A Nicosia Consiglieri uscenti “subito” distaccati?
Perché "subito" in politica é un tempo molto relativo
In data 10 maggio più che comizi elettorali sembrava di stare sulla televisione, con uno che gridava tipo le televendite di Baffo da Crema e subito dopo assistere ad un mix tra Barbara D’Urso e “C’è posta per te” data la densità di lacrime.
Ma non voglio star qui a commentare il modo con cui si è voluto comiziare, anche perché ho deciso, per tutta una serie di ragioni, a non voler criticare nessuno dei due candidati in maniera diretta.
Però non si può rimanere indifferenti dinnanzi ad una “sparata” colossale. Sarà stato il fervore, saranno state le trombe da stadio (ora abbiamo ridotto la politica a tifo da stadio?) però non posso esimermi dallo smontare una frase detta dal candidato Spedale che, presentando i candidati al consiglio, ha detto (per i consiglieri uscenti)
“Sono persone uscenti ma che non hanno condiviso l’operato di questa amministrazione. Che si sono subito distaccati”.
Ora, capisco che il tempo, ce lo ha insegnato Einstein è relativo, ma sarebbe interessante comprendere che cosa si intende per “subito”. Ma passiamo in rassegna questo “subito” in ordine alfabetico:
- Carmela (detta Mela) Castrogiovanni: eletta nel 2015 tra le fila di Bonelli, poi ricandidata e rieletta tra le fila di Bonelli nel 2020, rompe con l’Amministrazione “subito” dopo 7 anni e qualcosa (in 11 anni sta più con Bonelli che contro Bonelli);
- Arianna De Luca: eletta nel 2020 con Bonelli e fino all’altro ieri praticamente con due piedi in una scarpa, mai ha espresso (forse recentemente) un vero distacco verso l’amministrazione Bonelli (forse il “subito” è da riferirsi a quanto tempo potrebbe ripassare con Bonelli qualora la Gemmellaro fosse eletta?);
- Filippo Giacobbe: bisogna riconoscere che è il più coerente, strenuo oppositore di Bonelli (vi ricordate la scenetta qualche anno fa?) anche se qualcuno “curtigghia” di qualche precedente ammiccamento per essere nella lista della Gemmellaro (ma magari è solo curtigghiu);
- Francesco (detto Ciccio) La Giglia: nel 2015 fu eletto in una lista che non sosteneva Bonelli, ma nel 2020 è a sostegno della sua ricandidatura (quindi non lo ha mollato subito, anzi si è convinto nel tempo e lo ha appoggiato) per poi mollarlo dopo più di 2 anni (e anche qua il subito non si addice molto);
- Santina Lo Votrico idem come il precedente, solo che nel 2020 non fu candidata, ma si spese a favore di Bonelli (nel 2015 era a sostegno dell’avversario Mancuso), ricoprendo ruolo all’ASSP e staccandosi da Bonelli dopo qualche anno (non proprio “subito”);
- Antonio Pagliazzo: salito con Bonelli, vicepresidente del consiglio con Bonelli, assessore di Bonelli, ha strappato solo dopo circa due anni e mezzo (non proprio subito) e, peraltro, in questa tornata elettorale non era proprio con Spedale in prima battuta.
- Luciana Spedale: l’unica che, veramente, rispetta quanto dichiarato dall’altro Spedale, dovendo sottolineare, comunque, la compostezza e la sobrietà con la quale ha ricoperto il ruolo di consigliera.
Menzione a parte va al PD (Scavuzzo e Messina) che seppur formalmente non hanno mai appoggiato Bonelli, hanno però votato assieme ai bonelliani la sfiducia alla allora presidente del consiglio D’Amico e votato assieme ai bonelliani Sigismundo Li Volsi (anch’egli del PD, oggi indicato come vicesindaco nella lista di Spedale) presidente del Consiglio e che, diamo anche qui a Cesare ciò che è di Cesare, ha dato onore a quella carica, ricoprendola con sobrietà a saggezza (qualcuno – senza nasconderci dietro un dito anche chi scrive, ma non il solo - avrebbe visto di buon occhio questi candidato a sindaco, ma la storia è andata diversamente). Il PD, inoltre, dietro la sempiterna tiritera del senso di responsabilità ha sempre comunque tenuto il numero legale in Consiglio Comunale e da certi consiglieri con i quali oggi condividono l’avventura nella lista di Spedale erano visti come “stampella” di Bonelli.
Si vuole ribadire una cosa: la storia non ha colore politico, non propende né per l’una né per l’altra fazione, da cui questo pezzo non è tanto per “criticare” o “attaccare” qualcuno (dato che l’aver ridotto a “tifo da stadio” la politica porta con sé anche altro) ma per restituire un quadro chiaro agli elettori su chi ha realmente subito rotto con Bonelli e chi, invece, ha mantenuto un atteggiamento “altro”.
Alain Calò
19.5°