Rivolta al carcere di Enna, rotte le telecamere di sorveglianza

Un centinaio di detenuti si impossessa delle sezioni del vecchio padiglione

A cura di Blogger Blogger
04 luglio 2026 16:03
Rivolta al carcere di Enna, rotte le telecamere di sorveglianza -
Condividi

Un centinaio di detenuti del carcere di Enna si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione, rompendo le telecamere di sorveglianza e mettendo a ferro e fuoco l'istituto.

La rivolta dei detenuti al carcere di Enna è scoppiata dopo che nei giorni scorsi un fulmine aveva fatto saltare le centraline telefoniche e, dunque, i ristretti non avevano potuto effettuare le chiamate alle famiglie.

Da stamane il disservizio era stato risolto ma i detenuti hanno cominciato la rivolta. Mimmo Nicotra, presidente nazionale della Confederazione sindacati polizia penitenziaria dice: "Da mesi denunciamo la grave carenza di personale nella casa circondariale luigi Bodenzad di Enna. Avevamo chiesto che i detenuti fossero sfollati per permettere la ristrutturazione del carcere che è vetusto. La propaganda del governo e del ministro Carlo Nordio si infrange con la realtà delle carceri italiane.
    65 mila detenuti stoccati dentro istituti che sono vere e proprie polveriere . Ad Enna i detenuti, invece di essere sfollati, sono stati trasferiti in altre sezioni dello stesso istituto Ora la situazione è gravissima".

Nota stampa di Giuseppe Seminara, segretario PD Enna città 

La gravissima rivolta verificatasi presso la Casa Circondariale di Enna rappresenta l’ennesimo segnale di un sistema penitenziario lasciato nell’abbandono da un Governo nazionale e da una maggioranza regionale che sulla sicurezza hanno costruito gran parte della propria propaganda politica.
Mentre il centrodestra continua a riempire i cittadini di slogan, la realtà restituisce un quadro fatto di carenza di personale, strutture obsolete, interventi di ristrutturazione rinviati e allarmi lanciati da tempo dalle organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria rimasti senza risposte adeguate.
Non basta invocare la sicurezza nelle campagne elettorali o tramite i mezzi di comunicazione. La sicurezza si garantisce con investimenti, con una presenza adeguata dello Stato, con strutture efficienti e con il rispetto della dignità di chi opera quotidianamente negli istituti penitenziari e di chi vi è ristretto, nel rispetto dei principi costituzionali.
Ma uno Stato autorevole si misura anche dalla capacità di garantire i diritti fondamentali delle persone detenute. Il rispetto della dignità umana, condizioni di detenzione conformi ai principi costituzionali e la possibilità di accedere ai servizi essenziali non sono concessioni, ma doveri dello Stato. Carceri sovraffollate, strutture fatiscenti e continue emergenze compromettono non solo la sicurezza, ma anche la funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione.
È legittimo chiedere alla deputazione nazionale e regionale del centrodestra, che sostiene questo Governo, quali iniziative concrete abbia assunto per affrontare le criticità più volte denunciate nel carcere di Enna e perché si sia arrivati a una situazione tanto grave.
Il Partito Democratico di Enna Città esprime piena solidarietà e vicinanza agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria che, ancora una volta, hanno dovuto fronteggiare un’emergenza in condizioni estremamente difficili. La loro professionalità non può continuare a essere l’unica risposta alle carenze della politica.
Questi governi di centro destra hanno il dovere di intervenire immediatamente, garantendo risorse, personale e un piano concreto di riqualificazione della struttura. Continuare a ignorare i problemi significa alimentare tensioni che mettono a rischio la sicurezza degli operatori, dei detenuti e dell’intera comunità.
Sulla sicurezza non servono proclami. Servono responsabilità, competenza e scelte coraggiose. Tutto ciò che, purtroppo, fino a oggi è mancato.