sabato , Ottobre 1 2022

Contrasto alla pandemia da coronavirus, i cinesi non la pensano come Disraeli

Secondo Benjamin Disraeli, un politico conservatore inglese vissuto nell’800, “le nazioni non hanno né amici stabili né nemici stabili, ma solo interessi permanenti”. Se accettiamo questo opinione come vera, come se fosse un dato di natura contro il quale non possiamo farci nulla, dobbiamo sospettare che i cinesi venutici in soccorso con medici ed attrezzature per contrastare l’epidemia di coronavirus lo facciano per interessi.

Ci sono molte cose che mi fanno pensare questo sospetto non sia molto fondato. I cinesi sono un popolo saggio che non coltiva sentimenti nazionalisti esasperati. Si considerano patrioti ed internazionalisti nello stesso tempo. “I comunisti cinesi devono unire all’internazionalismo il patriottismo. Noi siamo al tempo stesso internazionalisti e patrioti”, esortava Mao Tse-Tung (“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale”, 1938). Nel ricordare il medico canadese Norman Bethune, che morì in Cina combattendo a fianco dei comunisti cinesi nella guerra contro il Giappone nel 1939, Mao Tse-Tung si chiedeva “quale spirito può aver spinto uno straniero a considerare, al di sopra di qualunque motivo egoistico, la causa di liberazione del popolo cinese come propria?”. Era una domanda retorica perché Mao Tse-Tung sapeva già la risposta: “E’ lo spirito dell’internazionalismo dal quale ogni comunista cinese deve imparare…è il nostro internazionalismo con il quale ci opponiamo sia al gretto nazionalismo che al gretto patriottismo”. Questo spirito internazionalista i cinesi lo coltivano anche prima che lo dicesse Mao Tse-Tung. Nella storia millenaria di questo popolo ci sono molte cose che lo fanno pensare. I cinesi del XVII secolo tenevano in gran conto il gesuita Matteo Ricci, che era giunto nel loro paese per convertirli al cattolicesimo. E lo tengono in grande considerazione anche oggi, se conservano la loro tomba di Matteo Ricci nel cortile del Collegio Amministrativo di Pechino. Oggi la Cina è una grande potenza economica mondiale, che compete con altre grandi potenze economiche e militari mondiali di dimensioni continentali come gli Usa e la Russia. E come tutte le potenze, regionali o continentali che siano, anche la Cina persegue i suoi interessi, ma lo fa aiutando l’Italia in affanno alle prese con questa seria emergenza da coronavirus. Si può dire la stessa cosa per gli altri paesi che con l’Italia condividono l’appartenenza alla stessa cultura ed una stessa comunità di stati europei? O questi paesi la pensano come Benjamin Disraeli?

Silvano Privitera

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