Svimez 2026. Sicilia, dieci anni di fuga: persi 56mila laureati

Perché si parte? spicca su tutte: il divario salariale

24 giugno 2026 18:30
Svimez 2026. Sicilia, dieci anni di fuga: persi 56mila laureati -
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La Sicilia continua a svuotarsi. Negli ultimi dieci anni l’isola ha perso 56mila laureati, mentre la comunità siciliana all’estero ha raggiunto 844mila residenti, diventando la più numerosa d’Italia. È il quadro allarmante tracciato dal Rapporto Svimez 2026, che fotografa un’emorragia di capitale umano senza precedenti.  Secondo Svimez, dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, con una perdita netta di 270mila giovani formati. A questi si aggiungono oltre 63mila laureati emigrati all’estero, per un saldo negativo di 45mila unità. La Sicilia è tra le regioni più colpite: non solo perde giovani qualificati, ma vede crescere anche il numero di studenti che scelgono di formarsi altrove. Nell’anno accademico 2024/2025 quasi 70mila studenti meridionali studiano in atenei del Centro-Nord, pari al 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline STEM. Il dato più inquietante riguarda la capacità di trattenere i talenti: la Sicilia riesce a trattenere solo il 68,1% dei propri laureati a tre anni dal titolo, mentre il restante 32% si trasferisce al Nord o all’estero. E chi parte per studiare difficilmente rientra: l’88,5% dei laureati formatisi al Nord resta a lavorare lì, consolidando un divario che si autoalimenta.

Secondo Confcommercio Sicilia, ogni anno il Sud “regala” al resto del Paese circa 6,8 miliardi di euro in costi di istruzione e formazione già sostenuti, senza ottenere alcun ritorno produttivo. Un trasferimento occulto di ricchezza che impoverisce la Sicilia due volte: perde i giovani e perde l’investimento fatto su di loro. Il presidente regionale di Confcommercio, Gianluca Manenti, parla di una “denuncia pesante”: «Non partono più i disoccupati generici: parte l’élite formativa che il territorio ha cresciuto con risorse pubbliche. È come se la Sicilia finanziasse la formazione e altre regioni incassassero il rendimento».

Il rapporto Svimez evidenzia un altro fenomeno in crescita: quello dei “nonni in valigia”, gli over 75 che lasciano l’isola per ricongiungersi ai figli o per accedere a servizi sanitari non disponibili in Sicilia. La migrazione sanitaria costa alla Regione circa 220 milioni di euro l’anno. Manenti definisce questo dato «il simbolo di un fallimento più ampio»: «Non solo perdiamo i giovani, ma perdiamo anche gli anziani, costretti a spostarsi per avere cure adeguate».

Perché si parte?

Le ragioni sono molteplici, ma una spicca su tutte: il divario salariale. Un laureato siciliano guadagna in media 1.549 euro al mese, contro i 1.793 euro di un collega piemontese. Per le donne il gap è ancora più ampio, con retribuzioni che non superano i 1.480 euro. Il quadro delineato da Svimez e Confcommercio è chiaro: la Sicilia sta perdendo il suo futuro pezzo dopo pezzo. Giovani, studenti, professionisti, anziani: tutti spinti a partire da un sistema che non riesce più a garantire opportunità, servizi e prospettive. La sfida ora è invertire la rotta. E farlo in fretta.

AgoVit