Racconti

Il Casolare - Parte 2/3

Quando cala il silenzio, qualcosa si risveglia nell'oscurità

A cura di EnnaVivi EnnaVivi
06 novembre 2026 19:46
Il Casolare - Parte 2/3 -
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Quando il film finì, erano già trascorse le 23:00. Afferrai il telecomando, spensi la TV e uno stato di stanchezza mi pervase, facendomi stiracchiare le braccia verso l'alto.

Mi alzai dal divano e, con gli occhi pesanti, mi avviai verso la mia stanza.

Attraversai il corridoio che conduceva alla mia camera, con il capo chino e le spalle basse, ripensando alle scene più belle del film.

Quando arrivai davanti alla porta, afferrai la maniglia, la girai e spinsi in avanti.

L'oscurità della stanza si palesò lentamente ai miei occhi.

Restai immobile, fissando il vuoto senza trovare il coraggio di avanzare.

Non so perché lo feci, ma la vista della mia camera buia scatenò in me un profondo stato d'angoscia.

Era la stessa sensazione che mi aveva dominato poche ore prima, quando avevo visto l'Uomo col Cilindro.

Quella sensazione svanì soltanto quando attraversai la soglia e accesi la luce.

Tutto era normale. Ogni cosa era perfettamente in ordine.

Dopo essermi rasserenato, attraversai la stanza dirigendomi verso il letto, sul quale mi sedetti.

Rimasi immobile, a gambe incrociate, riflettendo su ciò che avevo visto poche ore prima.

Una sfilza di domande attraversò i miei pensieri come un fendente.

Erano sempre le stesse, quelle a cui non ero ancora riuscito a dare una risposta.

Così lasciai cadere la testa sul cuscino, chiusi gli occhi e mi abbandonai al sonno.

Il soffice abbraccio delle coperte riuscì a farmi addormentare quasi subito, se non fosse stato per...

Un leggero scricchiolio mi svegliò.

Era un suono debole, quasi impercettibile.

Nello stato di confusione in cui mi trovavo, non fu facile capire se quello che avevo sentito fosse reale o se lo avessi soltanto immaginato.

Così mi rigirai nel letto, senza prestargli molta importanza.

Ma non passò molto tempo prima che quello scricchiolio si udisse di nuovo.

Questa volta ero sicuro di averlo sentito.

Aveva attraversato i miei timpani: non potevo averlo immaginato. Lo sentii rimbombare nell'aria.

Scattai immediatamente, sollevandomi dal letto e osservando, con gli occhi spalancati, le tenebre che imperversavano nella mia camera.

Speravo di sentirlo di nuovo, così da riuscire a capire da dove provenisse.

Aspettai in silenzio, avvolto nell'oscurità.

L'assenza di suoni rendeva l'atmosfera ancora più inquietante, più di quanto già non fosse.

Dopo qualche minuto di assoluto silenzio, pensai che la mia mente, ancora scossa da ciò che avevo vissuto, stesse iniziando a giocarmi brutti scherzi.

Così mi lasciai ricadere sul letto.

Ma, proprio mentre la mia testa si poggiava sul cuscino, lo scricchiolio tornò.

Questa volta lo sentii più forte, come se provenisse dall'altra parte della porta.

Sembrava che ci fosse qualcuno fuori dalla stanza intento a stropicciare dei fogli di giornale.

Quando quell'idea mi balenò in testa, il mio corpo si irrigidì.

La stanza diventò stranamente gelida, facendomi venire la pelle d'oca.

C'era qualcosa di familiare in quel suono.

Avevo come l'impressione di averlo già sentito.

Non feci neanche in tempo a riflettere e ad alzarmi dal letto che...

Il silenzio della notte fu squarciato da un rumore acuto, simile a quello di alcuni rametti spezzati.

In un istante capii dove lo avevo già sentito.

Poche ore prima, l'Uomo col Cilindro aveva provocato lo stesso rumore mentre si muoveva tra i cespugli.

Trattenni il respiro, mentre una voragine sembrava aprirsi nel mio stomaco.

Non riuscivo a muovermi dalla paura. Com'era possibile che quel fruscio si sentisse così forte?

Era impensabile che l'Uomo col Cilindro si trovasse in casa mia.

Mi decisi, una volta per tutte, a fare qualcosa.

Sollevai le coperte, percependo nuovamente l'aria gelida della stanza.

Con fare tremante, indossai le ciabatte, pronto ad accendere la luce.

L'interruttore si trovava dall'altra parte della stanza.

Con un piccolo scatto mi precipitai verso di esso e lo premetti.

Non appena la luce esplose nella stanza, illuminandone ogni angolo, spalancai gli occhi e tesi le braccia in segno di difesa.

Ma, come prima, la stanza era perfettamente in ordine, fatta eccezione per il letto.

Mi sentii confuso. Era impossibile che me lo fossi immaginato.

L'avevo sentito con le mie orecchie, eppure non c'era nulla che potesse tradire la presenza di cespugli o di rami spezzati.

Pensai alla finestra. Forse era aperta e il fruscio proveniva dall'esterno.

Mi voltai immediatamente, ma invano: la finestra era chiusa.

Mentre spegnevo la luce e tornavo a letto, iniziai a dubitare di ciò che avevo sentito.

«Sarà sicuramente suggestione», dissi tra me e me.

Poi mi decisi a ignorare tutto ciò che era successo.

Ero sul punto di addormentarmi quando una leggera brezza mi accarezzò il collo.

Era piacevole, delicata e calda.

Ci misi un po' a rendermene conto, ma alla fine ricordai...

La finestra era chiusa, così come la porta. Da dove proveniva, allora, quello spiffero d'aria?

Il silenzio si addensò.

Il cuore iniziò a battermi all'impazzata, mentre qualcuno, o qualcosa, sussurrava alle mie orecchie.

Non riuscivo a capire cosa stesse dicendo. Sembrava parlare una lingua antica.

Nella sua voce stridula si avvertiva qualcosa di profondamente innaturale, qualcosa che non aveva nulla di umano.

Ruppi la quiete della notte, urlando a pieni polmoni.

Scattai giù dal letto, ma lo spavento era tale che non riuscivo nemmeno a capire dove andare.

Il buio della mia camera svanì quando i miei genitori spalancarono la porta.

Mi trovarono in un angolo della stanza, lontano dal letto, accasciato e con il volto cadaverico.

Dopo essermi tranquillizzato, raccontai loro quello che era successo poco prima.

Naturalmente non credettero che tutto fosse accaduto davvero.

Mi rassicurarono dicendomi che avevo avuto un incubo, ma io sapevo che non era stato così.

Dopo qualche minuto se ne andarono e io tornai a letto, convinto che il terrore sarebbe tornato da un momento all'altro.

Ma non fu così.

La pace tornò a regnare nella mia stanza, anche se...

Nel susseguirsi dei sogni, tra un momento di quiete e l'altro, una figura cupa, con numerose corna e una sfilza di occhi, mi fissava dalla penombra.

Si ringrazia per il testo il giovane FRANCESCO PAVIANO

Link news di riferimento parte 1:

Il Casolare - Parte 1/3

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