Primo fu Achille Lauro che riproponendo la spogliazione di San Francesco ha fatto discutere di senso e modo e poi venne Benigni che recitando il Cantico dei Cantici, senza veli e filtri, ha esaltato la carnalità fra donna e uomo e la donna è protagonista e vogliosa e gaudente come l’uomo. L’irruenza carnale di membra e poco alluse fellatio hanno cancellato la volgarità di testi misogini e brutti.
Nel Cantico dei Cantici la Sposa esprime avanti alle Figlie di Gerusalemme i suoi desideri amorosi e le lodi per lo Sposo.
Voltaire lo chiamò “canzone degna d’un corpo di guardia dei granatieri” e Santa Teresa trovò in esso l’occasione delle più eccelse elevazioni mistiche e poi ancora centinaia di commenti, israeliti e cristiani. E poi che altro aggiungere? L’autore ignoto è forse una donna?
Gabriella Grasso
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