giovedì , Ottobre 6 2022

Legionellosi ed il mondo dello sport, pericoli per gli atleti e istruttori

Legionellosi: esiste il problema anche nel mondo dello sport? Un recente caso di morte per legionellosi, attribuito ad una infezione contratta verosimilmente in Sicilia, ha fatto allarmare la popolazione, già provata dalla tremenda pandemia da Covid19, che ha praticamente modificato usi e costumi. La legionellosi è una malattia infettiva causata da un batterio, la “Legionella pneumophila” ampiamente diffuso negli ambienti acquatici che può moltiplicarsi in tutti gli impianti idrici di edifici pubblici e privati, compresi gli impianti di umidificazione, le piscine, le fontane. Tale malattia infettiva, all’epoca ancora sconosciuta, si manifestò principalmente con delle polmoniti e determinò la morte di ben 34 persone. La sorgente di infezione del batterio e di propagazione nell’aria fu imputata al sistema di condizionamento centralizzato di un hotel in cui avevano alloggiato i veterani legionari. Come si può contrarre una legionellosi? Occorre precisare che la modalità di trasmissione della legionella pneumophila avviene esclusivamente per via aerea e prevalentemente con la inalazione di goccioline di aerosol contaminato e disperso nell’aria che respiriamo e che solitamente hanno origine da getti di acqua o dal gorgogliamento di aria nell’acqua (docce, impianti di condizionamento dell’aria, piscine, vasche idromassaggio, apparecchiature per la respirazione assistita, ecc.) Come si manifesta la malattia da legionella pneumophila? L’infezione da legionella, soprattutto in soggetti anziani e fragili, può essere responsabile di una polmonite infettiva anche mortale, con o senza manifestazioni extrapolmonari, che non presenta particolari caratteri di specificità clinici o radiologici e che può insorgere, come tutte le polmoniti, con febbre, dolore toracico, dispnea, cianosi, tosse produttiva. Una seconda patologia determinata dalla legionella pnumophila è la cosiddetta “Febbre di Pontiac”, che ha un decorso simil-influenzale, senza interessamento polmonare e che si risolve in genere in pochi giorni. “La legionellosi, soprattutto in soggetti giovani e in buona salute – dichiara il dottor Antonio Bonura, presidente medici sportivi di Caltanissetta – può determinare una patologia che più frequentemente, con le dovute cure, si risolve in poco tempo, senza bisogno di ospedalizzazione; tuttavia tale prerogativa ci dà una idea di come in atto vi sia una sottostima di casi non diagnosticati. Occorre precisare che in materia di prevenzione della legionellosi prevede procedure e adempimenti da parte dei responsabili di strutture pubbliche e private, che fanno leva soprattutto sul cosiddetto “autocontrollo” da parte del gestore”. “In qualità di medico dello sport e contestualmente di medico igienista – prosegue il dottor Bonura – non posso non sollevare la presenza del rischio di contrarre tale malattia infettiva, soprattutto in quegli impianti sportivi pubblici e privati, a volte non perfettamente gestiti. In tali strutture, infatti, gli atleti o gli sportivi amatoriali utilizzano con estrema frequenza docce comuni e, nel caso di impianti natatori, si muovono in ambienti con alti tassi di umidità. Auspico che il mondo dello sport prenda atto del potenziale rischio, promovendo, oltre che la ristrutturazione dei vecchi impianti sportivi, anche la produzione di apposite linee guida in materia di prevenzione della legionellosi e, soprattutto, favorendo la corretta informazione e formazione in materia di trasmissione delle malattie infettive di sportivi, organizzatori di eventi sportivi e responsabili dei relativi impianti, affinché tale problematica venga tenuta costantemente sotto controllo nella pratica dello sport”.

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