Emigrazione giovanile dai comuni della zona nord dell’Ennese: angoscia nelle famiglie e perdita di capitale umano
L’emigrazione giovanile è una delle più significative manifestazioni che danno indicazioni sullo stato di salute dell’assetto socio-economico del territorio, e in particolare del territorio delle zone...
L’emigrazione giovanile è una delle più significative manifestazioni che danno indicazioni sullo stato di salute dell’assetto socio-economico del territorio, e in particolare del territorio delle zone interne della Sicilia di cui la zona nord dell’Ennese ne è un esempio tipico. Sono in molti a prendere in seria considerazione questo fenomeno e ne sono seriamente preoccupati per gli effetti che sta provocando sui paesi di esodo. Nella lettera che il vescovo della diocesi di Nicosia, mons Salvatore Muratore, ha inviato qualche anno fa al prefetto di Enna per “sottolineare la situazione di grave disagio in cui versano le popolazioni del territorio della pare nord della Provincia di Enna”, c’è la chiara e consapevole percezione della drammaticità di questo fenomeno: “I nostri giovani se ne vanno; chi consegue una laurea difficilmente rimane nei nostri paesi. Non ci sono spazi di lavoro né opportunità di poter mettere a frutto le competenze acquisite. Così si emigra. Il nostro territorio si impoverisce così di risorse preziose, forse le più preziose: i suoi giovani”. Il vescovo Salvatore Muratore sente dire che il problema è politico e non istituzionale, ma dubita che questo sia vero e nella sua lettera si domanda: “Dove sono i nostri politici, dove sono i partiti che al momento delle elezioni si fanno paladini delle necessità della gente? Dove è lo Stato che tutela e cerca il benessere dei suoi cittadini; dove sono le istituzioni locali che pare ignorino il problema?”. Anche la gente comune, che non riveste alcun incarico istituzionale, avverte la drammaticità dell’emigrazione giovanile che suscita angoscia e preoccupazioni per il futuro di questi paesi della zona nord dell’Ennese. Linda Patané, che lavora come vigile urbano nel comune di Troina, ci ha raccontato quello che ha visto all’aeroporto di Catania qualche giorno fa dopo le festività natalizie di fine anno: “Le partenze erano stracolme di giovani che partivano con gli occhi pieni di lacrime ed i genitori che fingevano tranquillità, giusto per far coraggio al figlio, ma non appena entrato al controllo, tiravano fuori il fazzoletto. Sacrifici che spezzano il cuore, prima per studiare dove le offerte formative sono migliori, poi per lavorare, dove ancora qualche offerta dignitosa c'è, rispetto al nulla della Sicilia. Così cresciamo i nostri figli e li vediamo andar via per regalare le loro esperienze altrove, mentre la Sicilia affonda sempre di più”. Ci sono anche quelli, non molti però, che minimizzano l’emigrazione giovanile o pensano che sia una moda o addirittura sia dovuta alla mancanza di coraggio di restare dei giovani. Per Linda Patané nell’emigrazione giovanile non c’è niente di tutto questo, c’è invece “una voglia di dignità e riconoscimento delle proprie capacità, piuttosto che restare e chiedere a destra e a manca la cortesia di poter lavorare, magari in un centro accoglienza”. Nell’articolo comparso questa mattina, 1 febbraio, sul quotidiano “La Sicilia” con il ii titolo “Parliamone. Rilanciare il capitale umano dell’isola”, Domenico Tempio scrive che “i più intraprendenti vanno fuori, chi al Nord chi all’estero”. Anche nell’emigrazione degli anni ’60 e ’70 del ‘900, è accaduta la stessa cosa, come hanno rilevato il Centro di specializzazione e ricerche economico-agrarie di Portici e l’Istituto di formazione e ricerche sui problemi dello sviluppo (Isvi) di Catania nella ricerca sugli effetti dell’emigrazione nelle zone d’esodo dell’Ata Irpinia (Campania) e nei comuni della Sicilia interna nelle province di Caltanissetta ed Enna (Troina, Cerami, Gagliano, Regalbuto, Catenanuova, Leonforte, Assoro e Valguarnera): “Là dove l’emigrazione è stata più intensa si è verificato un tale impoverimento di forza-lavoro valida e di potenziali forze imprenditoriali che risulta difficile ipotizzare un processo di sviluppo di tale zone”. Gaetano Siciliano, insegnante in pensione, di figlie ne ha due e tutte due sono in Toscana: Renata (32 anni) fa l’insegnante di sostegno a Pontedera e Giuliana (27 anni), laureata veterinaria, lavora in una clinica veterinaria a Firenze dopo una esperienza di lavoro a Padova: “Questo crea un vuoto in famiglia, ma ormai io e mia moglie siamo ormai rassegnati perché qui non c’è alcuna possibilità di lavoro”. Giovanni Toscano, meccanico, di figli ne ha tre di cui uno lavora a Dittaino in un’azienda di meccanica di precisione mentre gli altri due, Francesco (29 anni) e Chiara (24 anni), sono a Milano, rispettivamente, per la laurea specialistica in industrial design e in lingue. “Temo che questi miei due figli, che sono andati a studiare Milano perché lì, appena conseguita la laurea specialistica, più facilmente troveranno un lavoro; Chiara, che ha fatto l’Erasmus a Monaco in Germania, ha già ricevuto offerte di lavoro da aziende di Francoforte”. Anche Michele Ferruzza, presidente di una cooperativa sociale di manutenzione del verde pubblico, ha due figli che vivono a Milano: Fabio (27 anni), che per la specialistica in economia aziendale frequenta l’università di Torino, e Giulia (24 anni), laureata in design e comunicazione visiva, che lavora a Legnano nell’azienda di Dolce e Gabbana. “Ci sentiamo tutti i giorni, e mia moglie più volte al giorno parla con loro con questi nuovi mezzi di comunicazione, ma la loro mancanza ci pesa lo stesso”. Anche Silvio Compagnone, che di mestiere fa commerciante di abbigliamento, ha due figli sono andati via da Troina: Veronica (29 anni), laureata in Scienze Politiche alla Luiis, che lavora a Roma presso gli uffici della Mercedes, Lorenzo (27 anni), laureato il lingue slave, che lavora a Milano in una società di import-export. “Avvertiamo con mia moglie un vuoto in famiglia, ma non possiamo chiedere ai nostri figli di restare in attesa di un lavoro che non si trova neppure a cercarlo o inventarselo con ostinazione”, ha dichiarato Silvio Compagnone. Casi come questi, sono molti diffusi in paese.
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