Amministrative 2026. Confronto a tre: povera Nicosia
Gemmellaro, La Ganga e Spedale in un confronto troppo poco politico
Quello che è successo lo scorso 15 maggio in Piazza Garibaldi è una delle pagine più basse della politica nicosiana, restituendo ad un qualunque osservatore non direttamente coinvolto nella questione politico-amministrativa un quadro desolante e pessime speranze per il futuro del paese.
Doveva essere un momento di confronto e si è trasformato in un momento di scontro anche a volte trascendendo le più basilari regole di buona creanza, assistendo ad una politica troppo urlata dal palco e troppo “da tifo da stadio” da sotto il palco.
Molti non hanno neanche compreso le parole che venivano pronunciate dai tre candidati, talmente la foga di questi nel volerle pronunciare (soprattutto di uno). Ad un certo punto c’è stato anche uno scontro tra elementi della piazza e un candidato. E ciò che si trasmette è solo rabbia (uno dei tre candidati a sindaco, nel suo comizio di apertura, lo ha anche ammesso).
Come si vede, in questo pezzo non si vogliono fare nomi volendo mantenersi terzi tra i candidati, e dicendo nel confronto a tre, anche sentendo le persone nella piazza, non esce un quadro bello, un buon orizzonte per i prossimi 5 anni. La speranza è che quanto abbiamo visto sia stato solo un brutto sogno.
Nicosia non ha bisogno di rabbia, non ha bisogno di foga o di attacchi che scendono alla sfera personale. Nicosia, nei fatti, non ha bisogno neanche di nomi. Nicosia ha bisogno di idee e di uomini e donne che sappiano metterle in atto con spirito di abnegazione e di servizio per la comunità.
Chi scrive sa bene che non c’è bisogno per forza di rivestire cariche politiche per fare qualcosa per il territorio. E allora perché ammazzarsi in questa maniera quasi puerile per andare a sedersi nella poltrona di primo cittadino?
È giusta la dialettica politica, sale della democrazia, ma la dialettica ha un limite ben preciso, e quel limite è stato oltrepassato. Si invitano i candidati a sindaco, loro assessori e tutti i consiglieri comunali ad abbassare i toni e a parlare di idee.
Anche perché, come dicevano i latini “res tenet verba sequentur”, ovverosia che se uno è padrone dell’argomento da trattare, le parole sono una diretta conseguenza. L’urlo e l’attacco sono, invece, espressione di una ben poca padronanza della materia.
I candidati sono anche chiamati a rappresentare il popolo. Dare uno spettacolo tale e quale quello di questo confronto autorizza il popolo ad utilizzare la stessa metodologia, imbarbarendo quindi la collettività.
E se proprio volete sapere chi, secondo me, ne è uscito migliore da questo confronto, non ho alcun dubbio ad indicare Aldo La Ganga non tanto per la contenutistica (di gran lunga meglio la Gemellaro), o l’aplomb (di gran lunga meglio Spedale), quanto tra i tre è stato quello che ha meglio saputo fare il suo lavoro di provocatore, e quindi non aveva bisogno né di contenuti, né di aplomb (ma anche per questo non potrà mai essere sindaco). Quindi, in estrema sintesi, non ha vinto nessuno.
Alain Calò
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