Decine di scosse nella notte: lo sciame sismico non si ferma

CNR: sciame sismico in Sicilia causato da nuova faglia tra Africa ed Eurasia

Le scosse dovute alla formazione di un limite di pacca in formazione. Uno studio ne ha ricostruito il confine

A cura di EnnaVivi EnnaVivi
24 ottobre 2026 10:00
CNR: sciame sismico in Sicilia causato da nuova faglia tra Africa ed Eurasia -
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Il terremoto nel Tirreno meridionale, a nord-ovest delle Isole Eolie, si colloca nella fascia tettonica compresa tra l'arcipelago e l'isola di Ustica che - secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Earth and Planetary Science Letters - rappresenta un tratto di un nuovo limite di placca in formazione tra Africa ed Eurasia.

Le due placche continuano ad avvicinarsi, comprimendo e deformando le rocce lungo il Mediterraneo. Il sistema di convergenza più antico, che interessava aveva contribuito alla costruzione delle catene montuose nell'interno della Sicilia, ha progressivamente rallentato la propria attività. La spinta tra Africa ed Eurasia, però, non si è arrestata e parte della deformazione si è trasferita verso nord, lungo il Tirreno meridionale, attivando un diverso sistema di faglie.

Lungo questa fascia si verificano numerosi terremoti. Le rocce accumulano lentamente deformazione sotto l'azione delle spinte tettoniche, per liberarne una parte attraverso movimenti improvvisi sulle faglie. I terremoti di oggi e di questi giorni si inseriscono in questo quadro, anche se l'identificazione della faglia responsabile richiederà analisi sismologiche specifiche.

Il nuovo confine non è una frattura unica e continua, ma una fascia articolata di strutture tettoniche. Dallo Stretto di Messina e dal Tirreno meridionale, il tracciato prosegue attraverso il Mediterraneo centro-occidentale, interessando il margine algerino, marocchino e di Alboran, fino allo Stretto di Gibilterra. Anche questi territori sono sede di forti terremoti legati all'interazione tra Africa ed Eurasia.

A ricostruire questo assetto è stato un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, oggi afferenti all'Istituto di Geoscienze (CNR-GEO), delle Università di Messina e Palermo. Uno studio, firmato da Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti e Cristina Totaro, ha integrato la distribuzione e le caratteristiche dei terremoti con le misure satellitari GPS/GNSS, capaci di rilevare spostamenti del suolo di pochi millimetri all'anno. L'analisi congiunta di questi dati ha permesso di delineare il limite incipiente e ricostruire come viene distribuita la deformazione tra le due placche.

Il terremoto insieme al relativo sciame, spiega quindi il CNR, richiama dunque l'attenzione su un Mediterraneo ancora in evoluzione. Comprendere dove si concentra la deformazione aiuta a interpretare la sismicità e a migliorare le valutazioni della pericolosità sismica. Questo non consente di prevedere quando avverrà il prossimo terremoto, né implica che le strutture più antiche all'interno della Sicilia siano prive di attività.

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Si sono susseguite senza sosta per tutta la notte le scosse di terremoto che hanno come epicentro il mare Tirreno Meridionale, tra le isole Eolie e Ustica, dove ieri, alle 12.19, era stata registrata una scossa di magnitudo 5.5, preceduta e seguita da altre forti scosse. L’evento è stato avvertito distintamente da Trapani a Palermo, da Messina a Catania, fino ad Agrigento. Lo sciame sismico sta proseguendo con molte scosse, ne sono state registrate dai sismografi dell’Ingv almeno una trentina dalla mezzanotte, in mare, tra magnitudo 2 e un massimo di 3.4.

Un’area caratterizzata da una sismicità frequente. Lo afferma l’Ingv analizzando quanto sta accadendo nel Tirreno meridionale. Guardando la mappa con la sismicità dal 1985 a oggi, numerosi gli eventi di magnitudo superiore a 4, come quelli del 7 febbraio 2025 (Mw 4.7) e 7 settembre 2009 (Mw 4.7). Nell’area dell’arcipelago delle Eolie sono avvenuti anche eventi di magnitudo maggiore caratterizzati da profondità ipocentrali molto elevate (fino a centinaia di chilometri) legati al processo di subduzione, come l’evento del 5 maggio 2004 (Ml 5.3), a 255 km di profondità.

Dalla notte del 20 ottobre 2026 la Rete sismica nazionale ha registrato una serie di eventi sismici nel Mar Tirreno Meridionale, circa 30 km a nord-ovest di Alicudi, Isole Eolie. Ieri il più forte, di magnitudo Ml 5 (Mw 5.5), avvenuto alle ore 12:19 ora italiana era stato localizzato a 62 km da Malfa (Messina), a 63 km da Leni (Messina), a 66 km da Santa Marina Salina (Messina) e a una profondità di 9 km. Sono avvenuti anche due eventi di magnitudo pari o superiore a 4: l’evento di magnitudo Ml 4.3 alle ore 11:51 e quello di magnitudo Ml 4 alle ore 12:24. Poi altri 14 eventi di magnitudo compresa tra 3 e 3.9. Nella notte un’altra trentina di scosse fino a magnitudo 3.4. Il terremoto di magnitudo Mw 5.5 è stato fortemente avvertito nell’arcipelago delle Eolie e lungo la costa della Sicilia settentrionale, meno nel resto della Sicilia e in Calabria.

La zona interessata dalla sequenza in corso è prossima all’area delle Eolie, regione caratterizzata da pericolosità sismica alta, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale e dai forti terremoti avvenuti in passato. La mappa di scuotimento sismico dell’evento più forte mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al fino al V grado Mcs alle Isole Eolie e in una vasta area della Sicilia settentrionale.

Un’area sismicità frequente, dunque. Più recentemente rispetto alla sequenza storica, nel marzo 2026, poco a sud della zona interessata da questi eventi, si è verificata una sequenza sismica localizzata circa 15 km a ovest di Alicudi con poco più di 50 terremoti. Il terremoto più forte magnitudo ML 4.6 (Mw 4.7) nella notte del 21 marzo. Da un punto di vista della sismicità storica, quest’area dell’arcipelago eoliano è stata colpita da diversi eventi sismici, alcuni dei quali di magnitudo pari o superiore a magnitudo 5: in particolare i terremoti del 28 maggio 1980 (Mw 5.7), 20 maggio 1957 (Mw 5.2) e 21 maggio 1957 (Mw 5.3); il terremoto del 1980 provocò danni pari a VI-VII grado Mcs all’Isola di Alicudi. (fonte GdS)