Meditazione al Vangelo domenica 21 giugno 2026

Parole di Vita: Meditazione al Vangelo domenica 21 giugno 2026

A cura di Blogger Blogger
15 giugno 2026 07:00
Meditazione al Vangelo domenica 21 giugno 2026 -
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In questa XII domenica del Tempo Ordinario Gesù ci chiede il coraggio. Lo stesso coraggio che ha chiesto ai suoi discepoli per la divulgazione della Parola. Il termine coraggio deriva dal latino cor (cuore) e habere (avere) e significa “avere cuore”, ovvero agire con audacia e determinazione.

La centralità del Vangelo proclamato questa domenica ha come tema quello di non avere paura degli uomini e testimoniare con fede la Parola. Solo con la testimonianza la Parola prende vita e si trasmette ad altri cuori. Mentre la Parola non accompagnata dalla testimonianza di vita rimane sterile e solitaria, perché tra il dire e il fare non c’è corrispondenza.

Coraggio d’annunciare la Parola nella luce affinché possa essere da tutti vista e nelle terrazze così che tutti possano ascoltarla senza paura e timore del giudizio, senza paura e timore di ritorsioni, senza paura e timore che questa possa essere dura e veritiera piuttosto che accondiscendente, senza paura e timore d’essere appartenenti a Gesù.

Gesù ci chiede di essere testimoni veraci che mettono anche a rischio la propria vita; cioè amare la Parola più della propria vita. Nel Vangelo Gesù prende il paragone di due passeri che, se valgono tanto agli occhi del Padre Celeste, tanto più varrà l’uomo, al quale non farà mai mancare la Divina Provvidenza. Il Padre Celeste conosce ogni nostro bisogno e, prima ancora che lo chiedessimo, Lui si prende cura di noi.

Dio conosce tutto di noi, persino il numero di capelli che abbiamo, e persino l’ultimo dei capelli degli audaci del Vangelo non andrà perduto. “Non abbiate paura degli uomini”, di quelli che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima, “ma abbiate paura del giudizio di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo”. Quindi non temere il giudizio dell’uomo ma il giudizio di Dio.

Gesù in questo Vangelo ci fa un monito: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

Ci sono delle situazioni nelle quali non è conveniente proclamarsi cristiani, o non adempiamo con i nostri atteggiamenti all’Amore cristiano, o ritagliamo la Parola solo per le cose che meglio ci convengono, o siamo cristiani “da facciata” per farci vedere dagli altri “pii e buoni”, o per ricevere qualche grazia e poi ritornare a vivere da pagani.

In merito a questo Vangelo e all’appartenenza verace a Gesù, vi scrivo una piccola storiella: un gruppo di terroristi fa irruzione dentro una chiesa gremita di fedeli mentre il prete stava iniziando l’omelia. Allora il terrorista disse: “Chi è disposto a prendere una pallottola in nome di Gesù rimanga in chiesa”. Tutti uscirono alla svelta, compresi quelli del coro, i lettori, i ministranti, e rimasero in chiesa solo una donna anziana, un uomo all’ultimo banco, il sacrista, il diacono. Allora il terrorista disse al prete: “Di quelle centinaia di fedeli presenti, solo cinque sono rimasti in chiesa? Ora sì che puoi fare l’omelia: sono rimasti quelli veri”.

Il cristianesimo è costellato dalla presenza di tantissimi martiri che hanno incarnato questa pagina del Vangelo morendo per Cristo. Il loro coraggio è una fiamma ardente nella gloria della loro nuova vita in cielo e, nel contempo, testimonianza di luce che schiarisce il cammino di chi è ancora in cammino.

Rosario Colianni

del M.M. Giovani Insieme

e della Rete Mondiale di Preghiera del Papa (già Apostolato della Preghiera)