Il cervello è attivo anche quando siamo incoscienti, sotto anestesia generale
Il cervello è più attivo e capace durante l'incoscienza. Anche quando i pazienti sono completamente anestetizzati, il loro cervello continua ad analizzare il mondo che li circonda
Il cervello è attivo anche quando siamo incoscienti, sotto anestesia generale: a capirlo è stato il lavoro guidato da Sameer Sheth, del Baylor St. Luke's Medical Center negli Stati Uniti, analizzando l'attività neurale di pazienti mentre erano sottoposti a interventi chirurgici per l'epilessia. Lo studio pubblicato su Nature apre nuovi interrogativi sulla definizione di coscienza e nuovi spunti per progettare interfacce uomo-macchina.
"I nostri risultati - ha detto Sheth - dimostrano che il cervello è molto più attivo e capace durante l'incoscienza di quanto si pensasse. Anche quando i pazienti sono completamente anestetizzati, il loro cervello continua ad analizzare il mondo che li circonda".
Conclusioni che arrivano usando delle innovative sonde applicate ai neuroni dell'ippocampo mentre i pazienti venivano esposti a toni ripetitivi, interrotti occasionalmente da un suono diverso. Sorprendentemente, i dati hanno mostrato che i neuroni dell'ippocampo erano in grado di distinguere questi toni insoliti e che questa capacità migliorava nel tempo.
I ricercatori sono poi passati a condurre un esperimento più complesso, in cui hanno fatto ascoltare brevi storie ai pazienti. Anche in questo caso l'ippocampo ha mostrato attivazione, indicando un'elaborazione del linguaggio in tempo reale. L'attività neurale ha mostrato la capacità del cervello di differenziare le parti del discorso, come nomi, verbi e aggettivi, e, ancora più sorprendentemente, si è scoperto che i neuroni potevano predire le parole successive in una frase.
"Il cervello sembra anticipare ciò che accadrà in una storia, anche senza consapevolezza cosciente", ha concluso Sheth. Una capacità predittiva che tendiamo ad associare generalmente allo stato di veglia e attenzione, eppure, sottolineano gli autori, in questo caso è avvenuta in uno stato di incoscienza.
Scoperte che suggeriscono che la comprensione e la previsione del linguaggio non richiedono dunque uno stato che definiamo generalmente coscienza, risultati che potrebbero aiutare a sviluppare protesi capaci di interagire direttamente con l'ippocampo per riattivare la comunicazione verbale nelle persone colpite da ictus e traumi.
ANSA
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