando quelli della Lega, nel 2013, l’hanno capito, hanno fatto di tutto per distinguersi da Berlusconi, ormai in declino, e si sono trasformati da partito regionale, ben radicato nelle regioni più ricche del paese, in partito nazionale con una spiccata identità di destra. Si è rivelata una scelta azzeccata che, nel giro di appena 7 anni, ha portato la Lega da partito che nel 2013 aveva appena il 4% dei voti a partito che nel 2018 raggiunse il 17% dei consensi e nel 2019 si è attestato al 34%. Adesso è la Lega a guidare il centro destra nel quale persino l’altra formazione dichiaratamente di destra, come Fratelli d’Italia, supera Forza Italia ridottasi a piccola formazione del 7%. Chi non ha capito ciò che stava succedendo sono stati i 5 Stelle, che nelle elezioni politiche del 2018 hanno ottenuto un buon successo elettorale raccogliendo oltre il 30% dei consensi. Nel 2018 i 5 Stelle che avevano vinto le elezioni furono messi alla prova del governo. Avevano chiesto agli elettori di voltarli per governare da soli, se avessero vinto. Ma come si fa a pensare e proporre una cosa del genere in una Repubblica parlamentare con un sistema di partiti frammentato! In una situazione del genere, anche il partito più forte deve cercare in parlamento di allearsi con altri partiti per governare. E i 5 Stelle nel 2018 non sanno se fare il contratto di governo con la Lega di Salvini, dichiaratamente di destra, e con il Pd, un partito di centrosinistra profondamente condizionato dal neoliberismo al punto tale da essere abbandonato dagli elettori di sinistra. Molti di questi elettori di sinistra hanno votato i 5S nelle elezioni politiche del 2018. Ma il guaio per i 5 Stelle è stato che a votarli furono anche elettori delusi del centrodestra. Il rifiuto imposto da Renzi, che non era più il segretario, al Pd di respingere qualsiasi ipotesi di governo con i 5 Stelle, persino di andare a “vedere le carte”, spinse i 5 Stelle nelle braccia della Lega di Salvini. Per i 5 Stelle l’abbraccio con la Lega è stato l’abbraccio della morte. Quando due partiti stanno insieme in un’alleanza di governo o in un contratto di governo, ma uno ha una spiccata identità e un forte radicamento territoriale e sociale come la Lega e l’altro, come i 5 Stelle non hanno un’identità e sono assenti sul territorio, non è necessario aver studiato scienze politiche per capire come andrà a finire e chi ci guadagnerà. Ci rimetterà le penne il partito, come i 5 Stelle, che dice di non essere né di destra né di sinistra perché alla fine l’abbandonano gli elettori di destra, che se ne vanno nei partiti di destra, come la Lega e Fratelli d’Italia, e gli elettori di sinistra che, non convinti né dal Pd né dai gruppuscoli a sinistra del Pd, si rifuggono nell’astensionismo. I 5 Stelle devono decidere se sono di destra o di sinistra, uscire dal limbo, se vogliono sopravvivere. Ma anche il Pd e quella galassia di gruppuscoli che stanno alla sua sinistra devono scegliere che fare. E se non lo fanno in fretta e in maniera credibile, il centrodestra a trazione leghista avrà campo libero e conquisterà il governo del paese.

Silvano Privitera


vignetta: gianfalco

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