Enna. Cinquantamila euro e qualche rosa non cancellano lo scempio della Villa Torre di Federico

Perché una città che perde i suoi alberi secolari perde anche una parte della propria anima

A cura di Blogger Blogger
16 maggio 2026 17:10
Enna. Cinquantamila euro e qualche rosa non cancellano lo scempio della Villa Torre di Federico -
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Cinquantamila euro per “rigenerare” la Villa Torre di Federico vengono presentati come un grande risultato amministrativo. Ma dietro i comunicati pieni di parole come “resilienza”, “rinaturalizzazione” e “coesione sociale”, resta una verità molto più concreta: il danno prodotto alla Villa non si ripara con qualche alberello, rose ornamentali e slogan ambientali. Perché il punto centrale continua ad essere evitato. La Villa Torre di Federico non aveva bisogno di operazioni compensative dopo i tagli.

Aveva bisogno, negli anni, di manutenzione seria, pianificazione e tutela del patrimonio arboreo storico. Gli alberi non diventano improvvisamente un problema: quando si arriva a interventi così drastici significa che qualcosa nella gestione ordinaria non ha funzionato per molto tempo. Ed è qui che emerge tutta quella che potremmo definire la “Vaschitudine amministrativa”: una gestione del verde fatta più di narrazione che di programmazione, più di interventi emergenziali che di visione strutturale. Un approccio che rincorre i problemi invece di prevenirli e che tenta di trasformare una toppa in un successo politico. Perché 50 mila euro sono una cifra irrisoria rispetto alla perdita ambientale, paesaggistica e storica che la Villa ha subito. Non si restituisce identità a un parco storico con operazioni cosmetiche. E soprattutto non si sostituisce un patrimonio arboreo maturo con giovani piantine come se si trattasse di una semplice equivalenza numerica. Un albero secolare non vale “uno” in un comunicato stampa. Vale ombra. Vale biodiversità. Vale equilibrio climatico. Vale memoria storica. Vale identità urbana. Tutto ciò richiede decenni per essere costruito e pochi minuti per essere distrutto. Le rose e gli arbusti possono certamente abbellire un’area, ma non riparano la devastazione prodotta da tagli indiscriminati. Pensare il contrario significa confondere il verde ornamentale con il patrimonio ambientale storico della città.

E continua a mancare ciò che i cittadini chiedono da mesi:

  • trasparenza sugli abbattimenti effettuati;

  • pubblicazione delle perizie tecniche;

  • chiarezza su quanti alberi fossero realmente compromessi;

  • un piano serio di manutenzione preventiva;

  • una visione complessiva del verde storico urbano.

Perché il vero problema non è soltanto ciò che è stato tagliato, ma il metodo con cui si continua ad amministrare il verde pubblico: si interviene tardi, in emergenza, spesso in modo sproporzionato, e poi si prova a rassicurare la città con nuove piantumazioni e comunicazione istituzionale. Basta farsi un giro tra i quartieri della città e di Enna-Bassa. All’interno della coalizione politica di riferimento dell’assessore al ramo esistano personalità ben più competenti, lungimiranti e sensibili nella gestione del patrimonio ambientale cittadino. E ci si augura, sinceramente, che il futuro Sindaco di Enna sappia individuarle e valorizzarle, perché Enna merita amministratori capaci di avere una visione del verde pubblico che vada oltre la logica dell’emergenza e della propaganda. La Villa Torre di Federico meritava molto di più. Meritava tutela prima dell’emergenza, non compensazioni dopo il danno. Meritava cura, competenza e programmazione.

Non la “Vaschitudine” del verde pubblico: quella politica del rattoppo permanente che scambia la propaganda per visione amministrativa.

Arch. Massimo Mazzola