DC, il Consiglio Nazionale contestato e la nomina di Carmelo Pace
La partita si sposta al Congresso
Una riunione che apre nuovi interrogativi sulla governance della Democrazia Cristiana. Il Consiglio Nazionale ha indicato Carmelo Pace come nuovo segretario, ma sulla legittimità dell’operazione vengono sollevati pesanti dubbi. Intanto il Congresso Nazionale è fissato per il 24 e 25 ottobre a Roma.
AgenPress. Si è svolto oggi un Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana destinato a riaccendere il confronto interno al partito. Al centro della riunione, oltre alle questioni organizzative e politiche, vi è stata l’adozione di una delibera con la quale è stato indicato l’on. Carmelo Pace quale nuovo segretario nazionale.
Una decisione che, tuttavia, viene contestata da una parte del partito proprio sotto il profilo della legittimità dell’organismo che l’ha assunta. Secondo i contestatori, infatti, il Consiglio Nazionale sarebbe già decaduto e, pertanto, non avrebbe più titolo per adottare deliberazioni di questa natura.
La questione è tutt’altro che secondaria. Se la contestazione sulla decadenza dell’organismo trovasse conferma sul piano statutario, si aprirebbe infatti un interrogativo sulla validità della stessa delibera di nomina del nuovo segretario.
La scelta di Carmelo Pace assume un peso politico particolare anche alla luce del suo lungo percorso all’interno della DC siciliana e dei rapporti politici con Totò Cuffaro.
Pace è stato capogruppo della Democrazia Cristiana all’Assemblea Regionale Siciliana e nel giugno 2026 è stato nuovamente indicato come capogruppo del partito all’ARS, in una riunione alla quale partecipò anche Cuffaro.
È quindi inevitabile che la sua designazione alla guida nazionale venga letta anche alla luce degli equilibri politici che attraversano il partito.
Per i suoi oppositori, la decisione assunta oggi rappresenterebbe un esercizio di forza, finalizzato a riaffermare il peso dell’area riconducibile a Cuffaro nella Democrazia Cristiana e a riportare sotto il suo controllo gli organismi nazionali del partito.
Si tratta, naturalmente, di una lettura politica della vicenda, che dovrà essere confrontata con le motivazioni e con gli atti ufficiali adottati dal Consiglio Nazionale.
La vicenda assume un significato ancora più particolare considerando che la stessa Democrazia Cristiana ha già avviato formalmente il percorso congressuale.
Il regolamento ufficiale del XXI Congresso Nazionale stabilisce infatti che il Congresso si svolgerà a Roma il 24 e 25 ottobre 2026. Lo stesso regolamento prevede espressamente che il segretario politico e le altre cariche statutarie siano eletti dal Congresso, attraverso scrutinio segreto e a maggioranza dei voti.
Il Congresso, dunque, rappresenta la sede nella quale dovrà essere definito il nuovo assetto nazionale del partito.
Ed è proprio qui che nasce il principale interrogativo politico della giornata: perché procedere oggi alla nomina di un segretario nazionale quando tra poche settimane sarà il Congresso a dover eleggere il nuovo segretario e tutti gli organi statutari?
La risposta, evidentemente, non è soltanto organizzativa. La scelta può essere interpretata come il tentativo di arrivare all’appuntamento congressuale con un preciso equilibrio di potere già definito.
Al di là delle polemiche sulla validità della riunione odierna, il dato politico certo è che la Democrazia Cristiana si avvia verso un Congresso destinato a stabilire la futura leadership del partito.
Il regolamento congressuale prevede che le candidature alla segreteria nazionale siano collegate alle liste per il Consiglio Nazionale e che queste debbano essere sottoscritte da almeno il 10% dei delegati appartenenti ad almeno tre regioni.
Saranno quindi gli iscritti e i delegati, attraverso il percorso congressuale previsto dallo statuto e dal regolamento, a determinare il prossimo gruppo dirigente.
La giornata odierna rischia così di trasformarsi non nella conclusione della partita per la leadership della DC, ma nell’apertura di una fase ancora più aspra.
Da una parte c’è chi considera legittima la scelta del Consiglio Nazionale e la necessità di assicurare una guida politica al partito. Dall’altra chi contesta che un organismo ormai decaduto possa assumere decisioni di tale portata.
La questione, a questo punto, è soprattutto documentale e statutaria.
Occorrerà verificare gli atti relativi alla presunta decadenza del Consiglio Nazionale, il testo della delibera approvata oggi e le disposizioni statutarie che disciplinano i poteri dell’organismo nella fase precedente al Congresso.
Solo sulla base di questi elementi sarà possibile stabilire se la nomina di Carmelo Pace abbia piena validità oppure se, come sostengono i suoi contestatori, si tratti di una decisione destinata a essere rimessa in discussione.
Una cosa, però, appare già evidente: il vero appuntamento per la definizione della nuova leadership della Democrazia Cristiana rimane il Congresso Nazionale del 24 e 25 ottobre. ?
Sarà quella l’assemblea chiamata a eleggere il segretario nazionale e gli altri organi statutari del partito. E sarà in quella sede che gli equilibri interni, oggi oggetto di una crescente contrapposizione, dovranno misurarsi con il voto congressuale. ?
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