Enna Calcio. Travagin ammaina la bandiera: "lascio a testa alta"
"Tra le nebbie di Montesalvo si muovono vecchie ombre..."
Fine di un incubo, fine di un'odissea. Il presidente lombardo saluta la città: ringrazia tutti, tranne uno. E dietro la cessione, sussurrano in molti, ci sarebbe la regia di chi i conti dell'Enna li conosce a memoria.*
Ulisse ci mise dieci anni per tornare a Itaca. Giancarlo Travagin, in pochi mesi a Enna, ne ha vissuti forse venti. Ha visto stadi chiusi per lavori senza data di fine, sfratti, pignoramenti ereditati da gestioni passate, una squadra di Serie D costretta a emigrare a Niscemi per giocare "in casa", promesse istituzionali evaporate più in fretta della nebbia sul Castello di Lombardia. Ora l'imprenditore di Barlassina dice basta, e lo fa con un comunicato che sa di congedo epico, con una stoccata finale da duello rusticano.
"Ora tutti liberi"
«Ora tutti liberi», esordisce Travagin. E a Enna, dove la libertà è sempre stata un concetto da maneggiare con cautela, specie quando c'è di mezzo il pallone, la frase suona come il rintocco finale di una lunga traversata.
Il presidente uscente distribuisce ringraziamenti come un capitano che stringe le mani all'equipaggio prima di scendere dalla nave: «Ringrazio tutte le persone che sono state vicine all'Enna Calcio e a tutti coloro che mi sono stati vicini: Domenico Panico, mister Cimino, tutti i giocatori, lo staff, i preparatori. In particolare i professionisti che hanno lavorato al mio fianco per superare tutte le difficoltà burocratiche».
E di difficoltà burocratiche, a Enna, ce ne sono state così tante che qualcuno aveva proposto di inserirle in rosa come titolari.
"Lascio Enna a testa alta"
«Lascio Enna a testa alta», prosegue Travagin, «con la soddisfazione di aver cercato di operare con le migliori intenzioni, con professionalità e con il cuore attaccato ai colori, al buon nome della città e della gente ennese. A quei tifosi che hanno creduto in me e a quelle persone che hanno capito tutto».
Capito tutto, appunto. Perché a Enna il calcio non si gioca solo sul rettangolo verde, ma soprattutto nei corridoi, nelle stanze, nelle anticamere dove le promesse si fanno a voce e si dimenticano per iscritto.
Non manca il fair play verso chi verrà: «Auguro alla nuova dirigenza una buona continuazione del loro percorso e il successo del loro programma sportivo».
La stoccata al Sindaco: "Un solo rammarico"
Poi arriva il finale, quello che nessun copione avrebbe osato scrivere così. Travagin non le manda a dire e punta dritto a Palazzo di Città. Nel suo comunicato parla di un unico rammarico: essere stato, a suo dire, raggirato dal sindaco, che accusa senza mezzi termini di non aver mantenuto la parola data e di aver condotto in modo fallimentare la gestione dello sport ennese, «con tutta la sua arroganza e spavalderia».
E chiude con un'ironia che a Enna, a quasi mille metri di altitudine, farà sorridere più d'uno: «Ora penso che a Enna arriverà il mare e ci sarà il porto, grazie al sindaco».
Il porto di Enna. Dopo l'Alta Capacità, il Policlinico e l'Ingegneria Aerospaziale, mancava giusto la Capitaneria. Attendiamo fiduciosi il primo traghetto per Pergusa.
Il ritorno: vecchie ombre su Montesalvo
Ma lo scoop, come ogni buona tragedia greca, sta nell'ultimo atto. Perché mentre Travagin chiude la valigia, dietro le quinte della cessione si muove, secondo i più informati, una regia che conosce ogni zolla del calcio ennese. Altro che volti nuovi: a tessere la tela sarebbero ambienti vicini alla vecchia proprietà, e in particolare quei consulenti d'impresa e commercialisti che per un decennio hanno accompagnato la scalata gialloverde dalla Prima Categoria fino alla Serie D.
Gente che i bilanci li leggeva prima ancora che venissero scritti, che le iscrizioni ai campionati le ha strappate tra fidejussioni, scadenze e notti insonni. Professionisti che non amano i riflettori, ma che sanno esattamente dove si trovano gli interruttori. E così, all'ombra di Montesalvo, il passato bussa di nuovo alla porta, con la calcolatrice in una mano e il fascicolo societario nell'altra.
E qui la storia si incarica di fare giustizia, con buona pace di chi in questi anni si è affrettato a intestarsi i meriti del calcio cittadino: se l'Enna è arrivata in Serie D, ricordano in molti, non lo si deve certo a fasce tricolori e conferenze stampa, ma a dieci anni di lavoro silenzioso e di conti fatti e rifatti. Il sindaco Crisafulli, al massimo, potrà rivendicare il porto. Quando arriverà.
Titoli di coda
Così si chiude l'odissea. Travagin torna in Lombardia, i vecchi registi rientrano in sala, e il "Gaeta" resta chiuso per lavori, immobile come una sfinge che custodisce l'unico segreto che a Enna nessuno conosce davvero: la data di fine cantiere.
Fine di un incubo. Fine di un'odissea. Ora, appunto, tutti liberi.
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