Il Casolare - Parte 1/3

Alcune leggende non dovrebbero mai essere risvegliate

A cura di EnnaVivi EnnaVivi
12 ottobre 2026 07:08
Il Casolare - Parte 1/3 -
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Quel venerdì, la notte arrivò prima del dovuto, avvolgendo l'intera città con un manto stellato. L'oscurità calava silenziosa, senza farsi notare da nessuno, facendo sì che la Luna piena scacciasse via gli ultimi raggi solari. Illuminava le strade con la sua luce argentea, rendendo l'atmosfera sospesa.Le vie della città erano deserte. Non c'erano persone che passeggiavano. Nessuna macchina scorreva sulla strada. Non si vedevano neanche i cani o i gatti randagi, che di solito gironzolavano in cerca di cibo. Il frinire dei grilli si era arrestato con l'arrivo dell'autunno e un silenzio inquietante e spigoloso si diffondeva nell'aria.In quel periodo era come se, dopo il tramonto, l'intera città si spegnesse. Si poteva sentire solo il leggero ronzio dei lampioni e qualche gufo in lontananza. Per il resto, un silenzio assordante faceva da padrone.All'epoca vivevo nella periferia della città, al terzo piano di un palazzo condominiale, la cui facciata dava sull'aperta campagna. La vista era meravigliosa, soprattutto di giorno, quando i raggi del sole tingevano le fronde degli alberi, le colline e le strutture poste tra gli avvallamenti di terra con una luce dorata.Di notte, però, le cose cambiavano.La quiete del giorno si affievoliva ogni volta che il tramonto spariva dietro la città, lasciando spazio alle tenebre.Piccole chiazze argentee, prodotte dalla Luna piena, rimbalzavano sui fili d'erba e sulle rocce, facendoli brillare come lucciole.La sera del plenilunio me ne stavo seduto sul mio balcone, assaporando l'aria fredda d'inizio autunno e sorseggiando una cioccolata calda. Avvicinai la tazza bollente alla bocca quando udii uno strano rintocco. Erano le campane della chiesa vicina, che annunciavano lo scoccare delle 21:00, e una scarica di eccitazione mi attraversò la schiena. Da lì a mezz'ora avrebbero trasmesso in TV il mio film dell'orrore preferito.Mentre bevevo la cioccolata, osservavo lentamente il panorama, facendo scivolare gli occhi prima su un cespuglio raggrinzito, poi sugli alberi secchi e spogli e, infine, su un grande casolare abbandonato da anni.Un tempo era destinato alle attività sportive, ma, per qualche strano motivo, fu dismesso poco tempo dopo. Il motivo non era chiaro e correvano svariate leggende al riguardo. Una in particolare, però, sembrava avere qualche fondamento di verità.Si diceva che, dopo che il casolare fu abbandonato, delle losche figure si aggirassero nei dintorni, praticando messe nere e rituali satanici.Non si arrivò mai ad avere la certezza che queste leggende fossero vere, ma, da quel momento, tutti gli ingressi del casolare furono murati.Nessuno ci mise più piede, o almeno così pensavo.Stavo continuando a osservare il panorama, aspettando che si facessero le 21:30, quando qualcosa attirò la mia attenzione. Mentre il mio sguardo vagava perso nella campagna, con la coda dell'occhio notai dei movimenti angusti ai margini del casolare abbandonato.Qualcosa stava strisciando sotto i cespugli, facendoli agitare. Sembrava quasi che la stessa terra stesse tremando, dato che i cespugli oscillavano all'impazzata.All'inizio pensai che a provocare quel tumulto fosse un cane randagio o un animale simile.Il cane, o quel che era, si muoveva in modo furtivo, costeggiando un lato del casolare. Il movimento frenetico dei cespugli avanzava quasi come un fiume, tradendo l'esatta posizione dell'animale.Un lampione in ferro battuto, posto ai margini della strada che costeggiava il casolare, illuminava un fazzoletto di terra. I fasci di luce si riflettevano sul muro, generando strani giochi d'ombra simili a gigantesche figure orribili.L'animale stava ancora costeggiando il muro, scrutando ogni singolo cespuglio secco. Mentre bevevo un altro sorso di cioccolata, che ormai si era raffreddata, un gemito, seguito da un frastuono, mi fece rovesciare la tazza sul pavimento. Sembrava che qualcosa fosse svolazzato via, come colpito da qualcosa.La massa di cespugli animati cessò improvvisamente di muoversi.Pensai che il cane si fosse acquietato per lo spavento.Mi chinai per afferrare i cocci della tazza rotta, stando attento a non macchiarmi con la cioccolata che, nel frattempo, si era riversata tutta sul pavimento, generando un'enorme pozza di cacao.La notte era tornata silenziosa, forse anche troppo. Non si udiva nulla, neanche un leggero sibilo di lamento.Poi tornai a fissare il punto in cui la massa cespugliosa aveva smesso di agitarsi.Per qualche istante non accadde nulla, ma, prima ancora che potessi rendermene conto, i cespugli tornarono a intonare la loro melodia.Questa volta non era un leggero fruscio, confondibile con il fischio del vento, ma un vero e proprio fracasso. Era come se gli arbusti stessero cercando di sradicarsi da soli. Si agitavano come onde in un mare in tempesta, si contorcevano in tutte le direzioni all'impazzata.Il rumore assordante aumentava sempre di più, senza sosta, arrivando quasi a staccarmi i timpani. Era troppo fastidioso, difficile da sopportare. Avvicinai le mani alle orecchie e... come per magia, come se quel movimento potesse condizionarli, i cespugli tornarono inermi e silenziosi.Tirai un sospiro di sollievo, ma