“Di chi sei figlio, gioia?”
Il 7 gennaio la corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia perché non permette ai genitori di registrare i figli all’anagrafe con il solo cognome della madre. Nella sente...
Il 7 gennaio la corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia perché non permette ai genitori di registrare i figli all’anagrafe con il solo cognome della madre. Nella sentenza, che sarà definitiva tra tre mesi, i giudici affermano che l’Italia “deve adottare riforme” legislative o di altra natura per rimediare alla violazione. In Italia, infatti, ai figli legittimi è possibile dare solo il cognome del padre o, dal 2000, il cognome di tutti e due i genitori e questo nonostante l’articolo 8 (diritto al rispetto per la privacy della vita di famiglia) e all’articolo 14 (che proibisce le discriminazioni) della convenzione europea dei diritti umani. Letta su Twitter ha dato ragione alla corte europea….ma va? Come faranno i padri d’ora innanzi a marchiare la propria prole? Come potranno suggellare la loro insindacabile autorevolezza? Non si avranno più padri padroni? Cesserà per sempre lo spauracchio dei bimbi monelli: “ se non fai il bravo lo dico a papà? Saranno meno figli loro, quei frugoletti piagnoni e sbavanti che la donna loro, un tempo graziosa e snella sgravò con assai poco godimento? Si sentiranno meno responsabili della felicità dei loro bimbi questi papà moderni? Eh sì, perché in una società in cui anche le mamme lavorano come se non di più dei papà, in un mondo che aspira alla parità di genere nella distribuzione dei ruoli e del prestigio derivante dal merito, a questi uomini che cosa resta? Si assisterà al crollo della cupola del cielo: voto, parità presunta, ma pur sempre predicata e ora pure il cognome? Da qualche tempo questi “poveri” si sono visti “costretti” a rimboccarsi le maniche e ad acquisire competenze in fatto di pappe e pannolini, compiti e feste di compleanno, abitini e tutine e chi più ne ha più ne metta e ora pure questo! All’uscita dall’asilo o dalla scuola, in ludoteca o casa del compagno, queste vittime dell’ardire femminile si possono scrutare: premurosi e attenti, pronti a scambiare pareri e opinioni sull’educazione dei pargoli, sul loro intrattenimento, sul tempo libero, i giochi, i problemi…. le ragazzine. Paiono meno severi dei padri di una volta, indubbiamente meno capaci di alzare la voce e “farsi rispettare”, hanno paura di non essere amati dalla loro prole, conoscono i loro limiti e come le mamme si sentono spesso inadeguati e impreparati.
Gabriella Grasso
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