Il Suicidio Assistito potrebbe essere una nuova moda?
San Giovanni Paolo II, nella Evangelium Vitae, ha ricordato che «la vita è sempre un bene»
Recentemente l’Emilia‑Romagna ha legiferato sul suicidio assistito, rendendolo possibile sul proprio territorio sanitario. È la terza regione italiana a farlo. La vita è il dono più prezioso concesso alle sue creature e pertanto è necessario proteggerla e difenderla dalla “cultura della morte” che attraversa il mondo. La possibilità del suicidio assistito ha anche un risvolto economico, quello di un risparmio sanitario d’assistenza: una prospettiva che rischia di trasformare la fragilità umana in un costo da ridurre. Una possibilità che toglie la Speranza e spoglia l’uomo della Fede.
Una possibilità che potrebbe essere estesa non solo ai malati terminali, ma anche a persone con patologie non gravi che, in momenti di sconforto, desiderano “farla finita” in maniera “legale”. Difatti, sebbene esistano protocolli d’intervento, il suicidio assistito potrebbe essere ampliato, una volta entrato nella consuetudine, anche a soggetti con condizioni compatibili con uno stato di vita difficile ma comunque vivibile con adeguati accorgimenti sanitari, sociali e familiari. Da qui l’importanza di un Comitato Bioetico serio, preparato e non accondiscendente con i desideri di chi vuole porre fine alla propria vita senza una giusta causa.
Alla notizia che la possibilità del suicidio assistito si sta diffondendo come una moda in varie parti d’Europa, qual è la reazione dei cristiani? Forse una reazione silente, accomodante, quasi imbavagliata. Forse l’argomento non tocca direttamente e personalmente. Eppure la Chiesa, attraverso il magistero dei Papi, ha parlato con chiarezza.
San Giovanni Paolo II, nella Evangelium Vitae, ha ricordato che «la vita è sempre un bene», anche quando è segnata dalla sofferenza, perché nessuna esistenza perde mai la sua dignità davanti a Dio. Benedetto XVI ha più volte sottolineato che la vera compassione non consiste nel sopprimere la vita, ma nel farsi carico della fragilità dell’altro, accompagnandolo con amore e verità. Papa Francesco, nella Fratelli Tutti, ci invita a non scartare nessuno, perché ogni persona è parte di una fraternità che non può essere selettiva: «Ogni vita è degna, ogni vita è sacra».
Il magistero dei Papi ci ricorda che la risposta cristiana alla sofferenza non è l’eliminazione del sofferente, ma la vicinanza, la cura, la tenerezza, la solidarietà. La Chiesa non giudica chi vive momenti di disperazione, ma invita la comunità a non abbandonare nessuno, a non lasciare che la solitudine diventi una scelta irreversibile.
Per questo, davanti a leggi che aprono alla possibilità del suicidio assistito, il cristiano non può restare indifferente. È chiamato a testimoniare la Speranza, a difendere la vita, a sostenere chi soffre, a promuovere una cultura dell’accompagnamento e non dell’abbandono. È chiamato a ricordare che la vita, anche quando è fragile, rimane un dono che nessuna legge può svalutare.
Dott. Rosario Colianni
24.5°