Signor Presidente Musumeci: "abbiamo barattato l’autonomia in cambio dell’assistenzialismo. Adesso di cosa ci lamentiamo?"
Il presidente Musumeci, adesso che il Nord vuol fare quello che noi siciliani non siamo riusciti a fare fin dal 1946, intervenendo alla trasmissione Omnibus dedicata al regionalismo differenziato, cri...
Il presidente Musumeci, adesso che il Nord vuol fare quello che noi siciliani non siamo riusciti a fare fin dal 1946, intervenendo alla trasmissione Omnibus dedicata al regionalismo differenziato, critica allarmato la secessione che invocano i ricchi Lombardi-Veneti. “Non c'è il pericolo - si è chiesto il governatore - che col regionalismo differenziato, assieme a nuove deleghe, oggi in capo allo Stato, ci sia il pericolo che chi è ricco diventi sempre più ricco e chi è povero diventi sempre più povero?” Quindi, chiede al premier Conte di istituire un tavolo che coinvolga tutte le Regioni italiane e un piano Marshall per il Sud. Non solo. Spolverando l’articolo 21 dello Statuto della Regione, chiede anche che venga invitato “alla riunione del Consiglio dei Ministri, in cui si affronterà il tema dell’autonomia differenziata”. Temiamo, però, che il presidente Musumeci, del problema se ne sia accorto troppo tardi. La Lega di Salvini, alla quale il nostro governatore appena qualche mese fa ha teso benevolmente la mano per “progettare un'azione politica di coesione concreta tra Nord e Sud”, porterà a casa fra non molto l’ok per l’autonomia differenziata per la Lombardia e il Veneto e, di sicuro, anche la rossa Emilia Romagna farà parte del “pacchetto”. Ora, se è comprensibile l’irritazione delle Regioni del sud a statuto ordinario, che contestano il fatto che la “triplice” (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) chiede dalle 16 alle 23 competenze e funzioni da decentrare e, soprattutto, che le maggiori entrate che ha restino nel loro territorio, quello che non si capisce è la presa di posizione del presidente Musumeci che quasi quasi lo ritiene un oltraggio. Non siamo stati forse noi siciliani ad ispirare la Lega? L’ex presidente della Lombardia, Roberto Maroni, nel 2014 dichiarava: “Propongo di accordare alle Regioni del Nord lo statuto speciale della Regione Siciliana che non è stato mai attuato. Lo statuto disegnava una Regione che fa da se, vive dei propri redditi ed è responsabile dell’organizzazione del territorio, delle strutture, della scuola, dell’industria. Avrebbe dovuto tenersi tutte le tasse pagate sul proprio territorio e se non ha redditi sufficienti a garantire un livello di vita pari alla media nazionale, dovrebbe intervenire lo Stato con un fondo di solidarietà che finanzia gli investimenti, non le false pensioni di invalidità. Lo Statuto è stato tradito perché la Sicilia ha rinunciato all’autonomia finanziaria per l’assistenzialismo”. Maroni aveva ragione e fotografava una realtà. Scriveva un grande siciliano, Ludovico Corrao: “La Sicilia non ha realizzato a pieno la sua autonomia, perché fin dal primo momento che fu concesso lo Statuto furono messe in atto tutte le strategie possibili ed immaginabili per svuotarlo di senso, significato ed agibilità. La sterilizzazione dell’Autonomia siciliana è avvenuta grazie agli ascari della classe politica siciliana che si è sottomessa ai gruppi monopolistici del nord e alla classe politica romana”. Mi dispiace, presidente Musumeci, non è piaciuto il suo intervento a Omnibus, perché ha dato l’impressione che, invece di fare la corsa su noi stessi, la facciamo sugli altri. Per dirla tutta, abbiamo un tesoro di Statuto, che purtroppo abbiamo sepolto, e ora strepitiamo perché il ricco Nord ne reclama anch’esso uno. Uno Statuto speciale ottenuto, lo vogliamo ricordare, con il sacrificio di tanti, con le tensioni ideali, con il sangue, i sogni, la rabbia. Quello che oggi chiede il Veneto, la Lombardia noi ce l’abbiamo, nero su bianco.
Art.36: al fabbisogno della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione e a mezzo dei tributi deliberati dalla Regione.
Art.37: alle imprese industriali e commerciali che hanno sede centrale fuori dalla Regione ma che in Sicilia hanno stabilimenti e impianti viene determinata la quota di imposta che compete alla Regione.
Art. 38: fissa un contributo di solidarietà nazionale per le opere pubbliche.
Art. 22: attribuisce alla Regione il diritto di partecipare con un suo rappresentante nominato dal governo regionale alla formazione delle tariffe ferroviarie e alla istituzione e regolamentazione dei servizi nazionali di comunicazione e trasporti.
E allora, di cosa ci lamentiamo 73 anni dopo? Per quanto riguarda le royalties che le compagnie petrolifere pagano alla Regione Siciliana, per decenni la tassazione è stata di appena il 7% e solo dal 2013 siamo arrivati al 20%. Percentuale bassissima, se si considerano aliquote fino all’80% di altri Paesi. Non godiamo di alcun beneficio sui carburanti nonostante, dati alla mano, contribuiamo in modo consistente alla produzione nazionale di petrolio (nel 2017 per il 17,8%). La fiscalità di vantaggio e l’art.37 dello Statuto sono rimasti lettera morta, per non parlare della norma che prevede che il presidente della Regione Siciliana partecipi alle sedute del Consiglio di Ministri, col rango di Ministro ogni qualvolta ci sono tematiche che interessano la nostra terra. E’ mai successo? Dov’erano i nostri presidenti quando si decideva il prelievo forzoso? Milioni di euro lasciano la Sicilia insieme ai pendolari della salute, ai figli migranti, agli insegnanti, arricchendo il nord perché l’assistenzialismo ha reso sterile la nostra terra. L’ex governatore della Lombardia, purtroppo, aveva ragione: abbiamo barattato l’autonomia in cambio dell’assistenzialismo. Adesso di cosa ci lamentiamo? Forse è questa l’unica occasione, presidente Musumeci, per fare quello che non abbiamo fatto in 73 anni: applicare lo Statuto.
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