Gornata della memoria. Memoria di cosa?
Oggi è la giornata della memoria. Memoria di cosa? La filastrocca buttata dai mass media lega questa giornata al genocidio degli ebrei attuato dal Nazismo. E il 27 è stato scelto di proposito perché r...
Oggi è la giornata della memoria. Memoria di cosa? La filastrocca buttata dai mass media lega questa giornata al genocidio degli ebrei attuato dal Nazismo. E il 27 è stato scelto di proposito perché rappresenta il giorno della liberazione, da parte dell’Armata Rossa sovietica, del campo di sterminio di Auschwitz (27 gennaio 1945). Che il popolo tedesco ignorasse lo sterminio degli ebrei è una barzelletta storica, quantomeno in parte, perché proprio il popolo tedesco ha democraticamente dato una maggioranza, sin dal 1932, al partito Nazista, e ha acclamato, il 30 gennaio 1933, la nomina a cancelliere di Hitler che non nascondeva assolutamente il suo antisemitismo. Qualcuno, giustamente, potrebbe dire che dall’antisemitismo allo sterminio attuato passa un “mare”. Vero: ma le violenze e le segregazioni erano sotto gli occhi di tutti. E questa era la “porta” dello sterminio! Ma vabbè, il gioco delle colpe difficilmente, in questi casi, è qualcosa di utile. Il genocidio c’è stato. Punto. E ancora oggi il popolo ebraico non è qualcosa di “ben voluto” in certe parti del mondo (pensiamo anche alle recenti questioni su Gerusalemme e ci fermiamo qui, perché dal 1948, anno del “ritorno in terra” degli ebrei, la storia ci ha consegnato tanti episodi di odio verso questo popolo). Sono passati 73 anni da quella liberazione, ed oggi sembra materia “fredda”, anche perché, piano piano, il tempo scorre e sta portando via tutti gli ultimi testimoni di quell’evento. Sarà anche questa giornata condannata al relativismo? Vista la storia, la risposta sembra, ahimè, positiva. Il revisionismo e il negazionismo, sempre più imperanti, ne sono forti testimoni. È giusto che la storia sia soggetta a continue revisioni. E quindi è giusto accostare al genocidio degli ebrei anche quello degli armeni (di un secolo fa), o anche ai 20 milioni di morti sotto il regime di Stalin.
Alain Calò
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