Duro attacco al DG dell'ASP di Enna su utilizzo ex Ciss da referente di Futuro Nazionale

L'ASP di Enna continua a pagare un servizio di guardiania per impedire che i vandali demoliscano ciò che la politica ha già abbandonato

A cura di EnnaVivi EnnaVivi
11 agosto 2026 10:52
Duro attacco al DG dell'ASP di Enna su utilizzo ex Ciss da referente di Futuro Nazionale -
Condividi

Altra segnalazione lanciata dall’avv. Carmelo Mirisciotti, referente del Comitato Costituente di Futuro Nazionale, con un attacco frontale alla gestione dell’ASP di Enna. Ci si chiede se anche il Direttore Generale, il Dott. Mario Zappia, scelga di girare lo sguardo altrove quando passa davanti all’edificio ex Ciss di Pergusa. Secondo i progetti iniziali, la struttura sembrava essere stata concepita per diventare un centro di riabilitazione d’eccellenza, un polo capace di dare risposte concrete alla domanda di salute del territorio. La realtà odierna parla di un impiego umiliante e parziale, ridotto a semplice ambulatorio per le cure palliative.

Il testo della lettere inviata Al Dott. Mario Zappia Direttore Generale dell’ASP di Enna e aAll’Assessore Regionale alla Sanità per la Sicilia:

"Il fine e lo scopo della presente, non ha nessun riferimento politico, atteso che quanto di
seguito esporrò mi ha visto parte in causa, protagonista e testimone oculare diretto. Il mio è
semplicemente un appello affinchè le sue attenzioni oltre che nei confronti dei vivi, trovino riscontro
anche nei confronti dei morti.
Mi complimento con Lei per l’attivismo posto in essere nell’espletamento dell’incarico ricevuto. Invero,
molte cose sono cambiate all’ospedale di Enna ed altre ancora sono in fieri: ha dotato l’ospedale di un
posto di ristoro molto elegante e raffinato presso il quale sia i dipendenti e sia anche i parenti dei pazienti
possono validamente ristorarsi con caffè, bibite, panini e quant’altro; sta provvedendo a far collocare sulle
aree adibite a parcheggio, delle tettoie che riparano le auto dai cocenti raggi del sole, insomma, per i vivi
Lei si sta adoperando per il meglio. Tuttavia, mi deve consentire, tutto questo attivismo da parte sua, mal
si concilia nei confronti di quei pazienti che, per ironia della sorte, esalano l’ultimo respiro in una corsia,
in un letto di questo nosocomio.
Per loro nessun rispetto, tanto sono morti, ma nessun rispetto neanche per i familiari del defunto!
Probabilmente, Lei non ha avuto modo, a tutt’oggi, di visitare la camera mortuaria di questo ospedale
Umberto I: lo faccia! La prego, e si renderà conto del fatto che nessun rispetto viene usato nei confronti
del paziente deceduto, né nei confronti dei parenti!
I locali della camera mortuaria sono situati, grosso modo, sotto i locali del pronto soccorso; nelle
immediate vicinanze sussiste il deposito per lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri, e i parenti del
paziente defunto devono constatare prima lo scarico dei vari contenitori provenienti dai vari reparti
ospedalieri e, successivamente, il carico di tali contenitori su un apposito mezzo adibito al trasporto.
Raggiungere la camera mortuaria diventa un vero problema: bisogna attraversare un tunnel senza
incontrare anima viva a cui chiedere lumi ed indicazioni per raggiungere il predetto locale. Giunti a
destinazione si trova tutto chiuso: manca un custode, un addetto che abbia le chiavi e poter dare accesso ai
parenti del defunto: le chiavi sono detenute da un addetto alla vigilanza, il quale quando si ha la ventura
di incrociarlo fa presente che per aprire occorre l’autorizzazione da parte della direzione. Detto ciò,
proseguendo il giro di ispezione, lascio immaginare a Lei con quale animo i parenti del defunto accettano
simili risposte.
Finalmente, qualcosa si muove: ritorna il solerte vigilante il quale aperte le porte di accesso scompare. E’
venerdì, e per disposizione della direzione, i parenti possono stare nella camera ardente solo fino alle ore
14:00. Il sabato, se non dovessero venire gli addetti delle agenzie funebri, la camera resterà chiusa.
Potrei ancora continuare e descriverle ulteriori particolari, ma non voglio rubare altro tempo prezioso per
le molteplici attività che il prestigioso incarico comporta, con l’auspicio e la speranza che Lei dedichi le
attenzioni al caso come sopra evidenziato e provveda a rendere più umana l’ultima sosta su questo mondo
da parte del prossimo defunto e che i parenti dello stesso non debbano patire le sofferenze da me sofferte
in occasione dell’evento luttuoso che ho vissuto in prima persona".