Sedata la rivolta nel carcere di Enna - otto arresti, Sindaco Crisafulli: ora risposte strutturali
Circa un centinaio di detenuti si sono impossessati di alcune sezioni devastanti impianto videosorveglianza
La rivolta scoppiata questa mattina nella casa circondariale “Luigi Bodenza” di Enna è rientrata. Il sindaco Mirello Crisafulli ha seguito con apprensione l’evolversi della situazione, esprimendo sollievo per la conclusione della protesta.
Circa un centinaio di detenuti del vecchio padiglione si erano impossessati di alcune sezioni dell’istituto, danneggiando gli impianti di videosorveglianza.
Il carcere, nelle strade limitrofe, è stato circondato da carabinieri, polizia, vigili del fuoco, con il supporto degli agenti del Gruppo Intervento Operativo giunti da Catania.
“Abbiamo seguito con apprensione le ore di tensione alla casa circondariale Bodenza e apprendiamo con sollievo che la situazione è rientrata,” dichiara il sindaco Mirello Crisafulli. “Ringraziamo le forze dell’ordine e la polizia penitenziaria per il lavoro svolto in una giornata complessa. Da questa vicenda emerge con chiarezza un punto, le condizioni strutturali e di organico dell’istituto vanno migliorate senza ulteriori rinvii, e come amministrazione comunale continueremo a sollecitare Ministero e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria in questa direzione.”
L’episodio riporta l’attenzione sulle condizioni strutturali dell’istituto, da tempo segnalate dalle organizzazioni sindacali di categoria per carenza di personale e necessità di ristrutturazione.
La rivolta nel carcere di Enna era nell'aria. Lo dicono gli operatori penitenziari e i tanti civili che ci lavorano.
La tensione è cresciuta esponenzialmente nei mesi, alimentata dai tanti sequestri di cellulari e droga introdotti all'interno dell'istituto. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in un carcere sovraffollato e vecchio, tanto che sono stati già stanziati i fondi per la ristrutturazione, sarebbe stato il tilt di una centralina telefonica. I temporali dell'ultima settimana e un fulmine che tre giorni fa ha colpito l'impianto hanno fatto saltare il tappo in quella che da mesi appare una polveriera. I detenuti negli ultimi giorni non hanno potuto comunicare con le famiglie e questo per chi è ristretto diventa un motivo di tensione. Così stamane, nonostante la linea telefonica fosse stata già ripristinata, è esplosa la rivolta. Erano le 11 e poco prima gli agenti avevano scoperto telefoni cellulari, introdotti illegalmente dentro l'istituto, e una partita di droga. I detenuti hanno conquistato il vecchio padiglione, praticamente quasi tutto l'istituto penitenziario, che ha un'ala vecchia e mal messa, tre piani di celle, alcune delle quali non hanno ancora la doccia, e il nuovo padiglione, costruito su una struttura che era rimasta abbandonata e che ospita ora i carcerati protetti. I rivoltosi hanno distrutto le telecamere di sorveglianze interne che monitorano i piani e devastato intere celle. Ore di tensione e nel tardo pomeriggio l'intervento degli agenti del Gio, gruppo intervento operativo di Catania e di altre forze giunte da altre carceri. Otto le persone arrestate.
"La rivolta al carcere di Enna è stata sedata grazie al grande lavoro degli agenti penitenziari. Tutti i detenuti sono stati riportati nelle camere di pernottamento e sono in corso le perquisizioni e gli arresti dei promotori, che verranno trasferiti in altri istituti. Il motivo dei disordini, iniziati alle 11, è stata l'intercettazione tra le 10 e le 10.30 di quattro pacchi lanciati dall'esterno e contenenti materiale illecito diretto ai detenuti. L'impianto telefonico ha infatti sempre funzionato. Anche oggi la Polizia penitenziaria ha evitato conseguenze tragiche, per questo rivolgo agli agenti il mio plauso per lo straordinario sforzo compiuto", ha commentato il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni. Mentre la deputata M5S Daniela Morfino annuncia una interrogazione parlamentare sull'episodio. "Da mesi denunciamo la grave carenza di personale nella casa circondariale Luigi Bodenzad di Enna - dice Mimmo Nicotra, presidente nazionale, Con. si. pe., confederazione sindacati polizia penitenziaria - Avevamo chiesto che i detenuti fossero sfollati per permettere la ristrutturazione del carcere che è vetusto. La propaganda del governo e del ministro Carlo Nordio si infrange con la realtà delle carceri italiane".
20.2°