Enna. Villa torre Federico: dai tagli contestati alla narrazione rassicurante delle “nuove piantumazioni”
Il nuovo comunicato dell'assessore comunale ennese Vasco su quanto sta avvenendo alla Villa Torre di Federico di Enna prova a spostare il racconto: dai tagli contestati alla narrazione rassicurante de...
Il nuovo comunicato dell'assessore comunale ennese Vasco su quanto sta avvenendo alla Villa Torre di Federico di Enna prova a spostare il racconto: dai tagli contestati alla narrazione rassicurante delle “nuove piantumazioni”. Ma il punto centrale resta, e non viene affatto risolto.
Si parla di 40 alberi messi a dimora, accompagnati da arbusti e siepi. Tuttavia, questo dato, preso da solo, rischia di essere fuorviante. Un albero adulto, magari secolare, abbattuto non è sostituibile con un giovane esemplare nel breve né nel medio periodo. Non è una semplice operazione aritmetica: è una perdita ecologica, paesaggistica e storica che richiede decenni per essere compensata—ammesso che lo sia.
Il comunicato insiste su concetti come “resilienza climatica”, “biodiversità” e “scelte tecniche condivise”. Parole corrette, ma che rischiano di restare slogan se non accompagnate da trasparenza reale. La domanda fondamentale che avevo già posto rimane senza risposta: quei tagli erano davvero tutti necessari? Oppure si è intervenuti in modo eccessivo per rimediare, in ritardo, a anni di mancata manutenzione?
Il coinvolgimento di enti come WWF e Legambiente Sicilia viene citato come garanzia di qualità. Ma non basta elencare presenze a un tavolo tecnico per certificare la bontà delle scelte. Serve rendere pubblici gli studi, le perizie, i criteri adottati per stabilire quali alberi abbattere e quali salvare. Senza questo passaggio, il rischio è che la partecipazione venga usata più come legittimazione che come reale confronto. Ci piacerebbe anche sapere che fine hanno fatto le migliaia di tonnellate di legname che è stato abbattuto. Il cedro è una specie pregiata. I legni di questo genere sono duri e resistenti, sibusano per strutture e mobili fatti per durare nel tempo. Il prezzo è di circa 900-1300 €/m³.
C’è poi un altro aspetto che il comunicato evita accuratamente: la scala del danno già prodotto. Si parla di “correggere scelte passate non ottimali”, ma non si chiarisce se tra queste rientrino anche gli interventi recenti. È una formulazione ambigua, che sembra voler archiviare le polemiche senza affrontarle davvero.
E qui sta il nodo politico e culturale della questione. La gestione del verde pubblico non può ridursi a interventi emergenziali seguiti da operazioni compensative. Questo schema -prima si interviene in modo drastico, poi si pianta - è esattamente ciò che avevo già denunciato: non è pianificazione, è gestione a posteriori degli errori.
Infine, il punto più importante:
Merita:
- una visione complessiva del verde storico, non interventi spot;
- un piano di manutenzione continuativo, che eviti di arrivare alle emergenze;
- una tutela del patrimonio maturo esistente, che è il vero valore della villa;
- una trasparenza totale verso i cittadini, non comunicati rassicuranti a posteriori.
Perché una villa storica come la nostra non è un’area da “ripopolare” dopo un danno: è un ecosistema urbano complesso, costruito nel tempo, che va curato prima, non ricostruito dopo.
In sintesi, questo comunicato tenta di chiudere la polemica con una promessa di futuro. Ma senza un’assunzione chiara di responsabilità sul passato e senza un cambio reale di metodo, rischia di essere percepito per quello che è: un’operazione di comunicazione più che una risposta sostanziale al problema.
Arch. Massimo Mazzola
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