venerdì , Ottobre 7 2022

Se anche le giovani “sardine” fanno fatica a contestare i privilegi della politica

Stupisce che anche un movimento politico, composto per lo più da giovani, possa quasi indignarsi all’idea che qualcuno scenda in piazza per dire “no” al ritorno di un privilegio come i vitalizi. Forse ci aspettavamo che il leader delle Sardine, Mattia Santori, non dicesse “Lo trovo strumentale il taglio dei vitalizi” ma si irritasse per altri motivi, ovvero contro la commissione, nominata dal Presidente del Senato, che dovrà decidere se concedere nuovamente il privilegio a oltre un migliaio di ex senatori della Repubblica e parlamentari. Una commissione dove, stranamente, alcuni componenti sono percettori di vitalizio, come Giacomo Caliendo e l’ex senatore Nitto Palma. Come a dire: controllore e controllato sono la stessa cosa. Un palese conflitto di interesse, ci pare di capire, oscurato anche da diversi organi di stampa. Eppure sono soldi pubblici, dei cittadini. Perché allora il rappresentante delle Sardine, parlando dei Cinque stelle che sabato prossimo protesteranno a Roma, dice: “Il ritorno in piazza contro i vitalizi è strumentale”. Giusto rispettare il pensiero di tutti, compreso quello delle Sardine, ma dai giovani, che in passato hanno gridato allo spreco e al mal costume dei partiti politici, ci si aspettava un commento più saggio. Riteniamo invece che la riforma, da qualunque parte politica provenga, sia una battaglia di civiltà. Troppa la disuguaglianza tra un operaio, che dopo quarantanni di lavoro usufruisce tra i 1000 e i 1500 euro di pensione al mese, e centinaia di ex parlamentari che, con pochi anni di attività (non usurante), guadagnano anche 4- 5- 6 mila euro al mese. Intanto, mentre i nostri parlamentari intascano migliaia di euro di pensione, negli ultimi quindici anni, si legge nel Rapporto Svimez, oltre due milioni di giovani, senza lavoro, hanno deciso di emigrare dal Sud al Nord Italia. E poi c’è il taglio dei parlamentari, anche in questo caso non condiviso del tutto dalle Sardine. Oggi, va ricordato, che l’Italia è il secondo Paese in Europa con il più alto numero di rappresentanti politici: 941 (630 alla Camera, 315 al Senato), prima di noi il Regno Unito. Se il taglio dovesse essere confermato, dopo il Referendum di marzo, l’Italia scenderebbe al quinto posto (400 rappresentanti alla Camera, 200 al Senato). Ma anche in questo caso, nonostante il risparmio sarebbe di oltre seicento miliardi di vecchie lire ad ogni legislatura (5 anni), sono in tanti a osteggiare la riforma, Sardine comprese: poca democrazia, mancanza di rappresentanza politica in alcuni territori. Ma l’Italia, con 941 parlamentari, naviga nell’oro? Lo ribadiamo, queste riforme non risolvono il dramma della disoccupazione in Italia, ma viene difficile comprendere perché si è litigiosi su tutto e perché anche i giovani fanno fatica ad accettare il cambiamento in una Nazione “ingessata”. Siamo un Paese strano, è stato detto più volte. Basti pensare che ancora oggi non tutti sanno che 314 parlamentari (232 del Popolo delle Libertà, 59 della Lega, 29 Responsabili e altri) il 5 aprile del 2011 votarono che “Ruby era la nipote di Mubarak”, uno dei momenti più bassi della politica italiana. Otto anni dopo, Ambra Battilana, una testimone chiave nel processo Ruby Ter, rivela cosa era veramente il bunga bunga. Rivela le passioni di Nicole Minetti, cos’erano le “ceni eleganti” di Berlusconi. Che Ruby non fosse affatto la nipote di Mubarak è stato appurato da tempo. Ma questo è anche il Paese dove il responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, simbolo dello Stato e della lotta alla ‘ndrangheta, viene contestato dal Procuratore generale della stessa città dopo gli ultimi 330 arresti effettuati in Calabria. “Nessuno ci ha informati, abbiamo saputo nomi e fatti soltanto da Tv e giornali”, le accuse rivolte a Gratteri, una vita blindatissima la sua. E siamo anche quel Paese che non si indigna più neppure quando scopre di avere politici inquisiti o che vengono arrestati. Così non ci stupiremmo se il prossimo 29 marzo, giorno del referendum popolare, gli italiani, recandosi alle urne, votassero contro il taglio dei parlamentari, dopo che per oltre un ventennio hanno gridato contro gli sprechi e i costi esosi della politica.

Francesco Librizzi

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