Fibrillazione atriale: rischio cognitivo elevato anche con gli anticoagulanti

Ruolo delle comorbidità vascolari come principali fattori di rischio e dell'istruzione come fattore protettivo

27 luglio 2026 13:10
Fibrillazione atriale: rischio cognitivo elevato anche con gli anticoagulanti -
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La fibrillazione atriale è l'aritmia cardiaca più diffusa al mondo, con circa 59 milioni di persone colpite, ed è un riconosciuto fattore di rischio per il declino cognitivo. Sebbene la terapia anticoagulante orale rappresenti il trattamento standard per prevenire ictus ed embolie, finora mancavano studi in grado di quantificare l'incidenza del declino cognitivo nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante. A colmare questa lacuna è uno studio condotto dall'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In), dall'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e dall'Università di Firenze. La ricerca è pubblicata sulla rivista EP Europace. I risultati indicano che la sola terapia anticoagulante potrebbe non essere sufficiente a ridurre il rischio di declino cognitivo, suggerendo che alla prevenzione del rischio tromboembolico debbano affiancarsi il controllo dei fattori di rischio vascolare e uno screening cognitivo sistematico.

“Abbiamo seguito per circa due anni 140 pazienti ultra65enni con fibrillazione atriale, in trattamento con anticoagulanti e cognitivamente normali all'ingresso nello studio, sottoponendoli a una valutazione neuropsicologica completa al basale e nel corso del follow-up”, spiega Antonio Di Carlo, ricercatore dell'Istituto di neuroscienze del Cnr (Cnr-In): “Nel periodo di osservazione, 30 pazienti hanno sviluppato deterioramento cognitivo con un'incidenza stimata di circa 14 casi all'anno ogni 100 persone seguite: un valore all'incirca doppio rispetto a quello osservato nella popolazione anziana generale. Abbiamo inoltre riscontrato che, anche nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante, la presenza di cardiopatia coronarica, un precedente ictus e il diabete aumentano significativamente il rischio di declino cognitivo. Al contrario, un livello di istruzione più elevato e migliori prestazioni cognitive all'inizio dello studio si sono confermati fattori protettivi”.

“I dati rilevati mostrano come, anche nei pazienti correttamente trattati con anticoagulanti per la prevenzione dell'ictus, il rischio di declino cognitivo resti elevato e legato al carico di comorbidità vascolare accumulato nel corso della vita. Questo suggerisce che i meccanismi alla base del legame tra fibrillazione atriale e declino cognitivo vadano oltre la sola prevenzione del rischio tromboembolico, e chiama in causa fenomeni come l'ipoperfusione cronica e l'infiammazione”, prosegue Costanza Parenti, ricercatrice Cnr-In.

“I risultati dovranno essere confermati da studi multicentrici su casistiche più ampie, ma la stima dell’incidenza del deterioramento cognitivo, disponibile per la prima volta in questa specifica popolazione di pazienti, rappresenta uno strumento importante per programmare percorsi mirati, integrando lo screening cognitivo sistematico con la valutazione multifattoriale del rischio vascolare nella gestione dei pazienti con fibrillazione atriale, in particolare di quelli con basso livello di istruzione o con altre condizioni vascolari a rischio”, conclude Di Carlo. “L’effetto protettivo di un più elevato livello di istruzione si inserisce nel concetto di riserva cognitiva: anni di studio e attività intellettuali prolungate possono contribuire a compensare più a lungo i danni cerebrali di natura vascolare o degenerativa. Inoltre, un più alto livello di istruzione tende ad associarsi a stili di vita più salutari e a una migliore aderenza alle terapie, elementi che possono contribuire a ritardare la manifestazione clinica del danno cerebrale”.

Lo studio, coordinato dalle principal investigator Anna Poggesi e Rossella Marcucci (Università degli studi di Firenze), è stato condotto nell'ambito del progetto Strat-AF, finanziato dalla Regione Toscana e dal Ministero della Salute nell'ambito dei bandi ricerca finalizzata 2013 e 2021 e del programma ricerca salute della Regione Toscana 2018.