La facussa (o cucummuru) è uno degli ortaggi più antichi del Mediterraneo
In Sicilia il nome stesso racconta la sua storia
Non è un vero cetriolo, ma una forma di melone raccolta immatura: Cucumis melo var. flexuosus.
corpo sottile, 2-3 cm diametro, lungo 30-40 cm e spesso ritorto
buccia verde o verde-giallo chiarissimo, senza spine, a volte appena pelosa
sapore fresco, delicato, senza l'amaro tipico del cetriolo
In Puglia lo chiamano “carosello” o “tortarello”, in Sardegna “facussa”, e in Sicilia è noto soprattutto come cucummaru / cucummuru. Le fonti sulla biodiversità mediterranea lo elencano proprio così: “la ‘facussa’ o su ‘cucummaru’ nella Sardegna stessa (… più conosciute come tortarello o melone serpente)”.
Il nome viene dall'arabo
Il termine facussa deriva dall'arabo “faquss”, che significa cetriolo. Non è un caso: tra l'827 e il 1072 la Sicilia fu araba, e ancora oggi la lingua siciliana conserva decine di parole di quell'epoca — la Sicilia è descritta come “terra di grandi invasioni… dai greci ai romani, dagli arabi ai bizantini ai normanni”.
Da faquss → facussa in tabarchino, → cucummaru in siciliano (con la tipica sonorizzazione della c).
La storia mediterranea, tra Liguria, Tunisia e Sardegna
La leggenda scritta più chiara non è siciliana in senso stretto, ma spiega perché l'ortaggio è arrivato sulle nostre tavole:
“Tutto iniziò nel 1500, quando una parte degli abitanti della Liguria, principalmente da Genova e Pegli, emigrò in Tunisia. Furono i Lomellini… a designare questo popolo alla terra africana… restarono a Tabarca per quasi due secoli”.
Nel 1738, per sovrappopolazione e attacchi dei corsari, il re Carlo Emanuele III li trasferì nell'isola di San Pietro, in Sardegna, dove fondarono Carloforte.
“È fra queste variegate vicende storiche che la Facussa giunse in terra italiana: presso l’isola di Tabarca vennero adottati alcuni cibi locali, poi esportati a Carloforte, fra i quali questo particolare ortaggio”.
La tradizione orale aggiunge un dettaglio romantico: i tabarchini, cacciati dai tunisini, avrebbero trafugato i semi “per non perdere l'ortaggio considerato incrocio tra cetriolo e zucchina”, e a Carloforte “trovò un ambiente congeniale e il suo sapore addirittura migliorò”.
Da lì la coltivazione si è irradiata: prima in Sardegna (Carloforte, Calasetta), poi lungo le rotte del tonno verso la Sicilia occidentale e, con i commerci, fino all'entroterra — Regalbuto compreso, dove il clima secco estivo è perfetto per il “cucummuru”.
Come si mangia in Sicilia
È ortaggio estivo per eccellenza, pronto da fine maggio.
si consuma crudo, a rondelle, in insalata con tonno (bollito o salato), pomodoro e galletta — la classica capunadda dei pescatori
a Carloforte lo trovi anche con capperi e fave; in Sicilia si abbina spesso a cipolla rossa di Tropea, origano e un filo d'olio nuovo
è molto dissetante perché povero di principi acri, quindi era il “cetriolo dei poveri” nei campi durante la mietitura
Perché oggi diciamo “sei una facussa”?
Proprio per la facilità di coltivazione e lo scarso valore commerciale, il nome è passato al linguaggio figurato:
“Per facilità di coltivazione, basso valore commerciale e per l’esiguo valore nutritivo della verdura, il termine facussa è spesso usato a definire una persona sciocca e di basso valore”.
In Sicilia senti la variante “cucummaru” usata nello stesso modo scherzoso, soprattutto tra anziani.
Un piccolo patrimonio da tutelare
Oggi la facussa non entra nella grande distribuzione — la trovi nei banchi dei contadini, nelle feste di paese, o negli orti familiari attorno all'Etna e nei Nebrodi. È parte di quel movimento più ampio di riscoperta del siciliano come lingua viva, non solo dialetto, che negli ultimi anni anima Instagram e TikTok (basti pensare ai post che rivendicano “IL SICILIANO È UNA LINGUA”).
Se passi da un mercato a Enna o a Linguaglossa d'estate, chiedi proprio “u cucummuru tortu” — ti daranno quello lungo, un po' storto, verde chiaro. Taglialo spesso, condisci con sale grosso e menta: stai mangiando la stessa cosa che i pescatori tabarchini portavano nelle gallette nel 1738, e che gli arabi chiamavano faquss mille anni prima.
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