Un aeroporto al centro della Sicilia per fermare lo spopolamento
La proposta è del presidente di Restare, l'associazione politico culturale artistica, Adriano Nicosia
La recente paralisi degli aeroporti di Catania e Palermo ha dimostrato una fragilità che non è più tollerabile. Un incendio, una colata di cenere, e l'intero sistema del trasporto aereo siciliano va in tilt. Il professor Giovanni Tesoriere, ordinario di Strade, ferrovie e aeroporti all'Università Kore di Enna, ha definito le criticità di Catania non più congiunturali, ma strutturali: la viabilità di accesso è urbanizzata e antropizzata, il sedime aeroportuale è ridotto, i parcheggi per gli aerei insufficienti . E l'Etna, si sa, non è prevedibile. Ma il problema vero, quello che nessuno vuole affrontare, è un altro: il centro Sicilia si sta spegnendo. I dati Istat sono impietosi: a Caltanissetta il tasso di natalità è sceso dall'11,5 per mille del 2004 al 6,7 del 2024, mentre il saldo migratorio interno è passato da meno 3,7 a meno 5,3 per mille abitanti. La Uil Sicilia parla di "miscela tossica fatta di opportunità negate, infrastrutture carenti e lavoro dignitoso che non c'è". Villalba, piccolo borgo della provincia nissena, nel 2025 ha registrato una sola nascita. E a 44 giorni dalle elezioni, nessuna lista si è ancora presentata . Non è un caso isolato: è il sintomo di un'emorragia che nessuno sta curando.
È il momento di fare una scelta coraggiosa.
La proposta di un aeroporto intercontinentale nel centro della Sicilia, sostenuta dall'Università Kore di Enna e dal Comitato Civico Aeroporto della Fascia Centro Meridionale , non è un sogno di provincia. È una risposta concreta a due emergenze: il declino demografico del territorio e la fragilità del sistema aeroportuale siciliano.
I punti a favore
1. Centralità geografica: un aeroporto nella piana tra Enna e Caltanissetta sarebbe a 60-90 minuti da quasi tutti i capoluoghi siciliani . Non favorirebbe né la costa orientale né quella occidentale, ma servirebbe l'intera isola. E per le province di Agrigento, Caltanissetta e Enna sarebbe un'opportunità di sviluppo senza precedenti.
2. Spazio per crescere: l'entroterra offre piste superiori ai 3,5 chilometri, necessarie per i grandi widebody intercontinentali. A Catania, oggi, i Boeing 777 e gli Airbus A350 non possono operare a pieno carico .
3. Valvola di sfogo: le chiusure improvvise di Catania, dovute all'attività dell'Etna, hanno mostrato quanto sia fragile un sistema basato su un unico grande hub. Uno scalo centrale garantirebbe continuità e affidabilità .
4. Sviluppo per un territorio in crisi: oggi, chi vive a Caltanissetta o ad Enna per raggiungere un aeroporto deve percorrere un'arteria stradale, l'A19, storicamente fragile e oggetto di cantieri perennemente incompiuti . Un aeroporto nel cuore dell'isola sarebbe un motore di sviluppo per un'area che sta perdendo abitanti, servizi e speranza.
5. Cargo: la Sicilia si trova al centro delle rotte marittime globali che attraversano il Canale di Suez. Un grande aeroporto merci interno potrebbe trasformare l'isola nel principale retroporto aereo del Sud Europa .
Le critiche e la risposta
So già cosa diranno i critici: "l'A19 non è la A8", "l'entroterra si sta spopolando", "senza un bacino d'utenza è un'opera inutile". Hanno ragione. Ma allora cosa proponete? Continuare a guardare le coste mentre l'interno muore?
La soluzione non è scegliere tra l'aeroporto centrale e la ferrovia veloce. La soluzione è fare entrambe le cose.
Il completamento della ferrovia ad alta capacità Palermo-Catania, su cui si stanno facendo investimenti importanti, potrebbe rendere raggiungibile un aeroporto centrale in 30-40 minuti da Enna . E l'aeroporto, a sua volta, giustificherebbe e richiederebbe il potenziamento delle infrastrutture di collegamento. Non è un'alternativa: è un sistema.
Un appello alla classe politica
Da anni si parla di sviluppo del centro Sicilia. Da anni si annunciano progetti. Ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti: lo spopolamento avanza, i servizi essenziali vengono meno, i giovani se ne vanno e chi resta si adatta.
Forse è arrivato il momento di smetterla con le promesse e cominciare a fare sul serio. La deputata Maria Stefania Marino ha chiesto "un cambio di passo e la costruzione di un nuovo hub internazionale nel centro della Sicilia, in grado di operare per le province di Agrigento, Caltanissetta e Enna" . Il governo regionale ha il dovere di rispondere a questa richiesta, almeno con uno studio di fattibilità.
La Sicilia centrale non chiede privilegi. Chiede di essere messa nelle condizioni di esistere, di trattenere i suoi giovani, di offrire un futuro a chi decide di restare.
Adriano Nicosia, presidente di Restare
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Per no dimenticare
Quanto veniva proposto nell'aprile del 2019
In Sicilia periodicamente si parla di realizzare un aeroporto in qualche provincia in cui non ce n’è. L’ultimo in ordine di tempo è uno scalo aeroportuale nella provincia di Enna, a Centuripe, pensato a pochi chilometri da quello catanese di Fontanarossa.
Quello che dovrebbe sorgere è un aeroporto con due piste, pensate come hub intercontinentale nel cuore della Sicilia per aerei di grandi dimensioni. Questo il progetto di cui si è parlato all’Università Kore di Enna, dove è stata presentata la società di nuova costituzione Victoria Aviation Group, voluta dal magnate australiano Peter Iellamo.
A presentare quello che nelle intenzioni dei suoi promotori dovrebbe essere uno scalo strategico per il territorio, tra gli altri, Salvatore La Placa, rappresentante del capitale, il presidente della Kore, Cataldo Salerno, il sindaco di Centuripe Elio Galvagno e Carmelo Scravaglieri, primo cittadino di Catenanuova.
Non si tratta, in realtà, di un nuovo aeroporto, in realtà ma è pensato come un ampliamento del vicino scalo di Catania. Ampliamento, la cui progettazione, vedrà protagonista l’Università Kore di Enna. E’ stato, inoltre, spiegato che la realizzazione di una pista di almeno quattro-cinque chilometri consentirà l’atterraggio di voli cargo e jumbo per le merci ed i turisti. Previsto – sempre sulla carta – anche un centro di manutenzione dei velivoli, con una stazione di rimessaggio e autofficina degli aerei, unico in Italia, e, ovviamente, tutte le infrastrutture viarie di collegamento con l’aeroporto di Catania.
“Il costo previsto, che oscilla tra 1-1,5 miliardi di euro sarà coperto esclusivamente da capitali privati“, è stato puntualizzato. “Una straordinaria opera che – affermano i promotori –, al netto della manodopera per la realizzazione dei lavori, dovrebbe dare occupazione a piu’ di 2 mila persone. Un eccezionale volano di sviluppo per l’intera Sicilia, e finalmente anche per l’entroterra, che naviga agli ultimi posti nel settore turistico“.
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