un dubbio attraversò come una saetta la mia mente: quale animale poteva mai generare un tale fracasso agitando soltanto dei cespugli? E, se era veramente un animale, doveva essere molto grande per far agitare così tanti cespugli contemporaneamente. Ma come faceva a non farsi vedere?Pensai che potesse essere stato un serpente o qualche altro rettile. Con il loro corpo lungo ed esile non avrebbero avuto problemi a provocare tutto quel tumulto.Restai immobile, con lo sguardo glaciale fisso sul casolare. Il tetto a volta rifletteva i raggi lunari, che scivolavano sulle pareti ricoperte di rampicanti e sui vecchi alberi scheletrici, fino ad arrivare ai cespugli inanimati.Lì, una massa scura e informe si agitava, si contorceva come se stesse cercando di liberarsi da qualcosa.Quando smise di dimenarsi e di scontrarsi con i cespugli, la figura che fino a poco prima credevo fosse un animale si mise in posizione eretta.Il terrore mi si diffuse nelle vene.Il mio cuore saltò un battito e respirare diventò molto complicato.Un uomo alto, avvolto in un grande indumento nero, era appena apparso nello stesso punto in cui i cespugli erano impazziti. Un filo di luce gli colpì la testa, sulla quale portava un grande cappello a cilindro.Senza respirare, mi avvicinai alla ringhiera del mio balcone per cercare di vedere meglio quello che stava accadendo.L'uomo se ne stava fermo sul posto, girando freneticamente il capo attorno a sé.Poi si chinò fino a genuflettersi, mentre un altro raggio di luna illuminava la sua figura.Ai suoi piedi c'era un enorme sacco fatto di tela.L'uomo col cilindro lo afferrò con una mano, cercando di non perdere l'equilibrio, mentre con l'altra reggeva una lanterna. Il sacco doveva essere molto pesante, vista la fatica che faceva per trascinarselo dietro.Schiacciai la pancia contro il ferro gelido della ringhiera per cercare di vedere meglio. Ero inquietato, spaventato, in preda al panico, ma soprattutto incredulo.Da anni quel casolare era stato dipinto come il centro dell'orrore. Un posto dove non si sarebbe mai dovuti andare. Ma allora perché quell'uomo se ne stava lì?Per un istante pensai a una spiegazione razionale, ma la paura non mi permetteva di ragionare.Il terrore mi attraversò. Fin dalla tenera età avevo sempre creduto che le leggende legate al casolare fossero soltanto delle bufale per spaventarci. Invece, adesso stava accadendo davvero.L'uomo col cilindro avanzava a piccoli passi, con la lanterna rivolta in avanti e il sacco che strisciava dietro di lui, costeggiando il muro ricoperto dai rampicanti. Non sembrava neanche umano. Avanzava ricurvo sulla schiena come una vecchia strega, facendo piccoli scatti a destra e a sinistra con la testa.La scena era veramente troppo inquietante da sopportare. Infatti, un po' per la paura e un po' per la frustrazione, dalla mia gola fuoriuscì un sibilo di terrore, non troppo forte, ma abbastanza acuto da attirare l'attenzione dell'uomo.Con una mossa felina, si voltò immediatamente verso la mia direzione.Lentamente portò la lanterna in alto.In un secondo mi nascosi dietro la ringhiera, con il sudore che grondava dalla mia fronte. Non ricordo bene per quanto tempo restai nascosto, ma la paura di alzarmi e vedere quell'uomo con lo sguardo fisso verso il mio balcone era più grande della curiosità.Poi, lentamente, mi rialzai con gli occhi puntati verso il casolare.L'uomo col cilindro era ancora lì, ma non stava più guardando nella mia direzione.Tirai un sospiro di sollievo e l'angoscia pian piano svanì, anche perché era impossibile che l'uomo mi avesse visto.Continuava a costeggiare il muro, piegato a metà dal peso del sacco. Tutto sembrava surreale, come se fosse frutto della mia immaginazione.Mentre cercavo di dare ordine ai miei pensieri e alle mie domande, l'uomo si fermò di nuovo.Questa volta, però, non si voltò verso la mia direzione.Stava puntando la sua lanterna contro il muro, come se avesse trovato quello che cercava.Rimase lì, fermo come il marmo, a fissare il muro ricoperto di rampicanti.Poi si guardò alle spalle, afferrò il sacco che aveva precedentemente lasciato a terra e se lo caricò sulle spalle.Un tonfo si propagò alle mie spalle, facendomi sobbalzare dallo spavento. Era il rintocco delle campane che annunciavano le 21:30.Sbuffai infastidito e tornai a guardare il casolare.Non era possibile. Ero incredulo, con gli occhi sbarrati fissi sul punto in cui avevo visto l'uomo, ma... lui non era più lì.Era scomparso nel nulla.Ispezionai tutto il panorama, sperando di vedere qualche arbusto muoversi in maniera insolita, ma niente da fare.Il silenzio era tornato a essere pesante, angosciante e sospettoso. Dov'era finito quell'uomo? Mi ero girato per un solo istante: come poteva essersi dissolto nel nulla?Fissai per qualche minuto il punto in cui l'avevo visto l'ultima volta, cercando una spiegazione.Decisi infine di tornare dentro, lasciar perdere per quella sera e andare finalmente a vedere il mio film dell'orrore preferito.Il giorno dopo avrei raccontato tutto ai miei amici, sperando che mi avrebbero creduto. Ma l'immagine di quell'uomo alto, col cilindro, la lanterna e il sacco non mi abbandonò più, facendomi passare la notte più terrificante della mia vita, tra insonnia, sussulti e incubi.Mi ero immaginato tutto? O le leggende nascondono sempre qualcosa di vero?

Si ringrazia il giovane FRANCESCO PAVIANO