Un “dottore” di altri tempi. Addio Francesco Tumminelli

E’ con grande dolore che annuncio la scomparsa del dott. Franco Tumminelli, lo scrive sui social il cognato Antonio Pennisi

A cura di Blogger Blogger
01 luglio 2026 16:39
Un “dottore” di altri tempi. Addio Francesco Tumminelli -
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Circola sui social, a velocità -quasi- della luce il post pubblicato su un social del cognato, del dott. Francesco Tumminelli, Antonio Pennisi.

Lo ricorda così:

E’ con grande dolore che annuncio la scomparsa del dott. Franco Tumminelli. Ho avuto la fortuna di diventare suo cognato tanto tempo fa. Eravamo ancora studenti universitari e ci eravamo fidanzati con le nostre attuali mogli, sorelle fra loro (Maria e Giovanna Schepis). Ho conosciuto poche persone professionalmente così capaci: la professionalità, purtroppo, non è una dote dei siciliani. Una professionalità spesa in un campo delicatissimo: la neonatologia. Primario per tantissimi anni dell’ospedale Umberto I di Enna, Franco ha letteralmente salvato dalla morte centinaia di piccoli, e curato con la dedizione di un padre migliaia di bambini. Aveva dalla sua una preparazione scientifica e una passione per la ricerca neonatologica fuori dal comune. Fu tra i primi (erano gli anni settanta) a studiare sperimentalmente il “motherese language” – quel particolare linguaggio affettuoso tra madre e figli che comincia già nella comunicazione uterina – e a pubblicare i primi risultati su questi studi in Italia. A lungo abbiamo continuato a lavorare assieme a questo tema che oggi è diventato tra i più affermati non solo in medicina ma anche nella psicologia e nelle scienze cognitive del linguaggio.

Franco non era solo un indefettibile spirito ippocrateo: era sempre reperibile non tanto perché era un dovere da medico ma perché amava davvero i suoi piccoli pazienti: “I care”, mi interessa, mi sta a cuore. Un principio ormai di altri tempi in una medicina burocratica e “artificialista”, senza anima e senza più attenzione reale per il paziente. Franco era capace di studiare i casi particolarmente difficili senza darsi tregua sin quando non trovava una soluzione adeguata oppure, laddove non arrivava, riusciva sempre a indirizzare i genitori dei piccoli pazienti ad un dottore “speciale”, a un centro dedicato, in Italia o all’estero, grazie ad una rete di conoscenze nazionali e internazionali difficilmente replicabile negli ospedalieri attuali.

Era una sicurezza per tutti, e da tutti i pazienti e dai loro parenti era stimato e amato senza riserve. Non conosceva la parola “avidità”, così tanto frequente in campo sanitario. Tantissime volte, fuori dagli orari ospedalieri, spesso anche di notte, era corso a domicilio nelle case di bambini poveri di una città povera come Enna e, dopo averli attentamente visitati e curati non prendeva una lira (del tempo) dai loro genitori. Non è mai diventato ricco. Un uomo dedito solo alle istituzioni e ai suoi pazienti. All’ospedale e ai suoi bambini. Ma anche alla sua dolce famiglia, ai figli Giuliana e Pierluigi, agli adorati nipotini Enrico e Margherita, alla moglie Maria sacrificata al suo lavoro ma sempre affettuosamente vicina a lui in tutti i momenti della sua vita, tra cui la penosa pagina dei mancati riconoscimenti pubblici alla sua opera. Miserie di una provincia senza dignità.

Ora se n’è andato stroncato da una terribile malattia che in due anni di tormenti lo ha atterrato. Va, riposa in pace, in un mondo certamente più giusto di quello in cui hai vissuto: anche lì tanti bambini attendono con gioia un dottore di altri tempi!