sabato , Ottobre 1 2022

Sanità pubblica indebolita dai tagli di risorse fronteggia l’emergenza coronavirus

Si sono dette molte cose sul coronavirus, sui focolai di infezione da questo virus comparsi negli 11 comuni del basso lodigiano in Lombardia e in un comune del Veneto e sulle misure di contenimento adottate per evitare che travalichino i confini di queste aree per espandersi in territori più ampi fino ad assumere le dimensioni di un’epidemia. Non è esagerato dire che siamo stati investiti e sommersi da un fiume in piena di informazioni nelle quali non è facile raccapezzarsi. Delle tante cose che si sono dette, ne scelgo una che a che fare con il nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn). Si teme che il SSN, che pure sta dando buona prova nel fronteggiare l’emergenza coronavirus, rischia di collassare se quel focolaio localizzato nel basso lodigiano non si spegne, ma travalica i confini di quest’area. Non ci sono medici e infermieri in numero sufficiente per impedire che ciò accada. Si pensa di richiamare in servizio quelli che già sono in pensione. Ospedali e attrezzature mediche, come quelle che ci sono reparti di terapia intensiva, non sono in numero sufficiente a reggere l’urto di un’ondata epidemica da coronavirus. Deve essere accaduto in questi ultimi anni qualcosa di talmente grave da indebolire il nostro Ssn, che pure è uno dei migliori al mondo. Ce lo dicono i dati raccolti dal Centro di ricerca sulla gestione dell’assistenza sanitaria (Cergas) dell’Università Bocconi di Milano: negli ultimi 10 anni, sono stati soppressi 70 mila posti letto e 759 reparti ospedalieri e molti piccoli ospedali sono stati chiusi. In compenso è cresciuta la sanità privata, che fa affari d’oro. “Nei passati dieci anni si è verificato un taglio ai danni della sanità pari a 37 miliardi di euro”, ha dichiarato al settimanale “L’Espresso” Walter Ricciardi, ex presidente dell’Istituto superiore di sanità. E’ anche il dato che emerge dal Report dell’Osservatorio Gimbe “Il Definanziamento 2010-2019 del servizio sanitario nazionale”. In Italia abbiamo 3,2 posti letto per ogni mille abitanti mentre la Germania ne ha 8 e la Francia ne ha 6. Per la sanità pubblica spendiamo 119 miliardi l’anno, il 20% per cento in meno della Francia, il 34% in meno del Regno Unito e il 45% in meno della Germania. “Bisogna far quadrare i bilanci dello Stato”, è la spiegazione che si dà di questi tagli alla Ssn. Come se un servizio fondamentale per il buon funzionamento della società, la sanità per l’appunto, possa essere gestito secondo una logica ragionieristica! Secondo i governatori delle Regioni ci vogliono altri 56 mila medici. La Federazione italiana delle professioni infermieristiche stima che mancano 50 mila infermieri al Ssn. A questo depauperamento di medici ed infermieri ha contribuito non poco l’introduzione del numero chiuso nelle Università. Si è parlato anche delle contraddizioni del Ssn causate dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 con l’introduzione dell’autonomia differenziata, che mette in percolo l’universalismo del sistema sanitario nazionale. Lo sconcertante comportamento di alcuni governatori di Regioni sulla diffusione del contagio del coronavirus, rafforza la posizione di quanti ritengono che sia stato un errore aver trasferito dallo Stato alle Regioni alcune competenze in materia di sanità. A voler essere indulgenti, questi governatori hanno male interpretato quello che prevede la legge 23 dicembre 1978, n. 883, istitutiva del Ssn, che la riforma del Titolo V della Costituzione ha conservato. L’art. 6, comma 1, lett. a) e b), della legge 883 del 1978 prevede espressamente che è competenza esclusiva dello Stato la profilassi delle malattie infettive e diffusive per le quali sono imposte la vaccinazione obbligatoria o misure quarantenarie. Non si fronteggia un’epidemia con iniziative unilaterali e frammentarie di governatori di Regioni, ma con un coordinamento unico nazionale con le Regioni.

Silvano Privitera

Check Also

Femminicidio di Stato

Femminicidio di Stato di Massimo Greco In una una visione contrattualistica, lo Stato si sta …